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Cronache dai confini del nulla - Intervista a Pupi Avati

Attualità, Interviste

02/02/2010

"E’ il padre che non auguro a nessuno: il genitore che è meglio non avere". Pupi Avati racconta così il personaggio interpretato da Christian De Sica ne Il figlio più piccolo in cui un immobiliarista oberato dai debiti intesta tutte le sue proprietà al figlio che aveva abbandonato bambino. Un difficile percorso sentimentale nella psicologia di personaggi complessi che appartengono al nostro immaginario in un film emozionante, dove il grande regista emiliano racconta il suo disagio dinanzi a personalità originali e inquietanti. “E’ una vicenda, per certi versi, ‘atroce’, anche sotto il profilo della sua comicità". Osserva Avati che si è circondato di un cast di attori straordinari “Dove tutto deriva dal paradosso di trovarsi di fronte ad una figura estrema e al tempo stesso seducente".

Perché ha scelto come protagonista Christian De Sica?

Spesso all’interno di una carriera lunga come la mia si ricevono delle autocandidature, come, ad esempio, è recentemente accaduto nel caso di Ezio Greggio. Poi arriva un momento nel quale arriva la storia giusta. Erano anni che, in qualche modo, soprattutto mio fratello Antonio spingeva per coinvolgerlo e, finalmente, è arrivata una storia nella quale avremmo potuto sfruttare in pieno il suo grande talento e le sue enormi capacità. E’ un personaggio che gli calza a pennello: un abito ‘su misura’. Chi, infatti, meglio di lui può portare sullo schermo un personaggio di facciata, un venditore di nulla. Una persona molto gradevole e socievole che dietro di sé fa marciare una macchina guidata dal personaggio portato sullo schermo da Luca Zingaretti che, invece, è al suo opposto. Offrire a Christian un personaggio così significava dargli la possibilità di ‘fare De Sica al massimo’ senza farlo.

 Il legame con i personaggi portati sullo schermo da De Sica nei cosiddetti ‘cinepanettoni’ appare abbastanza tangibile…

La sfida era proprio questa: consentire ad un grandissimo attore come De Sica di esprimersi in un personaggio perfetto per lui dove anziché ‘spingere sul pedale della commedia’, bisogna, invece, andare in sottrazione per renderlo umano e credibile. Il mio desiderio era quello di togliere tutto quello che aveva di eccessivo ed inverosimile il De Sica che abbiamo visto ventisei volte in viaggio da Cortina a Beverly Hills, dall’India al Nilo. Volevo umanizzare il suo personaggio raccontandolo proprio come essere umano. Il nostro tentativo, speriamo che il pubblico lo giudichi come riuscito, era quello di raccontare un essere umano, permettendo a Christian di dimostrare di avere nella sua gamma espressiva qualità ancora oggi non utilizzate in pieno.

In questo senso dove nasce l’idea di coinvolgere Luca Zingaretti in un ruolo di una qualche ambiguità?

E’ un personaggio di grande ambiguità, perché si tratta di un ex religioso che ha rinunciato ai voti per tornare alla vita normale e si è trovato a lavorare per una persona con la quale non ha niente in comune. Una persona uscita da un convento che sembra essere passata da un estremo all’altro, ovvero dalla grande spiritualità alle cose terrene. La sua ambiguità è anche legata ad una sessualità che si declina in maniera un po’ strana. Una figura lontana anni luce dal solare Montalbano. Sinceramente non mi ero mai accorto fino a quando l’ho diretto di quanto fosse straordinariamente bravo Zingaretti che si è divertito molto in questo ruolo: ha dato a questo personaggio qualcosa di ‘suo’ portandogli in dote una sua intelligenza e una propria visione del gioco. Il suo contributo creativo è stato molto rilevante per rendere quest’uomo qualcosa di più di quello che io stesso avevo immaginato, mentre scrivevo.

Cosa ha significato, invece, tornare a dirigere Laura Morante nel ruolo della moglie?

 Ho conosciuto molto bene Laura Morante quando abbiamo girato negli Stati Uniti, Il Nascondiglio, perché quando trascorri tre mesi dirigendo un’attrice, emergono dei tratti di lei, di cui, fino a quel momento, potevi non essertii accorto. Ho scoperto come una donna così intelligente potesse avere comunque delle grandi ingenuità. Un bellissimo misto di candore e innocenza quasi infantile. Così le ho chiesto se avrebbe avuto piacere ad interpretare ‘una scema’. E lei ha risposto “Moltissimo, perché nessuno me lo ha mai chiesto prima…” Anche per Laura, Il figlio più piccolo ha rappresentato l’opportunità di interpretare un personaggio diverso. Anziché le intelligentissime donne nevrotiche che ha portato fino ad oggi sullo schermo, recita nel ruolo di una ‘scema’, ma fortunatamente molto leggera e ‘solare’. Malgrado tutto quello che quest’uomo le ha fatto, lei continua, inesorabilmente ad essere innamorata di lui come la prima volta. Per rendere credibile questo personaggio ho utilizzato il suo candore che ha ancora dentro di sé, preservandolo dopo l’infanzia.

Scritto da Marco Spagnoli
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