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Come fare soldi vendendo droga, cosa ne pensa il mondo del provocatorio docufilm

Attualità, Personaggi

02/07/2014

Il 3 Luglio arriva nelle sale italiane il discusso docufilm di Matthew Cooke, Come Fare Soldi vendendo Droga, distribuito da QMI attraverso Woovie Nights. Attraverso alcune interviste ad ex spacciatori e signori della droga, poliziotti e rappresentanti delle istituzioni, ma anche star come Susan Sarandon, Woody Harrelson, Eminem e 50 Cent, che ne hanno fatto uso o sono stati protagonisti di questo commercio illegale, Cooke prova a raccontare il sistema e il mondo che porta a guadagnare fino ad 1 milione di dollari al giorno.

Come in un videogame, il regista racconta la formazione e l’ascesa di uno spacciatore, dagli angoli nascosti del suo quartiere, fino al successo del traffico e del cartello internazionale. Più sono i soldi che entrano in gioco, più cresce il rischio di essere uccisi o arrestati, ma i meccanismi di questo business redditizio sono vari e articolati, protagonisti di una guerra che l’America porta avanti da molti anni, senza particolari successi e cambiamenti. Gli interessi sono alti da entrambi i lati, e la politica riempie le strade di slogan e parole, senza fare realmente qualcosa di decisivo per arginare la piaga, alleata del fumo e dell’alcol, ignorati come problemi di dipendenza poiché aiutano il mercato e l’economia del paese. “Per la maggior parte della durata del film, ‘Come fare soldi vendendo droga’ è uno sfacciato sguardo moderatamente interessante, dietro le quinte del commercio di sostanze di contrabbando, dal rivenditore all’angolo della strada, al signore della droga e il boss del cartello” scrive il Portland Oregonian. Questo documentario è uno strumento utile per mostrare al mondo una realtà confusa e piena di nodi che portano ad inevitabili conseguenze. 

Il risultato è divertente e perspicace, bilanciando fredde statistiche con storie di vita reale di successo e tragedia, presentando una visione ampia e chiara con gli occhi di un problema sempre più complesso” afferma il Time Out London, mentre il Los Angeles Times spiega che “Più il regista dispiega i fatti passati e presenti, riguardanti il complesso rapporto dell'America con la droga insieme con il tabacco e l’ alcool, e più il film guadagna un potere serio e una quantità di movimento”. Il film di Cooke, infatti, racconta e affronta molti punti dello stesso problema, con un montaggio fresco e moderno che regala un buon ritmo alla storia, ricostruita da interviste e da filmati di repertorio, dagli anni ’40 ad oggi. “Questo film è migliore quando sostiene che i farmaci devono essere trattati come prodotti di un settore multimiliardario che hanno bisogno di regolamentazione, e non come un fallimento morale” scrive il New York Post, e i “Vari personaggi pittoreschi, tra cui Freeway Rick Ross, l'uomo che ha inventato il crack, e l’ ex-poliziotto Barry Cooper, spiegano i trucchi del mestiere, ma niente di tutto ciò risulta una novità per chi ha guardato "Breaking Bad" o "The Wire” aggiunge il The Guardian.

Quando si realizza un docufilm su una certa tematica e secondo certe modalità, ci si aspetta qualche reazione nel pubblico e nei diretti interessati, ma, come scrive The Playlist, l’effetto può essere anche il contrario: “Il più grande difetto di questo documentario, in gran parte divertente, è che funziona come un film di Michael Moore. Probabilmente non convince quelli fuori dal cerchio, che servirà solo a spingere più lontano”. Infatti, Entertainment Weekly, in modo più diretto, scrive: “Anche se non vincerà nessun Oscar, il nuovo documentario di Matthew Cooke ‘Come fare soldi vendendo droga’ può prendere il premio per essere stato il film più superficiale e il più loquace dell’anno” perché Cooke sembra affrontare troppi punti insieme, creando un minestrone di quesiti e dubbi, ma la scelta di far spiegare il mondo del traffico di droga dai protagonisti reali, è una scelta vincente, e permette di confezionare un prodotto interessante ed educativo. “Se un giovane deve vedere un film sulla guerra alla droga, questo non è una cattiva scelta” afferma semplicemente il San Francisco Chronicle.

Scritto da Letizia Rogolino
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