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Daniele Luchetti parla del suo “Anni felici”

Attualità

30/07/2013

Andrà a Toronto il nuovo film di Daniele Luchetti, nonostante tutti lo aspettassero al Festival di Venezia, scelta dei produttori e di cuore, visto che è il film più autobiografico del regista, ha deciso di proiettarlo ad un pubblico internazionale. Aprirà il 5 settembre la rassegna canadese, lo stesso Luchetti dichiara le sue ragioni sulla scelta del Festival di Toronto: "mi sembra un film più adatto a un mercato internazionale, i miei ultimi lavori sono stati molto venduti all'estero e i produttori hanno preferito una platea estera". Colui che ha portato su grande schermo pellicole come "Mio fratello è figlio unico" e "La nostra vita", viene difeso anche dal direttore di Venezia Alberto Barbera: "Daniele ha deciso di non venire, pur se da noi invitato, forse per evitare l'accoglienza, a volte particolarmente critica, riservata ai film italiani presentati alla Mostra". Così ci toccherà aspettare il 3 ottobre per vederlo, una pellicola che si prospetta "che parli diritto alla pancia e al cuore del pubblico" come dichiara il regista stesso.
La storia è quella di una famiglia borghese, nel 1974, e del figlio Dario, attraverso il quale scopriamo i segreti e i sentimenti dei protagonisti. Kim Rossi Stuart nel ruolo del padre e Michaela Ramazzotti la mamma, una coppia che si ritrova in crisi, lui ambisce a diventare un grande artista e lei si invaghisce di un altro uomo. Una storia altalenante che cammina sul filo labile dei sentimenti, odio e amore, che si contrastano, una storia che si riassume nel suo titolo, Anni felici, che spesso quando vengono vissuti, vengono affrontati con la totale inconsapevolezza.
Luchetti: "Questo per me è un film molto personale, sono partito da lontano perché con "Mio fratello è figlio unico" ho raccontato la famiglia di qualcun altro, Antonio Pennacchi (tratto dal libro Il fasciocomunista). Con "La nostra vita" ho raccontato la vita di un vicino di casa e alla fine ho capito che era ora di tentare di avvicinarmi alla mia famiglia, a dire per la prima volta 'io'. Ovviamente adottando censura, autocensure e schermi".
La coppia nel film: "sono ispirati a mio padre e mia madre, ma anche a coppie che conosco e perfino di cui ho fatto parte. Sono coppie attratte fisicamente in modo irresistibile ma fatte da due persone troppo diverse. Lei cerca riconoscimento e attenzione, lui vorrebbe essere d'avanguardia ma l'immagine di artista maledetto sbiadisce se alla mostra si presenta tua moglie con i bimbi. In fondo, pur avendoci lavorato molto, ho realizzato un film molto semplice che parla a chiunque sia stato genitore, figlio o si sia ritrovato in una coppia in cui si è sentito allo stesso tempo incastrato e libero".
Anche dalla pagina facebook il regista parla del film raccontando dove ha trascorso gli ultimi venti mesi, impegnato nel suo lavoro.

Scritto da Sonia Serafini
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