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C’era una volta in Siberia…di Gabriele Salvatores

Attualità, Interviste, Personaggi

22/02/2013

Intitoliamo questo incontro con Gabriele Salvatores e tutto il suo magnifico cast di attori, sceneggiatori e lo scrittore del libro Educazione Siberiana, Nicolai Lilin, da cui il regista ha tratto l’omonimo film con un omaggio a Sergio Leone – che c’è anche nel film – ma, soprattutto, perché questa frase racchiude il cuore di questa storia epica. C’era una volta la Siberia e nella parte di Fiume Basso, questo il nome del luogo, vivevano un nonno e due bambini di dieci anni, amici, fratelli anche se non di sangue, appartenenti ad un clan di ‘criminali onesti’ come amano definirsi loro che vengono cresciuti secondo i codici etici del gruppo. Poi arriva il 1989 cade il muro di Berlino, finisce il regime Comunista e l’Unione Sovietica, il mondo cambia e i bambini sono diventati due ragazzi. Cambiano anche loro. Kolima sceglierà di rimanere legato alla famiglia e alla tradizione, Gagarin sarà attratto dal denaro, dal nuovo che avanza e finirà nella vera mafia russa per poi ritornare povero come prima. Educazione Siberiana è un film emotivamente fortissimo come lo sono le regole con le quali vivono i protagonisti, duro come la neve e il freddo che ti entra nelle ossa, durissimo perché le esistenze di queste persone sono una guerra continua, non c’è pace per loro.

Educazione Siberiana uscirà il 28 febbraio distribuito da 01 Distribution e per presentare il film sono arrivati a Roma davvero in tanti: il regista Gabriele Salvatores, gli interpreti John Malkovich ovvero Nonno Kuzja, Eleanor Tomlinson che è Xenja, Arnas Federavicius ovvero Kolima, Vilius Tumalavicius che è Gagarin, lo scrittore Nicolai Lilin e gli sceneggiatori del film Sandro Petraglia e Stefano Rulli.

“Quello che voglio dire prima di lasciare il posto alle domande – afferma Salvatores è che Educazione Siberiana era un progetto difficile, pieno di rischi e non usuale per l'Italia. Per farvi un esempio concreto sono stati fatti dei test screening a Londra e molti spettatori hanno espresso il desiderio che il dialogo finale tra Kolima e Gagarin durasse di più, fosse più incisivo. Noi avevamo già finito tutto, i ragazzi si erano tagliati i capelli però la produzione – Cattleya e Rai Cinema – ci ha permesso di rigirare la scena e vi assicuro che questa non è una cosa semplice da ottenere. Educazione Siberiana è un film di prime volte e io lo amo moltissimo. Questo è il film che preferisco tra tutti quelli che ho fatto fino ad ora, e ho 62anni, perché ho imparato più da questo film che da tutti gli altri. Mi auguro che abbia un buon riscontro di pubblico perché vogliamo pensare all'Europa in termine culturali, ad un cinema di produzione europea che speriamo sia il futuro per il cinema italiano”.

Il personaggio di John Malkovich è un maestro per questi due ragazzi, come lo vede lei, un buon o un cattivo maestro? “Sono convinto – dice il regista – che nella vita servano i maestri che siano buoni o cattivi poco importa tanto sarà l’allievo a capire come prendere questi insegnamenti... Ma se non hai mai nessuno nella vita che ti dice ‘basta’, oppure ‘sì o no’, ‘nero o bianco’ – ripeto anche sbagliando -, crescerai senza essere mai smentito ed è terribile. Io non amo il consenso generale che va tanto di moda da molti anni a questa parte”.

Nicolai Lilin ci sono molti eventi storici che lei racconta nel libro che nel film vengono solo accennati è stato difficile per lei accettare questa versione della sua opera oppure no? “Assolutamente no perché è chiaro che sono molto importanti i fatti storici realmente accaduti prima e dopo il 1989 ma non al fine di questo film se non per fare capire come questi eventi influiscano nella vita di Kolima e Gagarin, è attraverso le loro esistenze che vediamo tutto quello che accade nel mondo. Io nel libro ho raccontato delle storie umane che valgono per tutta l'Unione Sovietica, non solo per la parte dei siberiani, e nel film quello che ho adorato è che tutto questo è stato amplificato da Gabriele e i suoi sceneggiatori. Educazione Siberiana è una storia libera e universale adattabile ad ogni Paese e non solo alla Russia”.

Mister Malkovich conosceva già il libro di Nicolas Lilin e cosa ha pensato quando ha letto la sceneggiatura? “Sono rimasto a bocca aperta perché io mi ritengo anche un esperto di letteratura russa, moderna e tradizionale, ho letto moltissimi romanzi di scrittori russi ma lui non l’avevo nemmeno mai sentito nominare. Quindi quando mi è arrivata la sceneggiatura di questo film mi sono incuriosito moltissimo e ho detto, assolutamente sì, voglio interpretare questo Nonno Kuzja, questo patriarca, che vive in un suo universo che sta per morire”.

Salvatores quanto avete dovuto tagliare – anche con dolore – lei e Rulli e Petraglia del libro di Lilin per adattarlo al grande schermo? “Tanto perché il libro è pieno zeppo di personaggi interessanti ma è meglio, è un vero piacere, avere tanta ricchezza di materiale piuttosto che il contrario anche perché alcune caratteristiche di un personaggio possono finire dentro altri. Per prima cosa occorreva trovare una linea narrativa e abbiamo optato per dare molto peso al personaggio di Gagarin visto che è quello più universale, quello che rappresenta la crisi dopo la fine dell'Unione Sovietica e tutti gli sconvolgimenti che ne sono seguiti… Kolima è la radice, la tradizione, non se ne vorrebbe andare da quel clan nel quale è cresciuto. Gagarin una volta divenuto adulto – perché l’altro grande punto del film è il passaggio dalla fanciullezza al mondo degli adulti – vuole solo diventare ricco, possedere cose, oggetti, donne, tutto ciò che non ha mai avuto, visto che dalla vita non ha avuto nulla, ha sempre e solo dovuto cercare di sopravvivergli. Ed è lui la nostra modernità, la società di oggi, quello a cui aspirano in molti. La scena finale, senza svelare troppo, è il tentativo, o meglio, il sogno di ricomporre questa profondissima amicizia che lega Kolima e Gagarin da quando hanno dieci anni trasportandola in un’altra dimensione, rivivendola in un'altra vita. Credo sia anche il sogno di molti esseri umani”.

Prima di terminare segnatevi questi nomi – lo sappiamo non sono semplici ma ne risentirete parlare - Arnas Federavicius e Vilius Tumalavicius – ovvero Kolima e Gagarin tra gli esordienti più bravi visti negli ultimi anni al cinema. Nessuno dei due, hanno affermato i giovani, conoscevano Gabriele Salvatores ma sono rimasti entusiasti dall’esperienza e dall’uomo così calmo, dice Vilius, ‘uno che non alza mai la voce e ha una qualità particolare riesce ad entrare in connessione con le singole persone quindi se ti dice una cosa la dice a te e nel modo esatto che deve dirtela, non è una dote da poco… insomma è uno che ti capisce al volo”.

“È folle volere troppo. Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare!”, afferma il personaggio di Malkovich, eh sì, se così fosse vivremmo decisamente in un mondo migliore!

Scritto da Nicoletta Gemmi
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