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Dagli Anni Felici di Luchetti all’assenza di Gravità di Cuaron - Parlano i protagonisti

Attualità

01/10/2013

Fra i film in uscita questo weekend sicuramente fra i più attesi ci sono i due film da Festival, uno di Venezia e l'atro di Toronto. Uno una storia al cardiopalmo, claustrofobia e senza speranze come "Gravity", l'atro racconta le vicende degli '70 di una famiglia che oscilla fra l'amarcord e il nostalgico, la trasgressione e la purezza, di personaggi complessi e reali come "Anni felici".

Daniele Luchetti ha parlato del suo film, la sua biografia, degli anni che l'hanno cresciuto, della sua famiglia libertina e di come, anche se molto sia romanzato, si sia trovato poi faccia a faccia con se stesso. Trova il tempo anche per fare una denuncia: "Per ragioni commerciali e tecnologiche la pellicola muore. Questo sarà il mio ultimo film in trentacinque millimetri, una tecnica che ha oltre cent'anni: la pasta della pellicola è l'immagine del cinema, quella del digitale è una leggerezza illusoria, si tratta di una tecnologia nuova e immatura che ci fa ripensare il modo di fare il cinema".

La sua protagonista la bella moglie di Virzì, Micaela Ramazzotti ha parlato del suo personaggio: "Il personaggio era sulla carta, nella sceneggiatura. Ho detto a Daniele che avevo paura di rovinarlo. Un personaggio complesso e contraddittorio. Una donna matta e responsabile, zoccola e bigotta, tormentata e insicura. Che vive l'amore in modo infantile, nel ricatto, come un gioco di cui spettatori sono i bambini, era una cosa che mi aveva sconvolta."

Mentre Kim Rossi Stuart ha dichiarato: "Oggi non sono tante le proposte interessanti quando Daniele mi ha chiamato ho accettato al volo la sfida. Il mio personaggio è ambiguo di cui sulla carta non si spiegavano tanto le sue ragioni. Monolitico e perfino respingente. Perciò ho cercato di renderlo empatico attraverso proposte estreme di caratterizzazione, lavorando con Luchetti."

Alfonso Cuaron, lo straordinario regista di "Gravity" che ha letteralmente incanto il Festival di Venezia e la sua serata d'apertura dichiara di essersi un po' pentito: "Mi sono goduto ogni singolo istante dell’intero processo, anche se non lo rifarei di nuovo. È stato divertente ed entusiasmante nonché molto impegnativo. La lavorazione non è stata tanto diversa dal viaggio del personaggio di questo film… piena di avversità, cose andate a pezzi. Impari ad andare avanti, ed è strano da dire, ma alcune di queste avversità sono state piacevoli. Dunque, tutto ciò è stato grandioso, ma non lo rifarei."

Scritto da Sonia Serafini
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