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Chiamiamola Tassa Berlusconi sul biglietto

Interviste, Trade

15/02/2011

Andrea Stratta, Amministratore Delegato UCI Cinemas. Il nostro circuito rischia di perdere due milioni di spettatori e sedici milioni di Euro di fatturato.

“La “legge Berlusconi” sull’aumento di un Euro del biglietto del cinema avrà, purtroppo, un forte impatto sul numero di spettatori. E’ sbagliata sia in termini di contenuti che di comunicazione, perché arriva nel momento peggiore, ovvero quando il cinema in sala e, in particolare quello italiano, funziona molto bene.” L’Amministratore Delegato del circuito UCI, Andrea Stratta boccia senza mezzi termini la tassa di scopo, una norma che – a conti fatti – sembra danneggiare seriamente il cinema e l’industria cinematografici, piuttosto che premiarli e incoraggiarne lo sviluppo. “Le nostre stime prevedono che il numero di biglietti venduti calerà tra il 15 e il 20% . A farne le spese saranno soprattutto i film cosiddetti minori e quei titoli italiani che vedranno la luce grazie al finanziamento pubblico e agli aiuti governativi, ma – alla fine – avranno grandi problemi al box office, mentre i cosiddetti blockbuster soffriranno certamente molto meno.”

Qual è la vostra analisi dello scenario attuale?

Innanzitutto bisogna partire dal ‘coefficiente di abbattimento’. In qualsiasi mercato venga introdotto un aumento di prezzo che oscilla intorno al 15 - 20%  è evidente che a questo si accompagna una forma di inibizione verso l’acquirente: è una conseguenza a dir poco “elementare”. Noi prevediamo che il calo di biglietti possa aggirarsi intorno ai quindici – venti milioni di spettatori in meno e lo Stato dovrà quindi farsi carico di una perdita di dodici milioni di IVA, perché ogni spettatore vale circa 0.61 centesimi di Euro.

Qual è il danno per UCI?

Se le nostre stime venissero confermate, perderemmo due milioni di spettatori e, quindi, sedici milioni di Euro di fatturato. Un calo importante oltretutto dovuto ad una tassa che noi abbiamo combattuto da sempre.

 La tassa di scopo, a differenza della Francia, colpisce l’esercizio e la distribuzione, ma non va a toccare né le televisioni free, né quelle sul digitale terrestre come Mediaset Premium e via satellite come Sky e tantomeno le Telecom e gli Internet Provider…

A pagare siamo solo noi e i distributori, su questo non c’è dubbio. E’ evidente che le associazioni vogliono sedersi intorno ad un tavolo, capire quale sia il problema e formulare le nostre proposte dove tutti coloro che utilizzano il cinema mettano sul piatto qualcosa in proporzione ai loro benefici derivati da tale sfruttamento. Se non dovesse essere accettata la nostra proposta, e la tassa fosse confermata, saremo costretti a dovere fare delle azioni di forza contro i film che beneficiano di Tax Credit e dei contributi governativi. Questi soldi, infatti, verranno utilizzati per andare a pagare il debito ormai vecchio di due anni che lo Stato ha nei confronti dei principali produttori. Noi nei confronti di questi soggetti chiederemo un cambiamento delle percentuali di noleggio.

Ovvero?

Questi film potranno entrare nelle nostre sale pagando una percentuale non superiore al 25-30% per farci recuperare i soldi che abbiamo perduto a causa della tassa. Non è che noi non vogliamo più programmare i film italiani, anzi. Dobbiamo, però, recuperare la quota che, di fatto, stiamo pagando ai produttori con la “Tassa Berlusconi”. Del resto i distributori saranno liberi di non accettare tali accordi e noi programmeremo, così, titoli differenti.

I Cento Autori plaudono a questa tassa…

E’ un atteggiamento che non capiamo: il cinema italiano andava bene, i produttori nostrani, finalmente, iniziavano ad essere più in salute e avere così la possibilità di investire nella ricerca di nuovi talenti. Quando il cinema va bene a beneficiarne sono tutti, perché ci sono più risorse per investire e per creare più possibilità di lavoro. Peccato che tale assunto non sia stato colto dai Cento Autori soprattutto alla luce del fatto che è l’incasso sala a determinare la sorte di un film anche negli altri canali di sfruttamento.

Cosa succede, oggi, ai piani di sviluppo di UCI in termini di digitalizzazione e di acquisizioni di altri circuiti?

Un’altra forma di protesta è quella di bloccare la transizione al digitale. Oltre ai dodici milioni di Euro di IVA dai biglietti in meno lo Stato dovrà farsi carico, inoltre del mancato introito della IVA derivata dal blocco della digitalizzazione. Basti pensare che solo nel caso del nostro circuito il danno erariale è intorno ai tre milioni di Euro. Del resto, nel momento in cui si contraggono gli investimenti lo Stato ci va necessariamente a perdere. Per quello che, invece, riguarda i nostri piani di espansione le cui negoziazioni sono in fase avanzata, alla luce di quanto sta accadendo, dovremo discuterne approfonditamente con i nostri azionisti inglesi e non escludiamo che possano esserci dei ripensamenti.

Come fate a spiegare ai vostri investitori britannici la situazione italiana e qual è il punto di vista dei vostri interlocutori sulle azioni del governo Berlusconi in materia cinematografica?

Il nostro governo è visto come debole e insicuro e le sue decisioni appaiono contraddittorie. Non stiamo dando certo l’immagine di un grande paese.

L’unica via di uscita è, dunque, l’istituzione di un tavolo di discussione con tutta la filiera?

Certamente, perché o contribuiamo tutti, oppure il cinema in Italia avrà dei grossi contraccolpi.   

Ritiene necessario invitare anche il Ministero dello Sviluppo Economico?

E’ essenziale che partecipino non solo il Ministero dei Beni Culturali, ma anche i rappresentanti degli altri dicasteri interessati che possano, quindi, intravedere quello che accade su uno scenario globale. Non ci sono grossi margini di discussione, ma questo tavolo di lavoro diventa prioritario per trovare una soluzione alle problematiche molto serie che stiamo affrontando. Quella del prelievo di un Euro sul biglietto non ci sembra davvero una soluzione valida. Anzi.

Scritto da Marco Spagnoli
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