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Chloe: Visual Seduction - Intervista a Atom Egoyan

Attualità, Interviste

17/03/2010

L’autore de Il Viaggio di Felicia e di Exotica, Atom Egoyan firma il remake del film francese Nathalie… con Julianne Moore e Liam Neeson nei ruoli appartenuti a Fanny Ardant e Gerard Depardieu, e con una sorprendente Amanda Seyfried nella parte della protagonista, interpretata da Emmanuelle Beart nel film diretto da Anne Fontaine. “C’era qualcosa nella storia di Nathalie che mi intrigava molto". Spiega Egoyan “Un elemento che trascendeva la premessa di una moglie che chiede ad una prostituta di indurre in tentazione suo marito, andando molto oltre". Il film segue la vicenda di Catherine (Julianne Moore) un’affascinante medico di successo divorata dal sospetto che il marito (Liam Neeson) la tradisca. Per liberarsi da questa ossessione, decide di testare la fedeltà del consorte ingaggiando una prostituta di nome Chloe (Amanda Seyfried). Ma presto Catherine resta invischiata nella trappola del desiderio e si ritrova su un percorso che metterà in pericolo tutta la sua famiglia.

Quando ha deciso di lavorare su questo progetto?

La sceneggiatura originale era ambientata a San Francisco, una città che adoro, ma che non conosco bene come Toronto. Quando ho deciso di ambientare il film nella mia città e concentrarlo su una classe e un tipo di persone che conosco bene, allora, ho intuito quale sarebbe potuta essere la storia, perché ne immaginavo l’architettura sociale che mi era familiare e che comprendevo. Chloe esplora le classi sociale e, soprattutto, il privilegio di potere partecipare al ‘gioco’ descritto nel film. Quando la giovane prostituta entra nella casa di Christine può, finalmente, toccare il mondo di cui ha un’esperienza solo nelle camere d’albergo e nei brevi incontri con gli uomini che la pagano. Grazie a Catherine le viene garantito un accesso totale a quell’ambiente che, poi, la sconvolgerà profondamente. E’ un po’ quello che accade anche al personaggio di Mia Kirshner in Exotica: improvvisamente, anche se c’è un distacco professionale nel sesso da parte delle persone che lo praticano per soldi, se qualcosa scende nel profondo, ecco che può verificarsi una reazione esplosiva.

Chloe è un film dominato da una forte tensione erotica e le attrici protagoniste sono bellissime…

Credo che questo derivi necessariamente dal fatto che, dal mio punto di vista, il cinema deve essere una forma di seduzione visiva. Dobbiamo essere attirati verso una storia e la macchina da presa enfatizza il volto umano, amplificando la bellezza e il fascino delle persone. Il cinema è una sorta di esperienza primaria dove assistiamo alle azioni di questi esseri umani amplificati: è fondamentale illuminare queste facce e, in un certo senso, accarezzarle.

Un risultato che deriva anche dal lavoro con gli attori?

Non so come si comportino gli altri registi, ma io sono entusiasta dal potere lavorare con gli attori. Mi piace seguirli sul set e mi interessa qualsiasi dettaglio del loro lavoro. Provo a seguire i loro suggerimenti e ad analizzare le differenze tra i ciak relativi alle singole scene. Io credo che gli attori desiderino essere guardati dai registi, mentre, spesso, hanno l’impressione che il vero interesse di chi li sta dirigendo non sia aiutarli a dare il meglio, bensì a raggiungere rapidamente i tempi previsti di lavorazione. Il mio lavoro, invece, è quello di stare loro dietro e fare sentire la presenza di qualcuno che si prende cura di loro. Io credo che sia questo approccio ad elevare la qualità del loro lavoro. So bene che molti registi scelgono gli attori per quello che hanno visto fare. Il mio caso è diverso. Io li scelgo per quello che credo possano dare e che io e nessun altro ha ancora visto. Questa possibilità è un’eccitazione reciproca che io percepisco la prima volta che li incontro. La cosa peggiore che puoi dire ad un attore: “Ti ho adorato per quello che facevi in quel film. Potresti rifarlo per me?”

Quindi?

Bisogna fare in modo che loro possano partire da un luogo che conoscono per andare, poi, molto lontano.

Perché le donne giocano sempre un ruolo fondamentale nei suoi film?

Perché le amo, ma non le idealizzo. Le rispetto e le stimo. Mi piace lavorare con loro, ma comprendo la difficoltà delle costanti negoziazioni. Nel momento in cui le idealizzi, il rapporto con le donne diventa un’esperienza disumanizzata. E’ una questione delicata: in Chloe, l’elemento più difficile e complicato deriva dal capire quale sia la dinamica di essere un amante. I rapporti duraturi non sono facili, perché bisogna reinventarsi costantemente. E questa è una sfida enorme. Nel film si cita il Don Giovanni di Mozart: lui si reinventa costantemente attraverso migliaia di donne e questa è una strada, mentre mantenere un rapporto a lungo con una donna sola, richiede un grande lavoro d’altro genere.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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