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DANIS TANOVIC

26/09/2001
Danis Tanovic, giovane cineasta bosniaco, è a Roma per presentare No Man's Land - Terra di nessuno. Pellicola che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes 2001. La storia è ispirata a una novella di Selimovic. Il film sarà nelle sale italiane da venerdì. In Francia, dopo una partenza decorosa, sta guadagnando terreno grazie ai miracoli del passaparola.

Danis Tanovic, giovane cineasta bosniaco, è a Roma per presentare No Man's Land - Terra di nessuno. Pellicola che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura a Cannes 2001. La storia è ispirata a una novella di Selimovic. Il film sarà nelle sale italiane da venerdì. In Francia, dopo una partenza decorosa, sta guadagnando terreno grazie ai miracoli del passaparola.

-No Man's Land è tratto da una storia realmente accaduta?

"No. Il film è, in parte, ispirato a una novella dello scrittore bosniaco Mesa Selimovic dove due cavalieri si ritrovano su un ponte e nessuno dei due vuole cedere il passo all'altro. Cominciano a battersi, discutono, alla fine sembrano a un passo dal compromesso, ma qualcosa di irrazionale li porta infine ad uccidersi, come a dire: basta con le chiacchiere finiamo quel che abbiamo cominciato…" .

-Nel film vengono alla luce una serie di "disarmonie": la bellezza della natura e la durezza del conflitto, la stampa che nel tentativo di fare informazione peggiora le cose…

"La vera disarmonia, quella originaria, sta nella differenza tra ciò che è vero e ciò che ci viene proposto come tale ed è da qui che bisogna partire. Faccio un esempio: il ruolo dell'Onu è mantenere la neutralità. Ebbene proprio per mantenere questa neutralità ha attuato l'embargo delle armi in Bosnia e poi ha cominciato a fornire il cibo. E' come se davanti a una donna violentata non la si aiutasse che con una barretta di cioccolata da mangiare per tenersi in forze e superare così il tragico momento. Secondo questa logica impedire che le venga usata violenza non sarebbe abbastanza 'neutrale' ".

-Lei è regista, sceneggiatore e autore delle musiche del film. Come fa a tenere tutto sotto controllo?

"Ho studiato molto. Ho visto moltissimi film tra i quali quelli italiani di trent'anni fa. Non è mia abitudine improvvisare. Il problema è questo: mentre nessuno si azzarderebbe a fare un'operazione senza aver studiato medicina e chirurgia, tutti pensano di poter fare cinema senza una preparazione adeguata. Approfitto per dire che ho avuto ottimi professori perché come diceva Beethoven l'1% è talento ma il 99% è lavoro. Per quel che riguarda la musica, mia madre è professoressa di musica, io ho studiato al conservatorio. E' una cosa di famiglia".

-Sul fronte del cinema bellico c'è qualche pellicola in particolare che l'ha ispirata?

"Forse MASH. Ma l'umorismo bosniaco è molto diverso, molto freddo, quasi nero, simile a quello britannico".

-Inevitabile, in questi gironi, non toccare i temi d'attualità, come ha reagito alla tragedia americana e come considera un possibile attacco all'Afghanistan?

"E' una situazione terribile. Ma vorrei sottolineare che davanti alla strage di Oklahoma City e a quella di Srebrenica nessuno, giustamente, ha parlato di atti di terrorismo cristiano. Non siamo di fronte a una guerra di religione e speriamo che non lo diventi mai. Spero che i colpevoli vengano catturati al più presto e puniti. Ma vorrei aggiungere che non si può e non si deve agire solo dopo che è accaduto l'irreparabile. Bisogna agire a mente fredda per ottenere dei risultati. L' Afghanistan andrebbe bombardato con i libri, il dvd, il cibo non con le bombe. Non si può dire di essere entrati nel XXI secolo quando il resto del mondo vive nel XIV. Europa, Australia, Canada, Stati Uniti, le democrazie effettive nel mondo si contano sulla punta delle dita, o mi sbaglio?".

Però non è molto democratico esportare ovunque lo stesso tipo di democrazia, o no?

"In Afghanistan i libri bruciano come a Berlino e lei non riuscirebbe a trovare un solo autore europeo in libreria da quelle parti. L'isolamento crea ignoranza, desolazione, desiderio di rivalsa che poi sfocia in forme di violenza".

Che destino distributivo ha avuto il film dopo il successo di Cannes?

"Verrà distribuito in tutto il mondo, repubbliche della ex Jugoslavia comprese. Arriverà anche a Banja Luka, roccaforte serba per eccellenza. In Francia è uscito la settimana scorsa e, dopo un inizio tiepido, ha fatto effetto il passaparola. E' un classico film da effetto passaparola".

-Nel film ha molta importanza la manipolazione dei media in situazioni d'emergenza. E non è una cosa da poco visto che lei è stato documentarista dell'esercito bosniaco…

"Il vostro mestiere è simile al mio, dovremmo addormentarci entrambi con l'etica sul cuscino. Se da un lato il martellamento mediatico ha provocato l'intervento, rimane il fatto che se un cane morde un uomo non fa notizia mentre se un uomo morde un cane sì. Dunque la caccia all'effetto a tutti i costi rovina tutto. Oggi come oggi preferisco ascoltare la radio, non voglio rimanere ostaggio delle immagini. Devo poter riflettere, avere il tempo di riflettere. Ad esempio, per i fatti di New York: ascoltando la notizia per radio si percepisce lo sgomento, mentre la coazione a ripetere televisiva ha trasformato il tutto in Indipendence Day".

Etica o non etica, i giornalisti non ci fanno una gran bella figura nel suo film…

"Senta, metta che lei stia intervistando un uomo che viene colpito da un cecchino ed è il suo unico testimone della giornata. Cosa fa: lo porta in ospedale o lo continua a intervistare? Alle volte o si è buoni giornalisti, o si è buoni esseri umani".

Scritto da ADMIN
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