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Dei miei luoghi oscuri, Cristina Comencini e Quando la notte…


Attualità, Interviste, Personaggi

07/09/2011

(Venezia) Per la cronaca, ma giusto per quella, perché non vogliamo dargli un peso che ci pare un po’ eccessivo e anche denso di pregiudizi, il film – tratto dal suo romanzo – di Cristina Comencini, Quando la notte, è stato accolto da grandi risate e fischi durante la proiezione stampa. Non trattandosi di una commedia, ma di un film drammatico con non pochi momenti da thriller, è chiaro che non è un segnale positivo.

Interpretato da Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Thomas Trabacchi, Michela Cescon, Quando la notte è un tesissimo dramma psicologico denso di argomenti esistenziali. Marina (Pandolfi) è una madre che porta il figlio, Marco, di due anni in un magnifico quanto terrificante posto di montagna (Macugnaga, località sciistica sopra Verbagna quasi al confine con la Svizzera). Magnifico perché chi conosce il posto sa che ci troviamo tra montagne di rara bellezza, terrificante in quanto la solitudine, il buio, il clima, l’immensità del panorama schiaccia completamente l’essere umano. Non per niente questo luogo è decisamente protagonista in Quando la notte. Il padrone di casa del posto dove alloggia Marina è Manfred (Timi), un uomo che parla pochissimo abbandonato dalla madre, insieme ad altri due fratelli quando era piccolo, e ora dalla moglie che si è portata via anche i figli. Tra queste due solitudini, con estrema difficoltà, nascerà un desiderio e una ricerca su quali sono i sentimenti alla base dell’amore.

Cristina Comencini, Quando la notte è veramente denso di vita, sentimenti e argomenti. Quello che emerge maggiormente è quello di una madre, la Pandolfi, che si sente inadatta e che ha grandi difficoltà a rapportarsi con il figlio di due anni… “Sono d’accordo che ci sono tanti argomenti in ballo in Quando la notteci dice la regista – infatti è principalmente un film sulla maternità ma, non vorrei che passasse il messaggio che parla solo di questo argomento, perché sarebbe fare un torto al film. Io credo che le donne sanno esattamente che cosa è la maternità ma non lo hanno mai raccontato. I sentimenti sono forti e complicati. Si parla tanto di istinto materno ma io mi chiedo che cosa è? Dato che la maternità si impara perché è l’entrare in contatto, il conoscere il rapporto con un altro essere, che fino a nove mesi prima non faceva parte della tua vita. Quindi mi interessava molto raccontare le difficoltà della maternità perché si fa poco nella vita in generale e, ancora meno, al cinema. Quando ho detto che Quando la notte non è solo su questo è perché sostanzialmente lo definirei un film sull'ambivalenza dei sentimenti, sulla solitudine, sul rapporto uomo/donna, marito/moglie, padre/madre e figli”.

Alcuni colleghi hanno evocato il caso Cogne, in particolare, in relazione alla prima parte del film. Cosa risponde? “Che non ci ho mai pensato. – continua la regista – E se è avvenuto, dato che non è la prima volta che me lo fanno notare – è opera del subconscio. La mia idea di base era di mettere una madre in un luogo isolato, in una casa isolata, sola con un bambino di due anni che non parla e che piange spessissimo. La montagna mi serviva perché trovo sia un luogo che ti fa sentire un isolamento pazzesco, è durissima come impatto, ma allo stesso tempo porta alla luce i problemi, li mette in evidenza. Chi non ha mai passato un giorno intero in una casa in montagna con una pioggia battente e un bambino che piange e tu riesci ad andare in bagno un secondo e quando torni – nonostante il tempo non passi mai – non è successo una tragedia… non può capire… da qui nasce il thriller, è la vita quotidiana che è pericolosa. Il film è un thriller perché il thriller si nutre della quotidianità degli esseri umani”.

Il film è pieno di assenze. Il marito della Pandolfi lo sentiamo solo per telefono e la madre di Timi e dei suoi fratelli li ha abbandonati da anni… “Questo è un altro punto centrale del film. L’assenza e questa ritorna ad essere legata alla maternità perché io non credo che un uomo possa capire fino in fondo che cosa accade ad una donna quando diventa madre. Esperienza totalizzante proprio perché racchiude in sé i lati oscuri e le gioie dell’esistenza. In rapporto poi ai due esempi a cui vi riferite nella domanda queste sono due assenze dolorose perché il rapporto di un uomo con la propria madre è complesso mentre per Marina, il personaggio di Claudia Pandolfi, si tratta del rendersi conto di avere sposato un uomo che si aspetta molto da lei. Soprattutto che lei se la cavi da sola in questi anni difficili come possono essere quelli quando hai un figlio di due anni, che non parla, gioca da solo, piange tanto ma ha sempre bisogno di te. Il sorriso gli torna solo quando vede la madre”.

Claudia Pandolfi e Filippo Timi, una grande intesa fra di loro… “Assoluta, si assomigliano tantissimo, sono due solitari nella vita e sono perfetti per la mia storia. Quella tra Claudia e Filippo è una struggente love story sviluppata attraverso molti silenzi, molti sguardi e alcune scene d’amore e di desiderio fisico. Volevo raccontare la ricerca dei sentimenti e con due attori come la Pandolfi e Timi entri in un vortice dal quale è difficile non uscirne stritolati. Ma è anche la più coinvolgente e disperata storia d’amore che puoi vivere”.

Quando la notte arriverà nei cinema il 28 ottobre 2011 per 01 Distribution.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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