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Claudio Bisio

Interviste

30/01/2006

Spaghetti in salsa noir

Intervista a Claudio Bisio, protagonista di La cura del gorilla

Che cosa l'ha affascinata di più del personaggio che interpreta ne La cura del gorilla?
L'aspetto che mi ha colpito di più perché rappresentava una sfida era ovviamente la doppia identità del personaggio ma, per un motivo in particolare, perché nella sceneggiatura non è mai stata trattata in maniera manichea. Sandrone e il Gorilla non sono Dottor Jeckyll e Mister Hyde, non c'è alcuna trasformazione fisica, è come cambiare stato d'animo, è tutto giocato sulle sfumature. Uno è timido e impacciato, l'altro è decisionista e abbastanza stronzo. La sfida è stata quella di far capire al pubblico quando era in scena uno e quando invece c'era l'altro senza però utilizzare escamotage individuabili, solamente cambiando i toni di voce, gli atteggiamenti, i gesti, tutti gli elementi che disegnano un carattere. Ma anche questo con il giusto equilibrio perché il mio personaggio è malato, è schizofrenico, quindi non è un supereroe che cambia costume e diventa qualcun altro, né lui né il pubblico deve avere la sensazione che sono due persone. E' stato un lavoro incentrato sul trovare la giusta misura.

Com'è andata con Carlo Sigon e il resto del cast? In particolare se ci racconta qualcosa di un mito del cinema come Ernest Borgnine…
Bè Sigon e Borgnine sono il giovane e il vecchio e io, anagraficamente e non solo, sono in mezzo tra i due. Devo dire che con entrambi il rapporto è stato ottimo. Carlo Sigon è un amico, lo conosco da molti anni e vive a Milano come me quindi ci frequentiamo. Dal punto di vista lavorativo avevo visto Ketchup, cortometraggio di Sigon, che vinse a Venezia anni fa e, quando la Warner ci ha comunicato che il regista scelto per La cura del gorilla era Sigon c'è stato un boato di approvazione. E devo dire che visto com'è venuto il film sono ancora più soddisfatto. Ernest Borgnine è un signore di 88 anni, che io ho sentito un po' come un papà dato che il mio è di qualche anno più giovane, e dal primo giorno ha mostrato una disponibilità, un'umiltà e un entusiasmo davvero ammirabili. Era sempre il primo ad arrivare su set, stava nella sua roulottina, abbiamo girato con il caldo, di notte, in esterni e lui, non solo non si è mai lamentato, ma era di un entusiasmo raro, davvero raro. Ecco se dovessi dire delle scene nelle quali mi sono trovato in difficoltà sono state quelle in cui il mio personaggio doveva trattare male il vecchio attore americano che interpreta Borgnine. La scena in cui Borgnine è in albergo, in mutande e canottiera, ubriaco e si scioglie raccontando al Gorilla la sua vita, e il mio personaggio è scazzato, non lo sopporta, è scostante nei suoi riguardi, l'ho dovuta rifare varie volte perché proprio non mi veniva di trattarlo male.

Che rapporti ha intrattenuto con Sandrone Dazieri scrittore della serie di libri dedicati al Gorilla?
Amo i libri di Dazieri da tempo, prima del film, e quando l'ho incontrato la prima volta c'è stata tutta l'emozione di trovarmi davanti una persona che conoscevo già molto bene attraverso il suo lavoro di scrittore. Vedere la faccia di chi ti ha regalato emozioni attraverso i libri è un'esperienza davvero notevole. Inoltre per la sceneggiatura, che ha scritto Dazieri, ha voluto la nostra collaborazione. Quindi ci sono state nottate intere passate a casa sua a lavorare su questa storia. Insomma un rapporto che, spero, continuerà e, magari, si ripresenterà in futuro sotto forma di un altro progetto.

Milano è la città nella quale è ambientato il film. Che rapporto ha lei con Milano e che città ne esce da La cura del gorilla?

Milano è importantissima nel film e semplificando direi che esce una città notturna, noir, dalle tinte forti e fosche. Il film è stato quasi interamente girato alle ex-cartiere Binda - capannoni di archeologia industriale di mattone e ferro, dove abbiamo ricostruito quasi tutti gli ambienti e anche alcuni esterni. Abbiamo girato anche in posti veri, vivi, come il centro sociale Bulk di fronte al monumentale, oppure i Pois e Oreste sui navigli, perché Dazieri ambienta le sue storie in luoghi precisi di Milano e abbiamo rispettato questa sua esigenza narrativa.

Claudio Bisio è un attore di teatro, cinema e lavora in televisione. Come sceglie e gestisce i suoi impegni di lavoro?
Vado a naso, a voglie, infatti non è che mi programmo troppo a lunga distanza. Come è evidente la varietà è una condizione necessaria per me, quindi passo dal teatro alla televisione, al cinema che però è quello che frequento di meno, l'ultimo film che avevo girato, prima di questo, è del 1999.

Il suo film esce il 3 febbraio. Nei mesi di febbraio e marzo usciranno contemporaneamente o quasi moltissimi film italiani. Cosa ne pensa?
Io non sono un grande stratega per quanto riguarda gli incassi e il box office, devo dire che quando mi è stato comunicato che La cura del gorilla usciva il 3 febbraio l'ho trovata una data perfetta per il tipo di film che abbiamo fatto. Anche perché il nostro film è pronto da prima di Natale ma è chiaro che Natale è un periodo al quale è meglio stare alla larga, poi c'è Sanremo, il Carnevale… insomma è difficile trovare un periodo che non abbia controindicazioni eppoi un noir non può uscire ad agosto… Sul fatto che escano tanti film italiani ne sono solo contento, anche perché saranno tutti diversi e, come diceva un mio mito di una volta, Mao Tse Tung: "Che mille fiori sboccino!" L'unico vero pericolo è che siano tutti brutti… ma non credo proprio che sarà così, quindi ben venga: la primavera del cinema italiano.

Scritto da ADMIN
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