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David Fincher: “Con Millennium ho trovato il pezzo che serviva a completare il puzzle!”

Attualità, Interviste

09/01/2012

Sessantacinque milioni di romanzi venduti nel mondo, la trilogia di Millennium – Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson è diventato un successo planetario. Sono già state realizzate tre pellicole con registi e attori svedesi e ora da Hollywood arriva il primo ‘remake’ firmato da David Fincher (Fight Club, Zodiac, The Social Network). Virgolette sulla parola remake in quanto pur rimanendo la storia assolutamente fedele al libro l’impronta di un regista di peso come Fincher si sente tutta.

A Roma sono arrivati lui e Rooney Mara che è Lisbeth Salander (andate all’intervista all’attrice) per parlarci di questo progetto, già uscito negli Usa con un’ottima accoglienza, e che arriverà nelle sale italiane il 3 di febbraio per Sony/Warner Bros.

Mister Fincher lei non è di certo nuovo alle sfide. Ma prendere il primo romanzo di una trilogia di tale successo, di oltre seicento pagine, e rifarne un film non è uno scherzo. Cosa l’ha motivata ad accettare? “Preciso – ci dice Fincher – che questo è un film che mi hanno commissionato. Ovvero i produttori, soprattutto nella figura di Scott Rudin, mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero interessato ad un rifacimento del primo volume di Millennium, vale a dire: Uomini che odiano le donne. Chiaramente la storia è talmente complessa e con personaggi così anomali che era impossibile per un regista dire di no. Confesso che la parte però di tutta questa vicenda che maggiormente mi ha stimolato è stata quella di raccontare la relazione tra un giornalista di più di quarant’anni e di una ragazza di ventitré. Non mi era mai capitato di dover analizzare psicologicamente che cosa scatta, interrogarmi su come funzionano attrazione e complicità, fra due persone che hanno vent’anni di differenza”.

Uomini che odiano le donne è un libro di circa 600 pagine, il film dura 160 minuti, come ha fatto a mettere insieme tutto questo materiale? “Questo è stato uno degli aspetti più difficili della realizzazione di questo film. – continua il regista – Però non è tanto merito mio, direi che tutto il merito va a Steven Zaillian, lo sceneggiatore, che di queste 600 pagine ne ha dovute buttare 450 e far combaciare tutto”.

Come definisce Uomini che odiano le donne? “Un film di genere, perché questo era il mio fine. Quello che mi interessava, oltre tutto il magmatico materiale che sta alla base di questa storia e che rimane, ovviamente, importantissimo, era di parlare di due persone il giornalista Mikael Blomkvist (impersonato da Daniel Craig) e la hacker Lisbeth Salander (Rooney Mara) che riescono a trovare, insieme, una via per uscire da quel guscio di conchiglia nel quale si sono chiusi per proteggere le loro esistenze. Il fulcro del film è che Mikael e Lisbeth alla fine escono alla scoperto, devono lasciare il loro nascondiglio ed affrontare la vita”.

Sappiamo che per il ruolo di Lisbeth vi erano schiere di attrici disposte a tutto per ottenerlo. Come è arrivato a Rooney? “Ho fatto casting dall’Islanda alla Nuova Zelanda non sto scherzando per trovare l’attrice giusta per Lisbeth. Ironia della sorte Rooney è stata l’unica americana a fare il provino. E come dicono nel Mago di Oz, quando l’ho vista ho capito che: “Non c’è posto migliore di casa tua!”. Ovviamente questa non è una regola. E’ stata la strada giusta per trovare la migliore Lisbeth che avrei mai potuto immaginare, ma per questo film. Magari per un altro occorre utilizzare tutt’altro metodo. In questo caso ce l’ho sempre avuta sotto gli occhi e ci avevo già lavorato in The Social Network, ma è servito del tempo prima che mi accorgessi di lei”.

Qual’è la soddisfazione maggiore che ha provato girando questo film? “Tante. Direi però che io adoro, in realtà ne sono ossessionato, sapere perché le cose succedono e, soprattutto, perché succedono in un determinato ordine. E’ un aspetto psicologico dell’esistenza che mi affascina e mi permette di essere come un giocoliere che ha tante pedine e deve fare in modo che tutto rimanga in equilibrio e che, alla fine, il puzzle sia completo!”.

I titoli di testa sono strabilianti... “Concordo questo è il frutto di una eccellente e, oramai consolidata, collaborazione tra me Trent Reznor & Atticurs Ross. Loro hanno preso Immigrant Song dei Led Zeppelin e l’hanno riarrangiata in questo modo incredibile. Dopodiché io ho inserito immagini da incubo che sono il punto di vista di Lisbeth sul mondo. Sono anche un omaggio a Maurice Binder che trovo che sia stato uno dei più grandi disegnatori di titoli di testa per il cinema del mondo”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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