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Compagno Stone

Attualità, Interviste

12/10/2010

Regista scomodo, da sempre, per le sue prese di posizione politiche, per il suo sguardo acuto e talvolta spietato nei confronti della realtà, per la sua visione critica del capitalismo, per la sua amicizia dichiarata con leader rivoluzionari come Castro e Chavez. La sua asimmetria nei confronti di Hollywood parte da subito, con Salvador (1986), la sua prima regia, una pellicola di denuncia della dittatura sudamericana e della complicità del governo statunitense. Nello stesso anno Platoon, un altro durissimo atto di accusa nei confronti questa volta della guerra del Vietnam (Stone era stato militare in Vietnam per quasi un anno), Oscar per il miglior film. Poi dopo tre anni Nato il 4 luglio (Oscar per la miglior regia), con protagonista Tom Cruise, il suo film probabilmente più celebre. Segue, nel 1991, JFK, con Kevin Costner, un film che anticipa la tecnica della docu-fiction, rilanciando sotto i riflettori di un paese rassegnato, le ipotesi, anche le più devastanti sul piano istituzionale, mai chiarite dell'omicidio di stato del Presidente più amato dagli americani. Negli stessi anni gira Wall Street, melodramma al vetriolo sulle ordinarie nefandezze della grande finanza americana. Un rapporto contrastato e segnato da grandi colpi di scena quello con Hollywood, che ha continuato a sostenerlo e premiarlo - 11 candidature all'Oscar e tre statuette vinte - nonostante le sue polemiche prese di posizione. Un percorso politico tutt'altro che lineare il suo, con notevoli colpi di scena, trasformazioni, contaminazioni che hanno notevolmente segnato, senza mai rinnegarlo, il suo approccio radicale nei confronti della politica imperialista degli Stati Uniti. Vedi due estremi come il patriottico World Trade Center o le interviste al Presidente Venezuelano Chavez e al lider maximo Fidel Castro. Perché Stone resta comunque un regista squisitamente politico. La sua visione della realtà, la sua percezione dei rapporti umani e sociali si sviluppa sempre in un contesto politico. Per questo motivo incontrarlo, a differenza di altri registi che spesso si comportano come piazzisti, è un vero piacere, perché significa poter spaziare dal film alle sue conseguenze e motivazioni. Politiche naturalmente. Come per Wall Street - Il denaro non dorme mai, la sua ultima fatica in uscita il 22 ottobre, che è venuto a presentare in Italia. Non un sequel si affretta a dire, ma un nuovo film, nato dall'urgenza della crisi globale delle economie. Con un vecchio testimone, Gordon Gekko ovvero Michael Douglas che torna in scena per confermare che il lupo perde il pelo ... Anche se forse qualcosa alla fine cambia.

"Non amo il suo personaggio - ha dichiarato Stone - ma Michael Douglas lo ha reso affascinante. Più di quanto avrei pensato. 
Ma al di là della storia umana, peraltro molto avvincente, del quasi ravvedimento del vecchio squalo, la rappresentazione di ciò che accade nelle stanze dei bottoni è da 'letio magistralis' come quella che appunto il vecchio Gordon Gekko tiene all'Università. Stone precisa di non credere ad un sistema economico di tipo socialista, ma piuttosto ad un maggior controllo dello Stato sui processi economici per tornare all'idea di un paese in cui i valori etici tornino ad essere prioritari, in cui possa tornare la fiducia nel prossimo, in cui le risorse naturali siano al servizio della popolazione e non delle multinazionali... "Credo che avremo sempre bisogno di Wall Street e del capitalismo, dal momento che resta il miglior sistema di distribuzione della ricchezza. Un sistema che però non deve essere predatorio."

Di chi sono le responsabilità maggiori del crack del 2008

"Delle banche, degli speculatori e dei politici. Di tutte le persone che hanno lasciato credere che ci può essere rendita senza produzione. La deregulation ha dato al mercato carta bianca creando un sistema fraudolento immorale, ma purtroppo non illegale.

Il finale del film comunque è ottimista?

"La gente tradita dalle banche non si fida più, così come i protagonisti che si tradiscono a vicenda. Poi arriva però il lieto fine, anche per merito di Gekko.

Una fiducia condivisa anche per il futuro del suo paese?

"spero che il capitalismo investa nelle energie alternative e che si possa creare una nuova bolla sulla spinta all'ecologia e alla sostenibilità, Almeno si potrà fare qualcosa di positivo non solo per l'economia ma anche per l'ambiente".

Il regista ha inoltre confermato il suo prossimo lavoro, una serie-documentario in dieci puntate "Secret History of the United States" per la tv Usa. "La storia segreta e mai raccontata della nascita di un impero, dal 1900 al 2010." Chi meglio di lui.

Scritto da Piero Cinelli
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