questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Confessioni di menti geniali e pericolose: A Dangerous Method

Attualità, Interviste, Personaggi

02/09/2011

 (Venezia) Diciamo che l’argomento trattato da A Dangerous Method era davvero una bella sfida visto che i protagonisti sono il Dottor Carl Gustav Jung ovvero Mister Michael Fassbender, il Maestro della psicanalisi Sigmund Freud/Viggo Mortensen, l’inquietante e straordinaria Sabina Spielrein/Keira Knightley, l’analista/paziente dai metodi a dir poco scorretti Otto Gross/Vincent Cassel e la moglie di Jung/Sarah Gadon. Il tutto ambientato tra Vienna, Zurigo quando in Europa, nei primi del ‘900, tutto stava cambiando e all’orizzonte c’era la I° Guerra Mondiale. L’uomo scopre di essere abitato da un Io interiore, da un subconscio e la razionalità non è più il solo e unico metro di misura.

 Basato sulla pièce tetrale di Christopher Hampton, The Talking Cure, A Dangerous Method, narra di fatti realmente accaduti, focalizzandosi su il triangolo Jung, Freud e Spielrein, sulla rottura fra i due geni e sull’esplorazione della psiche umana. Tutti presenti a Venezia, il film di Cronenberg che qui sfoggia una regia piuttosto classica rispetto a suoi lavori precedenti, è stato accolto calorosamente grazie anche ad un altro cast eccellente nel quale emergono Mortensen e Fassbender, in assoluto, rispetto al resto.

 Mister Cronenberg come si è avvicinato al lavoro di Hampton e come si è trovato a maneggiare una materia così complessa? “In realtà – afferma il regista – non è stato poi così complicato perché la sceneggiatura scritta da Hampton era così densa, così concentrata, dava già una soluzione per ogni personaggio che la maggior parte del lavoro era fatto. Detto questo non è stato un film facile da realizzare anche perché quando parli di personaggi realmente esisti e del calibro di Freud e Jung devi andarci in punta di piedi. E per quanto riguarda la regia ci terrei a sottolineare che io ho un principio base, da sempre: dare al film quello che ti richiede. Non avrei mai raccontato questo film ‘alla Cronenberg’ come sostengono alcuni critici anche perché non era lo stile che richiedeva la storia, ammesso che esista questo stile perché non so bene a cosa si riferiscono. Certo se ripensiamo a La promessa dell’assassino o A History of Violence siamo in tutt’altro campo ma, ad esempio con Crash o Spider vedo affinità”.

 Continua divertito il regista: “Io ho 68 anni e questa è la sessantottesima edizione della Mostra e, altra coincidenza, il mio primo film si chiamava Le Idi di Marzo… come vedete dopo avere realizzato questo film siamo tutti diventati più analitici. Pensate che il mio gruppo di attori avrebbero tutti un gran bisogno di andare in analisi ma già dopo avere preso parte a questo progetto si sentono meglio. Quando sono arrivati sul set erano nevrotici e nella confusione totale. Adesso siamo tutti addirittura in grado di vestirci da soli!!! Quanto dobbiamo a Freud e Jung, quante vite hanno salvato e continuano a salvare”.

 “E’ vero. – interviene Michael Fassbender, bravissimo come sempre, che nel film è Jung – La grandezza di questa pellicola consiste anche nel fatto di farti riflettere che attualmente è normale intraprendere una terapia di psicanalisi se vai da uno junghiano – che io consiglio (dicendolo mentre ride e guardando il collega Mortensen che fa Freud) o di analisi se vai da un freudiano ma allora si stava cercando di capire come funzionava la nostra psiche, attraverso i sogni, la sessualità, gli inganni, la seduzione, la depressione, l’esaurimento, la malinconia… tutti atteggiamenti che erano ritenuti assolutamente da estirpare, da soffocare secondo la buona borghesia dell’epoca e che attraverso Freud e Jung hanno preso la sostanza di ‘concetto’. La depressione esiste, ora la riconosciamo, ma allora si stava cercando di capire perché tanta gente si sentiva vuota, sola, stava male e veniva immediatamente classificata come pazza. Mentre non era folle per niente. Quindi parliamo di due grandi rivoluzionari e, chiaramente, ci inserisco anche Sabina Spielrein che è stata una donna coraggiosa e con una mente che andava ben oltre il periodo nel quale è vissuta. Sono tutti e tre personaggi che erano in grado di proiettarsi nel futuro e di capire cosa stava avvenendo e cosa avveniva nella mente delle persone cercando di rendere migliori le loro oppresse e depresse esistenze”.

 “Ho letto tantissimo – dice la Knightley – per impersonare Sabina. Christopher Hampton con il quale avevo già lavorato per Espiazione mi ha sommerso di libri e mi sono messa sotto a studiare. Poi, sono un’attrice, quindi una bella dose di follia me l’ha già data in dotazione madre natura”.

 “Quando si interpreta un personaggio che la gente conosce o pensa di conoscere come Freud – interviene Viggo Mortensen - la cosa più importante è affidarsi a chi conosce bene la materia e in questo caso sono stati David Cronenberg e Christopher Hampton. Loro si sono focalizzati sui rapporti tra questi tre personaggi, sui loro difetti, la loro ironia, la loro intelligenza questo non è un documentario è fiction quindi non è un film accademico. Anche se quello che viene raccontato è tutto documentato non siamo davanti ad un trattato sulla psicanalisi. David ci ha fatto recitare delle persone, degli esseri umani, più che interessarsi solo ai loro studi e alle conclusioni alle quali sono arrivati. Anche se vi assicuro che i dialoghi in A Dangerous Method richiedono minimo di vedere il film due volte per quanto sono profondi, impegnativi, pregni di significato... Inoltre quello che emerge anche da tutta questa storia è che a dire il vero Freud e Jung non avevano poi posizioni così lontane, molte volte è stato il loro orgoglio che si è messo in mezzo, facendo in modo che nessuno volesse cedere nel credere che l’altro poteva avere ragione. Questa è chiaramente solo una parte dei tanti motivi per i quali il filo che li legava è diventato sempre più sottile fino a rompersi definitivamente”.

 

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA