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Dal profondo, miglior documentario italiano al Festival di Roma

Attualità

17/11/2013

TIR, il progetto di Alberto Fasulo a metà tra documentario e film, ha vinto ieri il Festival Internazionale del Film di Roma tra polemiche e consensi. Ultimamente sembra essersi diffuso questo stile di film documentaristico che racconta alcune storie che scorrono lungo l’asfalto, come il recente vincitore del Festival di Venezia Sacro G.R.A. di Gianfranco Rosi. Tuttavia al Festival di Roma era presente anche una sezione dedicata interamente al documentario nel senso più stretto del termine, la sezione Prospettive Doc Italia e il Premio come Miglior Documentario italiano è stato consegnato a Valentina Zucco Pedicini per il suo Dal Profondo, prodotto da La Sarraz Pictures in collaborazione con Rai Cinema

Dove si finisce quando si muore? “Sottoterra”, ci hanno sempre insegnato. Dal Profondo ribalta le prospettive mostrando come 500metri sotto il livello del mare si nasconda, invece, la vita. Una lunga notte senza fine, senza stagioni, senza tempo. Un lavoro secolare che è orgoglio, maledizione.  Chilometri di gallerie. Buio. Uomini neri. Una donna. Patrizia, unica minatrice in Italia dialoga con un padre morto, un ricordo mai sepolto. 150 minatori, gli ultimi, pronti a dare guerra al mondo “ di sopra” per scongiurare una chiusura ormai imminente. Un’esperienza unica per chi ha filmato, per chi guarderà, per chi quel mondo “capovolto” l’ ha costruito. Il tutto al ritmo di una preghiera che ai morti è dedicata, ai vivi chiede ascolto: “De profundis, clamavi ad te, o Domine…" Valentina Zucco Pedicini, insieme ai minatori della miniera Carbosulcis Srl (Carbonia-Iglesias) ha acceso i riflettori su una realtà esistente da molto tempo e nascosta tra la polvere e l’oscurità dei posti inquietanti come le miniere, con storie da raccontare e persone che ci hanno vissuto per tutta la vita. “La prima volta che i miei occhi si sono posati sulle miniere abbandonate sarde, il mio istinto si è messo in moto. Ho percepito la presenza di una storia, di qualcosa che mi stava aspettando e che senza sapere stavo cercando” ha dichiarato la regista che, a differenza degli altri  video realizzati sul mondo dei minatori, ha deciso di focalizzare l’attenzione sulla parte femminile di questa realtà, raccontando il punto di vista di quelle mogli, fidanzate e sorelle che hanno assistito i loro cari con i polmoni sporchi di polvere nera o li hanno pianti dopo che i macchinari difettosi li hanno uccisi senza esitazione. 

Dal profondo è un’esperienza visiva, sonora e umana, che vive del contrasto tra la luce esterna e il buio di questi luoghi sotterranei, nel quale spiccano primi piani intensi, sguardi di commozione e paura, e le emozioni di forte impatto soprattutto di Patrizia, la protagonista, una donna tra 150 uomini che ha perso il padre a causa della silicosi. “Scendere con lei anche solo una volta in miniera, ha determinato lo stile del film. Un film ambientato sottoterra, al buio, dove la natura ostile ha costretto i protagonisti e la troupe a nuove forme di adattamento, siano esse lavorative e fisiche, siano espressive e filmiche” ha sottolineato la Pedicini in un’intervista. Girato interamente sottoterra, questo documentario risulta senza dubbio di forte impatto, con un montaggio sospeso e lunghi silenzi che però sono adatti al racconto di una vita passata nel buio, lottando per sopravvivere e mantenere una famiglia.

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Scritto da Letizia Rogolino
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