questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Claudio Cupellini e la ‘vita tranquilla’ di Toni Servillo

Attualità, Interviste

30/10/2010

Rosario Russo (Toni Servillo) ha poco più di cinquanta anni. Da dodici vive in Germania dove gestisce, insieme alla moglie Renate, un albergo ristorante. La sua vita scorre serena: ha un bambino (Mathias), un aiuto cuoco (Claudio) che è anche un amico, e molti progetti per il futuro. Un giorno di febbraio, però, tutto cambia. Nel ristorante di Rosario arrivano due ragazzi italiani. Il passato di Rosario torna prepotentemente a prendere il sopravvento e la sua vita tranquilla prende una piega imprevedibile e drammatica. Una vita tranquilla è in concorso al Festival di Roma. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il regista Claudio Cupellini.

Lei viene da una commedia Lezioni di cioccolato. Qui siamo in tutto un altro settore, un dramma, famigliare e camorristico. Come le è venuto in mente questo soggetto?
L’idea mi è venuta addirittura prima di esordire con Lezioni di cioccolato. Io avevo fatto il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dopodiché mi sono messo a lavorare su vari progetti tra i quali un episodio che aveva prodotto Paolo Virzì, e nel frattempo, continuavo la mia stesura della sceneggiatura di Una vita tranquilla, il cui soggetto aveva vinto il Premio Solinas scritto da Filippo Gravino. Cattleya aveva visto alcuni miei cortometraggi, gli erano piaciuti e così mi ha chiamato per dirigere la commedia con Luca Argentero, Lezioni di cioccolato. Sapete tutti quanto è difficile iniziare in questo mestiere e avere l’opportunità di lavorare con una Signora Società come Cattleya era una occasione unica. Inoltre non c’erano ancora i presupposti per potere partire con Una vita tranquilla, non era nemmeno finita la sceneggiatura. Tutto questo che a prima vista può sembrare un ostacolo mi ha invece permesso di arrivare alla regia di Una vita tranquilla con un film che conoscevo molto bene visto che erano anni che mi girava in testa. E penso sia venuto bene anche per questo motivo. Vedremo cosa ne dirà la critica e il pubblico.

Ogni volta che si parla di Toni Servillo gli aggettivi positivi si sprecano e, diciamo, sono tutti meritati. Questa volta addirittura recita in tedesco... Toni è un attore straordinario però precisiamo recita anche in tedesco, e non lo fa per la metà del film come hanno detto alcuni. Detto ciò nulla è tolto al talento di Servillo. Dato che il film è ambientato in Germania e lui fa il ruolo di un italiano che vive sotto copertura, con un’altra identità, in quel luogo parla sia in italiano - per la maggior parte del film - che in tedesco. Lui è stato bravissimo e scrupolosissimo, come suo solito, nel prepararsi al meglio per recitare in una lingua che non è sua e che ha dovuto per forza imparare. La cosa meravigliosa è che la troupe tedesca, la dialogue coach, tutti trovavano che lui parlava esattamente come un immigrato parlerebbe dopo dieci anni in Germania. Con le sue capacità camaleontiche ha fatto centro anche questa volta. Ed è stato veramente eccezionale, sì, diciamolo di nuovo!

Lei ha sempre pensato a Toni Servillo per la parte di Rosario Russo?
Assolutamente sì, l’unico problema è che non sapevo se lui avrebbe accettato il ruolo. Invece la sceneggiatura gli è piaciuta da subito moltissimo e questo ha fatto sì anche che con il suo interesse il film potesse prendere il via, e partire rapidamente.

Servillo era anche in Gomorra. Questo le ha creato dei problemi dato che anche nel suo film c’è la camorra?
Non me li sono posti assolutamente perché il mio film è molto lontano da Gomorra. Una vita tranquilla non è un film propriamente di camorra, assolutamente, c’è una cornice noir, una cornice di genere ma è una storia che parla principalmente di una persona che ha cambiato identità e che deve fare i conti con il proprio passato. Diciamo quindi che è una pellicola più sentimentale e intima da un lato e più noir dall’altro. Non è un film di camorra o di denuncia.

E’ più una storia tra un padre e un figlio...
Sì, ma non voglio aggiungere troppo al riguardo se no rischio di rovinare il film a chi lo deve ancora vedere.

Dove avete girato in Germania? Abbiamo girato nell’Essen ovvero l’Assia, molto vicino a Francoforte in un piccolo paesino di terme. E’ un luogo molto suggestivo dato che è circondato da una foresta ed era perfetta per la nostra storia perché ricreava le atmosfere che cercavamo. Quelle di una esistenza che corre serena e tranquilla come la vita che si fa in quei posti fino all’arrivo di... e non posso dire altro, se non che sono persone che vengono dall’Italia. E questo ci ha anche permesso di fare in modo che il film diventasse una co-produzione italo-tedesca, che ha giovato molto al nostro budget.

Lei è in concorso al V° Festival Internazionale del Film di Roma come si sente? Ho quella tensione sana tipica dell’atleta che deve fare una gara e quindi c’è la giusta emozione ma che ti provoca una bella carica. Spero soprattutto che il film venga visto da più persone possibile, e, chiaramente che sia anche apprezzato. Ma la vetrina del Festival è il massimo che uno si può aspettare per la visibilità di un’opera.

Quattro film italiani in concorso e tutte co-produzioni con l’estero. Come la vede? Benissimo perché l’apertura con altri Paesi non può portare che cose e sensazioni positive, evolutive direi. Questo fa parte dei cambiamenti che ci sono stati negli ultimi quindici anni, le comunicazioni, gli spostamenti sono sempre più rapidi e così abbiamo imparato a pensarci in maniera un po’ diversa. Un po’ più internazionale e questo soprattutto per i giovani che si avvicinano al cinema è ottimo. Le nostre storie sono figlie delle nostre esperienze e se uno ha viaggiato di più non può che avere una mente più aperta. Anche le prossime cose alle quali sto lavorando hanno tutte un’impronta internazionale, nel senso che comprendono altre culture, altri Paesi, sotto vari aspetti. Ma questa è una ricchezza enorme e non vuole dire non sapere o non volere raccontare il nostro Paese o storie che ci appartengono. L’importante è non essere ombelicali.

Ultimamente molti sostengono che il pubblico vuole le commedie italiane. Visto il successo di alcune. Questo la preoccupa oppure no, pensa che ci sia un pubblico per ogni genere di film? Io prima di tutto, devo dire, adoro le commedie e sono convinto che siano una delle nostre ricchezze, dato che fa parte della nostra migliore tradizione cinematografica e anche prima dell’arrivo del cinema. Ma penso anche che ci sia lo spazio e la richiesta di film che invece hanno una caratteristica drammatica. Molti registi spaziano poi - a seconda dell’urgenza - fra commedia e dramma, l’importante è la sincerità degli intenti. Se uno sente una storia profondamente e questa ti porta a lavorare in senso contrario di come va la corrente non c’è nulla di male. Fondamentale è che la storia sia sincera, sentita e che funzioni.

Una vita tranquilla esce venerdì 5 novembre per 01 Distribution.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA