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Daniel Day-Lewis il più grande?

Attualità, Personaggi

28/01/2013

E' già entrato nell'Olimpo dei vincitori dell'Oscar grazie alla sua interpretazione del disabile Christy Brown in Il mio piede sonistro. Adesso Daniel Michael Blake Day-Lewis, inglese, classe 1957, dopo essere stato premiato dall'Associazione degli attori, ne vuole un altro come miglior attore protagonista per l'interpretazione del Presidente Abramo Lincoln nel film di Steven Spielberg. Un ruolo quest'ultimo molto diverso dai pochi e sceltissimi precedenti, ma se possibile ancora più maturo e completo rispetto agli altri: l'avido Daniel Plainview de Il Petroliere, il terrificante Bill The Butcher di Gangs Of New York, l'indiano Nathan di L'ultimo dei Mohicani, il prigioniero Gerry Conlon di Nel nome del padre e il pugile Danny Flynn di The Boxer che insieme a Il mio piede sinistro compongono una straordinaria trilogia irlandese...Una  straordinaria galleria umana e artistica in una carriera 'millesimata' con una cura maniacale ed una costante ricerca della perfezione. Un attore d'altri tempi, rigido, esigente, magnetico, si immerge nella sceneggiatura come Cameron nella fossa delle Marianne, facendola riscrivere finché non quadra perfettamente in ogni dettaglio. Dopo aver rifiutato per ben due volte la proposta di Spielberg di interpretare Lincoln, finalmente ha accettato dopo che Spielberg ha fatto riscrivere la sceneggiatura secondo le sue indicazioni, accettando inoltre di ritardare di un anno le riprese del film, come Day Lewis aveva chiesto per avere altri dodici mesi di tempo per prepararsi. Sono moltissimi gli aneddoti che testimoniano la sua grandissima tensione artistica, diventata celebre accanto alla sua proverbiale sdegnosità nei confronti del cinema commerciale. Durante le riprese di un film tutti devono chiamarlo con il nome del personaggio che interpreta anche fuori dal set e nessuno può chiamarlo con il suo nome, perché altrimenti potrebbe deconcentrarsi. Sul set di Il mio piede sinistro, durante tutta la lavorazione, per non uscire dal personaggio, ha vissuto per circa tre mesi in carrozzella, senza usare braccia e gambe, facendosi imboccare per nutrirsi. Ad un giornalista del New York Times in quell'occasione disse con un misto di ingenuità e di arroganza: "Sapevo che non era possibile interpretarlo, ed è questo che mi ha convinto. Forse sono un pò perverso, ma odio fare le cose ovvie."  Per prepararsi a Nel nome del padre si è fatto rinchiudere in isolamento per più di un mese. Il regista Jim Sheridan, che lo ha diretto nei tre film irlandesi lo descrive come pervaso da "una sorta di rabbia creativa." Il lavoro di Lincoln è semplicemente magnifico: il calore, l'intelligenza, la furbizia, la tenerezza, attraversati da brevissimi momenti di rabbia e da una volontà granitica.

Scritto da Piero Cinelli
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