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Claudio Santamaria

Attualità

02/07/2007

CLAUDIO SANTAMARIA: IO COME RINO, POETA E FOLLETTO

La sua trasformazione nel cantante di "Gianna" è uno degli eventi più attesi del RomaFictionFest, che apre in grande stile proprio con l'anteprima della mini-serie Rino Gaetano – Il cielo è sempre più blu, firmata da Marco Turco e prodotta da Claudia Mori con "ciao ragazzi!" per Rai Fiction. Claudio Santamaria è dunque il grande protagonista – accanto a Laura Chiatti e Kasia Smutniak - della prima giornata del neonato festival dedicato alla tv, con il suo volto ma anche con la sua voce, visto che è stato lui stesso a interpretare le canzoni del film e che si esibirà davanti al pubblico dell'Auditorium della Conciliazione proponendo alcuni dei brani più significativi dell'artista, che morì a soli 31 anni in un incidente stradale lasciandoci in eredità dei pezzi di storia della musica ancora oggi molto attuali. Con la sua graffiante ironia era capace di smascherare i malcostumi del nostro paese, osando persino mettere in ridicolo la classe politica italiana.
Qual è il "suo" Rino Gaetano?
La prima definizione che ho per lui è quella di poeta. E poi Rino era un cantante, un folletto, un giullare, aveva una sorta di doppia personalità e riusciva sempre ad essere al di sopra delle parti, con una grandissima capacità di dissacrare e sdrammatizzare anche le situazioni più spinose e importanti, mantenendole però in una dimensione profonda. La sua estrazione popolare, probabilmente, era uno dei suoi punti di forza.
Santamaria, come si è preparato per il personaggio?
Ho letto la sua biografia e i 5-6 libri che esistono su di lui, ho studiato le sue canzoni, ho visto le sue esibizioni in tv e sono dimagrito molto, perché Rino era molto magro mentre io ero un po' cicciotto. Dalla sua biografia, poi, ho estrapolato i testi che lui amava, libri ma soprattutto poesie, come quelle di Pavese e Palazzeschi. E poi ho parlato molto con sua sorella Anna, che mi ha mostrato la sua stanza e le sue cose, oltre che con Bruno Franceschelli, suo amico e collaboratore, che mi ha raccontato com'era Rino e come nascevano le sue canzoni.
Ha ricercato anche la somiglianza fisica?
Abbiamo puntato molto di più sullo spirito del personaggio, cercando di avvicinarci al suo modo di fare scanzonato. Naturalmente conoscevo le sue canzoni, ma prima di avvicinarmi al progetto non avevo una visione molto approfondita della sua vita e della sua carriera. Ad esempio non sapevo che da piccolo era stato in collegio e che fin da bambino scriveva poesie in metrica. Conoscere questi suoi aspetti mi ha aiutato a costruire l'anima del personaggio.
Nel film ha cantato con la sua voce?
Non ho avuto grandi problemi perché, avendo avuto un gruppo, ero abituato a cantare. Nel film suono con la "Rino Gaetano Band", con cui avevo già suonato in due tappe della tournée. E' stato lì che produttori della fiction, vedendomi esibire, si sono convinti a farmi cantare anche davanti alle telecamere. Rino aveva un modo di cantare molto particolare, si basava più sul cuore che sulla tecnica, e anche in questo era fuori dal coro. Quando si esibiva, poi, "faceva teatro", organizzava delle vere e proprie performance con l'abbigliamento, il trucco e le coreografie. Ad esempio andò in trasmissione da Corrado con la muta.
Perché oggi si torna a parlare di lui?
Rino è stato dimenticato fin troppo a lungo, e credo che questo sia successo perché allora non era ben visto, era una voce fuori dal coro. In un'epoca in cui era necessario schierarsi, anche per i cantanti, lui non era dalla parte di nessuno, ma osservava la realtà dall'esterno e senza pregiudizi. Le sue canzoni restano attualissime, sia nei testi che negli arrangiamenti. Come "Nun te reggae più", che potrebbe essere stata scritta ieri.


Scritto da ADMIN
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