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Da qui all’Eternità - Intervista a Ken Annakin

Interviste

24/04/2009

In occasione della pubblicazione in Dvd de Il Giorno più lungo, Marco Spagnoli ha intervistato il regista Ken Annakin scomparso ieri a Los Angeles all'età di 94 anni. Questa è la sua ultima intervista rilasciata ad un giornalista e critico italiano.

Regista, produttore, sceneggiatore, l'ottantasettenne Ken Annakin ha una voce quasi squillante dall'altro capo del telefono di casa sua a Los Angeles. Nonostante siano dieci anni che non si occupa di cinema direttamente, la passione per il grande schermo e per la realizzazione di film non l'ha mai abbandonato. Ha da poco pubblicato, infatti, So you wanna be a director? La sua autobiografia in cui racconta - con dovizia di particolari - quaranta anni di carriera vissuti intensamente. "Mi sono molto divertito a lavorare in Italia e con attori italiani" - esordisce - e se lo dice lui possiamo credergli. Ken Annakin, infatti, non è tipo da dire bugie o indorare la pillola. La sua direzione degli attori e la scelta dei film da realizzare sono sempre state filtrate da un carattere deciso in grado di fargli affrontare con determinazione scelte produttive quasi estreme.
Quali sono i suoi attori italiani preferiti e con cui ha lavorato meglio?
Rossano Brazzi, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, ma mi ricordo di essermi divertito molto anche con Walter Chiari e Lando Buzzanca. Però, quello che ricordo con maggiore simpatia tra tutti è Vittorio De Sica. Ci trovavamo a Cinecittà, lui era molto stanco, perché conduceva una vita stremante con due famiglie a carico. Un giorno dovevamo provare una scena e io avevo l'impressione che stesse continuando il suo pisolino sul divano del set. L'ho scosso un pochettino e mentre russava gli ho detto: "Vittorio, scusami, ma dovresti alzarti per provare_" e lui mi ha risposto: "Va bene Ken, fammi vedere quello che devo fare sul set e poi ti dirò se mi piace_" Cose che capitano quando un regista lavora con un altro regista. Era una persona meravigliosa.
Possiamo dire che la sua carriera è stata fondata sulla grande passione per la recitazione degli attori?
Sì, assolutamente. Dirigere attori provenienti da tutto il mondo è stato il più grande privilegio della mia vita e la mia maggiore gioia. Amo provare a trarre il meglio di un attore e fare tesoro del suo contributo al mio lavoro. Ne Il giorno più lungo avevamo un numero enorme di stars e anche lì le abbiamo utilizzate sfruttandole poco perché un film di guerra è quasi sempre - essenzialmente - un documentario.

 

 

Scritto da ADMIN
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