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Debito di sangue. Il Debito di John Madden

Anteprime, Attualità

04/08/2011

Un thriller di grande intelligenza e qualità, Il Debito è il remake dell’omonimo film israeliano, riscritto e prodotto dal nuovo talento del cinema inglese Matthew Vaughn, regista di Pusher e dell’ultimo X men.

La regia è affidata a John Madden, premio Oscar per Shakespeare in Love e autore, tra gli altri lavori de Il Mandolino del Capitano Corelli, perfetto per raccontare una storia che si dipana tra presente e passato dove incontriamo due uomini e una donna, costretti a confrontarsi con la necessità di una menzogna in grado di sconvolgere profondamente la loro vita e quella del loro paese.

Nella Berlino Est del 1965 si nasconde un criminale nazista: un “mostro” sezionatore di neonati e autore di esperimenti dalla crudeltà irripetibile sui bambini ebrei detenuti nel campo di concentramento di Birkenau. Diventato un signore di mezz’età, l’uomo vive una tranquilla vita da ginecologo, provando a dimenticare o, forse, perfino ad ignorare il proprio passato. Due agenti del Mossad vengono raggiunti da una donna che avvicinerà il dottore come paziente e che insieme agli altri proverà, come accaduto nella realtà con Eichmann, a rapirlo e a portarlo in Israele per fargli avere un giusto processo. Un’azione che nel presente ci viene mostrata come di grande successo, sebbene le cose non siano andate esattamente come pianificate e che nel passato restituisce allo spettatore le drammatiche atmosfere della Guerra Fredda nella capitale tedesca lacerata dal conflitto tra Est e Ovest.

Un thriller di grande pathos che richiama alla memoria tanti grandi film del passato, ma che, in più, rispetto al cinema di genere offre una prospettiva coinvolgente sul piano emotivo ed intellettuale, raccontando la storia del conflitto generalizzato di una donna con quanto la circonda. Divisa tra i due uomini del commando, la ragazza si confronta prima con il mostro nazista di cui è la carceriera, poi, con il suo fantasma con il quale dovrà fare i conti per tutta la vita.

Un’agente del Mossad coinvolta sul piano personale da un’azione militare dove il confine tra verità e menzogna è quello che fa la differenza tra il prigioniero e i suoi carcerieri, tra la preda e i suoi inseguitori. Il Debito è un film molto interessante che sfrutta il genere thriller per raccontare in maniera dinamica una storia impregnata di pulsioni laceranti e di domande cui è difficile dare una risposta sul piano intellettuale. Semmai arriveranno delle spiegazioni saranno sul piano fisico quando l’agente diventata ormai una nonna in pensione e rispettata da tutti, dovrà tornare sul campo per concludere quanto iniziato trenta anni prima a Berlino.

Interpretati nel presente da Helen Mirren, Tom Wilkinson e Ciaran Hinds i tre agenti del Mossad sono perfettamente raccontati nel passato rispettivamente da Jessica Chastain, Marton Csokas (noto in Italia anche per la sua splendida interpretazione nell’interessantissimo Evilenko di David Grieco) e Sam Worthington in un ruolo più ‘vulnerabile’ rispetto a quanto lo abbiamo visto in passato. Il criminale nazista è portato sullo schermo con diabolica capacità seduttrice da Jesper Christensen, attore danese visto recentemente nei due ultimi 007 con Daniel Craig.

Dinamico e intrigante, Il Debito è una storia di vendetta alla luce dell’impossibilità di perdonare il nemico e, soprattutto, se stessi. Un racconto problematico dove non è possibile scrivere un’altra fine e in cui i protagonisti vengono travolti sul piano personale, politico e umano senza alcuna possibilità di fuga.

Un film che funziona sia sul piano psicologico che su quello del thriller che, nonostante alcune semplificazioni, è in grado di restituire allo spettatore il senso ultimo di una storia estrema che pone tutti quanti davanti alla domanda rispetto a cosa avremmo fatto al posto dei protagonisti.

Unico neo, un finale molto, forse, troppo articolato in cui si cerca di condensare tre possibilità differenti e non del tutto compatibili. Probabilmente sarebbe stato meglio una fine aperta e non consolatoria in cui delineare con fermezza tutti i contorni di un dramma diventato tragedia collettiva.

Scritto da Marco Spagnoli
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