questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Cesare deve morire e Diaz infiammano Berlino. Gallery dei film!

Attualità

13/02/2012

Due film italiani che hanno riscosso un eccellente successo di pubblico e critica alla 62° edizione del Festival di Berlino in corso in questi giorni. Il primo è Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani, in concorso, e il secondo è il film sul G8 di Genova di Daniele Vicari dal titolo: Diaz – Don’t clean up this blood.

Grandi applausi alla fine della proiezione di Cesare deve morire che riprende un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia durante le prove del dramma di William Shakespeare "Giulio Cesare", ma le parole pronunciate dalle loro bocche risultano attualissime, come se raccontassero i percorsi malavitosi che li hanno portati alla pena. I fratelli Taviani (nella foto a sinistra), Salvatore Striano (ex-detenuto che interpreta Bruto nel film), il regista teatrale Fabio Cavalli, che ha diretto gli attori/detenuti in molte piéce dentro la struttura di massima sicurezza, hanno creato un'atmosfera giocosa e allegra, nonostante il tema scottante alla manifestazione tedesca.

“Abbiamo visto questi detenuti di massima sicurezza in carcere per mafia, camorra, ‘ndragheta. – ha affermato Vittorio Taviani - Recitavano l'inferno di Dante dal loro inferno. Così è iniziata l'avventura, cui è seguito un sincero rapporto di affetto tra noi e loro”. Un'esperienza totalizzante che Paolo Taviani giustifica con il legame dei due fratelli a Shakespeare: “E' stato un padre, figlio, fratello. Essendo ora noi stessi padri, ci siamo permessi di trattarlo male. L'abbiamo smembrato, decostruito e ricostruito. Ma credo che sarebbe stato felice di vedere rappresentato in un carcere il suo Giulio Cesare”.

Diaz – Don’t clean up this blood è stato definito dalla stampa “un vero pugno nello stomaco” e, il film passato nella sezione Panorama Special, ha emozionato, colpito e infervorato pubblico e critica. Il film, che sarà nelle sale dal 13 aprile, distribuito da Fandango in circa 100 copie, racconta quello che accadde alla Scuola Diaz il 19 luglio del 2001 a Genova durante il G8 con l’irruzione della polizia che creò tante vittime tra gli occupanti e aprì un lungo processo mediatico e giudiziario.

“Da allora - sostiene Daniele Vicari (nella seconda foto), regista di Diaz - Don’t clean up this blood - ci ritroviamo a vivere in una specie di dopoguerra, il governo italiano ha bloccato quel movimento, normali cittadini sono stati trattati come assassini o anche peggio, ma nessuno è intervenuto, il mondo è rimasto a guardare”.

“La lettura degli atti è sconvolgente, toglie il sonno e getta un’ombra sinistra sul sistema democratico in cui viviamo, soprattutto mette in dubbio il luogo comune secondo cui certe cose possono accadere soltanto sotto regimi politici autoritari”, ha continuato Vicari.

Amnesty International ha definito l'assalto alla Scuola Diaz e i successivi interrogatori alla caserma di Bolzaneto come: “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda Guerra Mondiale”.

VAI ALLA GALLERY DI CESARE DEVE MORIRE

VAI ALLA GALLERY DI DIAZ

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA