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C’era una volta il Messico Intervista a Guillermo Arriaga

Attualità, Interviste, Personaggi

05/09/2010

(Venezia) Autore premio Oscar delle sceneggiature dei tre primi film di Alejandro Gonzales Inarritu, Amores Perros, 21 Grammi e Babel, Guillermo Arriaga ha iniziato una proficua carriera di regista con lo straordinario The Burning Plain – Il confine della Solitudine presentato in anteprima due anni fa al Festival di Venezia dove lo sceneggiatore e scrittore messicano è tornato quest’anno in veste di giurato.

Nell’ambito di Orizzonti, Arriaga presenta il suo cortometraggio da regista intitolato El Pozo storia emozionante di un bambino caduto in un pozzo artesiano che vive momenti drammatici, mentre la sua famiglia cerca disperatamente di salvarlo “Questo cortometraggio è stato realizzato in occasione dei duecento anni dell’indipendenza del Messico". Spiega Arriaga “Abbiamo delle immagini molto forti in questo piccolo film, perché una delle maniere per celebrare la storia del nostro paese è quella di capire chi siamo davvero. Credo che bisogna riconoscere fino in fondo chi siamo e ciò che siamo e per farlo dobbiamo riflettere sul dolore che è parte integrante della nostra eredità culturale. Ritengo sia stata una scelta utile e che questo approccio sia perfetto per festeggiare attraverso la comprensione. Non è un caso che il manifesto del corto mostri un uomo che guarda verso il mondo intorno a lui. E’ lui a decidere cosa fare dopo un momento di riflessione. Quel fermarsi a pensare a se stessi di cui il mio paese ha fortemente bisogno in questo momento. Dobbiamo pensare e agire. Fare cosa? Questo non lo so, ma certo bisogna cambiare registro e agire in direzione diversa". Arriaga è, in un certo senso, ‘dispiaciuto’ di non potere avere girato un lungometraggio da questa storia “Il protagonista adulto del film è un anziano ranchero di nome Umberto Berlanga che si è rivelato un interprete straordinario. E’ stato un peccato non poterne trarre un film, ma sono comunque molto soddisfatto di questo risultato".

Dei film in concorso, ovviamente, non può parlare, ma come è stato tornare a Venezia?

Un’esperienza straordinaria: sono molto legato a questa città a Marco Mueller e a questo Festival. Non so esprimere a parole quanto sono felice di trovarmi qui in questo posto, di nuovo. E’ un grandissimo onore.

Quando sarà pronto il nuovo lungometraggio?

Ci sto lavorando, ma la situazione produttiva, al momento, risulta molto difficile. Da quando è iniziata la crisi tre anni fa, fare film indipendenti è diventato estremamente difficile. Le società di produzione più piccole messicane e americane hanno, purtroppo, chiuso. Ci sono sempre, però, fortunatamente persone e istituzioni che hanno il desiderio di investire nel mondo del cinema. Nel caso di questo corto, ad esempio, il network del mio paese, Televisione Azteca ha finanziato non solo il mio, ma anche altri dodici. L’idea è che loro, finalmente, possano entrare nella produzione cinematografica. Non si sa mai da dove possano arrivare i finanziamenti. Personalmente, sono anche convinto che uno dei lavori di un cineasta sia quello di sedurre le persone per coinvolgerle e convincerle a finanziare il tuo lavoro comunicando loro l’urgenza e l’importanza del film che stai per fare.

Come?

Facendo leggere loro una sceneggiatura molto ‘solida’. E’ questa la maniera per fare capire che il denaro può essere investito in una storia importante in grado di parlare al cuore del pubblico.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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