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Cinema d’autore uruguayano: Whisky per intenditori

09/05/2006

Whisky è distribuito dalla Kitchenfilm di Emanuela Piovano, regista, sceneggiatrice e ora anche distributrice. Kitchenfilm nasce nel 1988 a Torino come diretta emanazione commericale dell'associazione culturale CAMERA WOMAN. Dal 1993 la sede è a Roma. La Kitchenfilm ha prodotto tre film di Emanuela Piovano, oltre a programmi televisivi e film di altre autrici, con Whisky debutta nella distribuzione di un lungometraggio non italiano. Whisky dei registi uruguaiani Juan Pablo Rebella e Pablo Stoll sarà nei cinema a maggio.

Cosa ha spinto oggi Emanuela Piovano, regista e produttrice, a cimentarsi nella distribuzione di un film?
Mi chiedo se l'amore possa essere considerato un fattore di sviluppo. Perché distribuire il film Whisky è un atto d'amore. Si parla molto oggi di crisi del cinema ma se si frequentano quei festival che non hanno mai abbassato la guardia sulla qualità si vede che invece i film ci sono; ci sono i film, ci sono i registi e ci sono i giovani come te che frequentano delle scuole dove questo amore è trasmesso.  Ci sono soprattutto nazioni che permettono tutto questo.

Quindi ha scelto Whisky perché si è innamorata del film?
Sì, assolutamente. Inoltre sono riuscita a realizzare un mio vecchio sogno che era quello di distribuire film oltre a quello di farli. Non vedo le due cose antitetiche tra loro. Anzi, credo che non basti che io produca i miei film ma bisogna anche che io metta in circolazione film che a loro volta mi aiutano a produrre i miei; bisogna che in qualche modo partecipi a questo processo laddove me ne venga data l'occasione, da tutti i punti di vista.

Come ha distribuito Whisky; quali sono stati i canali distributivi e come ha deciso di pubblicizzare il film?
Come autore mi è capitato spesso di seguire da vicino il percorso distributivo dei miei film e venire a contatto con il pubblico e con gli uffici stampa locali; ho sempre ben accolto l'opportunità del cinema di qualità di avere un contatto diretto con i punti vendita. In attesa di una seria legge anti concentrazione, ho voluto provare a scommettere sui "buchi" che ci sono nelle sale, che sono spesso discriminate da un'unica offerta di prodotto. Credo che oggi ci sia lo spazio per poter accogliere un cinema per palati raffinati, entrando nella metafora del cibo che dà il nome alla Kitchenfilm. La selezione del Festival de Cannes da anni c'insegna che il cinema culturale è un cinema che deve essere più coraggioso, che non deve abbassare la guardia e che non deve inoltre raggiungere compromessi perché esiste un pubblico che lo desidera, esiste un pubblico che ha studiato i classici di questo tipo di cinema e che vuole vedere dei film che hanno tenuto conto di questa storia e non dei film che si sono dimenticati e si basano su standard di un prodotto massificato. In Francia questa esperienza ha avuto buon esito e ad esempio il film Whisky è andato bene ed ha fatto un incasso tale che in Italia verrebbe considerato sicuramente tra i primi 20 film del mercato. Penso che l'Italia sia un po' indietro ma che sia però pronta e che ci sia il terreno per coltivare questa direzione.

Perché ha deciso di dare ai personaggi del film le voci di tre attori, Antonio Catania, Gigio Alberti e Mita Medici, piuttosto che affidare il film a dei doppiatori professionisti?
La professionalità è senz'altro una base fondamentale, ma poi bisogna superarla; bisogna contaminarla, bisogna farla giocare. L'idea è nata con Mita, inizialmente designata come testimonial, sulla scia dell'entusiasmo per questo film. Mi ha molto divertito vedere il combattimento che c'è stato in un primo tempo per le paure e preoccupazioni che il bravissimo Giorgio Locuratolo, direttore del doppiaggio e adattatore dei dialoghi,  aveva rispetto ad Antonio, Gigio e Mita; paure poi dissipate. Tutti i lavoratori del cinema hanno questa cosa straordinaria, dall'ultimo elettricista al primo regista; diventano improvvisamente una comunità, una famiglia allargata in cui tutti si occupano di questo loro nuovo amore.
 
Parlando di Whisky. Cosa l'ha colpita del film?

Whisky è un film nuovo ed il cinema di qualità è anche un cinema inedito, qualcosa che ci apre lo sguardo; lo sguardo dei cinque sensi. Ad esempio in Whisky, come dice la stessa parola, si sente il profumo del legno, si sente il profumo di un Uruguay atlantico. È un film che parla di personaggi tra i 45 e i 60 anni inventati da due registi che ne hanno meno di 30. Non è un film generazionale ma un film sulla difficoltà e anche sulla creatività dei rapporti.

Infatti colpisce che due giovani registi abbiano deciso di rappresentare personaggi non solo anagraficamente ma anche esistenzialmente vecchi. Come valuta la scelta fatta dai registi e che effetto crede che questo abbia avuto sul film?
Non si coglie il fatto che loro siano vecchi o giovani; Marta, la protagonista, nonostante sia una donnetta di mezz'età abbastanza brutta e dimessa ha in realtà una straordinaria vitalità sottile, delicata e quotidiana. Anche i personaggi maschili sono completamente diversi tra loro; uno più introverso, l'altro più estroverso. Sono entrambi nel mondo del commercio e della produzione e credo che questa sia anche una metafora dell'accumulazione e della mancata redistribuzione di questa accumulazione. C'è poi invece un esito finale che ribalta questa cosa. Whisky è secondo me una commedia, una commedia sull'esistenza, sui rapporti umani e sulle relazioni tra uomo e donna in un capitalismo avanzato e arcaico allo stesso tempo, come sono le nostre società oggi.


Scritto da ADMIN
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