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C’è chi dice no: Una divertente vendetta contro i raccomandati

Attualità, Conferenze stampa

06/04/2011

“La nostra commedia non si occupa di un tema intimo, privato e sentimentale, ma assume una dimensione pubblica ed esistenziale. Non volevamo dare un’idea edulcorata di quanto accade, né tantomeno fare terminare il film ‘a tarallucci e vino’. ‘Commedia’ è un’etichetta dentro cui ci sono moltissime tipologie differenti di cinema e la nostra è tutt’altro che evasiva: il “grimaldello” del divertimento è uno strumento per affrontare un tema importante come quello delle raccomandazioni". Giambattista Avellino, regista reduce dai successi dei film di Ficarra & Picone, racconta così C’è chi dice no, scritto da Fabio Bonifacci, interpretato da Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini, Myriam Catania, Marco Bocci, Claudio Bigagli e Giorgio Albertazzi.

Il film affronta il tema delle raccomandazioni dal punto di vista di tre amici, che si sono visti negare una vita migliore dal malcostume tutto italiano. Così, decidono di reagire, scambiandosi tra di loro i ‘raccomandati’ di cui sono diventati vittime e per giocare loro una serie di brutti scherzi che faranno emergere l’amara verità di concorsi universitari truccati, di giornaliste assunte solo in virtù del loro potente papà, di ospedali dove a dominare è il potere di scegliere chi si vuole e non le persone di qualità. “Credo che oggi le cose siano peggio rispetto a quando io ero giovane". Dice Giorgio Albertazzi che interpreta un rettore pronto ad ogni sorta di compromesso “All’epoca queste cose accadevano, ma i potenti erano di meno. Oggi la politica ha annacquato tutto, moltiplicando i posti di potere dove ognuno esercita la propria facoltà di raccomandare qualcuno". 

Prodotto da Cattleya per Universal Pictures, C’è chi dice no è impreziosito dalla straordinaria colonna sonora di Pivio & Aldo De Scalzi. “Una commedia che riesce ad essere ancora più pungente di tanti film seri ed impegnati, proprio per il suo divertire facendo pensare le persone". Osserva Luca Argentero e Paolo Ruffini aggiunge “Quando uno si fa due risate pensa meglio: le commedie più cattive e feroci della grande tradizione italiana sono quelle in cui si rideva, ma – sotto, sotto - c’era anche uno strato di grande amarezza". Il film è ambientato a Firenze e non a Roma o Milano, per una scelta precisa: “Volevamo una piccola città e non una grande, per dare il senso di come la vita di qualcuno venga bloccata da quella dei raccomandati. In uno spazio senza molte opportunità, perdere il posto cui si ha diritto, significa non avere opzioni". Spiega il regista “Un’occasione perduta ti mette con le spalle al muro. Noi non volevamo essere consolatori, né disonesti, ma – al tempo stesso – volevamo mettere in luce una contraddizione, dando un po’ di ottimismo. Per me era molto importante donare una dimensione esistenziale a questa storia e, in montaggio, alcune scene hanno prepotentemente preso una direzione più forte nei confronti dell’emotività delle storie raccontate".  Luca Argentero sottolinea “Un film come C’è chi dice no può farti riflettere molto, perché, alla fine, ti accorgi di quanto profondamente questo atteggiamento nel vivere quotidiano. Tutti quanti siamo condizionati dalle raccomandazioni e se nessuno di noi pensa di essere in grado di proporre soluzioni rapide ed efficaci, questa pellicola è anche la dimostrazione che la presa di coscienza deve avvenire partendo dalle piccole cose". Paola Cortellesi conclude “Quello che fanno i tre protagonisti è sparare un occhio di bue su quelli che si sono macchiati di questo crimine, cioè segnalare e far capire al mondo che esiste chi spudoratamente soffoca il merito e ruba il posto a chi avrebbe effettivamente diritto ad averlo. Il film poi tratta l‟argomento in modo divertente e anche goffo se vogliamo, utilizza degli spunti comici da commedia. Io personalmente non credo che la vendetta porti a molto in sé, ci vorrebbe piuttosto giustizia che è un‟altra parola, un altro concetto. La vendetta non serve a niente, la giustizia invece dovrebbe servire".

Scritto da Marco Spagnoli
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