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Contagion di Steven Soderbergh: Hollywood Walk on Death!

Attualità, Interviste, Personaggi

03/09/2011

 (Venezia) Presentato alla 68° Mostra del Cinema di Venezia, Contagion il nuovo lavoro di Steven Soderbergh ha un cast con il più alto numero di stelle di Hollywood: Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Marion Cotillard, Kate Winslet, Jude Law, Bryan Cranston, Laurence Fishburne e il grandissimo Elliott Gould, e non possiamo citarli tutti. E, la cosa bizzarra è che muoiono quasi tutti, dato che da come potrete avere evinto dal titolo si parla di una pandemia, di un virus che proviene da animali infettati che a loro volta per una serie di conseguenze inizieranno a far fuori una serie di persone in ogni parte del mondo. La prima a morire è Gwyneth Paltrow arrivata qui al Lido, insieme al regista, a Matt Damon, Lawrence Fishburne e a Jennifer Ehle. Scritto da Scott Z. Burns, autore anche di The Bourne Ultimatum, il film di Soderbergh è un catastrofico veramente atipico rispetto al genere. Il tono mantenuto per tutto il film è estremamente realistico, Contagion non ha nulla a che vedere con blockbusteroni come Deep Impact o Armageddon, giusto per chiarire le cose.

Mister Soderbergh, Contagion, è un film che mantiene uno stile estremamente legato alla realtà, dove tutto è plausibile e credibile. Una forza del film, sicuramente. Da dove viene questa scelta? “Il merito – afferma il regista – è sicuramente dello sceneggiatore. Scott Z. Burns ha fatto un lavoro eccezionale e io ho accettato di dirigere la pellicola proprio per il suo script. E’ vero che è tutto estremamente realistico perché la nostra idea del film era quella di proporre una storia che, non con queste conseguenze così drammatiche, ma è già avvenuta. Se pensate per esempio a pandemie come la SARS. Quindi siamo stati molto attenti a dare a tutti i personaggi il massimo della credibilità a secondo dei loro ruoli, una attenzione particolare l’abbiamo poi riposta agli ambienti scientifici e agli studi che questi medici fanno quando accadono questi eventi straordinari. Tutto doveva essere come avviene davvero in questi laboratori dove si studiano e si cercano le cure quando arrivano virus letali come quello che deve affrontare l’umanità in Contagion. E’ già abbastanza drammatica così la situazione non vi è alcun motivo di spingere il pedale sull’accelleratore e poi non ci interessava fare un film con le caratteristiche tipiche del genere catastrofico. Almeno, personalmente, non rientra nei miei interessi”.

Signora Paltrow lei è la prima vittima nel film ed è una donna che si trova ad Hong Kong, è sposata con Matt Damon, ma durante quel viaggio d’affari ha una storia con un altro uomo. Pensa sia una punizione per il suo tradimento… “Direi proprio di no. Perché se tutti gli esseri umani che tradiscono nel mondo fossero puniti venendo colpiti da un virus allora sì, ci sarebbe davvero, la fine dell’umanità. Ho amato molto il mio ruolo e non ho mai giudicato il mio personaggio. E’ una donna in gamba, fallibile come lo siamo tutti noi, quindi lungi da me dare giudizi. Quello che ho amato moltissimo del film è che viene messo in evidenza come l’essere umano quando si trova a dovere salvare la sua vita sia disposto a tutto. Non c’è solidarietà che tenga perché non è come andare ad aiutare chi ha subito una tragedia, ad esempio quando c’è stato l’uragano Kathrina, qui salvare qualcuno equivale a mettere a rischio la tua vita perché lo sai che sarai contagiato. E questa situazione così estrema porta a dei comportamenti assolutamente imprevedibili”.

Mister Soderbergh il virus che contagia e stermina milioni di persone in tutto il pianeta è metafora di qualche cosa di altro, visto i tempi che viviamo? “No, e questa è la cosa che ho maggiormente apprezzato della storia di Scott. Contagion è un film il cui protagonista è un virus, un protagonista che non ha parola ma che agisce, sono tutti gli altri che parlano di lui e devono trovare una soluzione per annientarlo. Non ci sono messaggi subliminali. Se non il fatto, riprendendo il discorso della SARS, che ci sono zone del mondo – non per niente il film inizia ad Hong Kong – più a rischio di altre. Perché dato che questo è un virus trasmesso da quello che mangiano alcuni animali è evidente che come vengono trattati questi animali e la scarsa prevenzione che ne consegue è un dato di fatto. E sicuramente l’umanità dovrebbe essere più attenta, più rispettosa verso gli animali e la natura in generale, altrimenti prima o poi ne pagheremo delle conseguenze davvero devastanti”.

Si dice in giro che vuole ritirarsi dal mondo del cinema e dedicarsi alla pittura. Quanto c’è di vero? “Nulla di così drastico – ci dice Soderbergh – ho solo deciso di prendermi un anno sabbatico. Ho bisogno di staccare per un po’ e di dedicarmi ad altro ma continuerò a fare il regista”.

Dicevamo all’inizio del realismo del film. Ci sono pellicole che ha riguardato o alle quali ha pensato facendo Contagion? “Sì – continua il regista – ad uno in particolare ed è: Tutti gli uomini del Presidente. Il film di Alan Pakula è stato il mio punto di riferimento perché è un film con un stile perfetto. Pulito, diretto sia nello stile che nella narrazione”.

Jude Law nel film è un blogger che attraverso Internet diffonde notizie, a volte vere a volte false, ma che smuovono l’opinione pubblica mettendo anche in evidenza la speculazione che le case farmaceutiche, puntualmente, mettono in atto quando si trova un vaccino. Cosa ci può dire su questo ruolo? “Che ci serviva un controcanto. – afferma Soderbergh – Come avete detto voi volevamo qualcuno che dicesse anche quello che i canali ufficiali non dicono mai perché per la politica interna di queste associazioni, come la CDC (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) non fanno trapelare. Inoltre oggigiorno le notizie si muovono veloci come un virus e quindi volevamo un blogger ambiguo, intelligente ed interessante che mostrasse anche molte altre verità possibili”.

Vi ricordiamo che Contagion arriverà nelle sale venerdì 9 settembre distribuito dalla Warner Bros.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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