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Cartagena de Indias

Attualità

27/02/2012

Il piú antico Festival di cinema dell’America latina celebra i suoi 52 anni sulla costa colombiana nella cittá che Gillo Pontecorvo scelse per girare “Queimada”. Il centro storico, dichiarato dall’Unesco bene dell’umanitá, ha accolto il 52° FICCI nell’ottocentesco  teatro Adolfo Mejía con un omaggio a Isabella Rossellini, scrittrice, attrice, produttrice e regista. Applaudita calorosamente e a piú riprese, l’ospite ha ricevuto dalle mani del sindaco le chiavi della cittá. Ha presentato il suo libro “Green porno”, il documentario su Roberto Rossellini e alcuni corti  intrattenedosi per novanta minuti con la presidente del Festival Mónica Wagenberg. Una standing ovation ha salutato la sua uscita dal teatro.
 Il 52° FICCI che mostra i 113 film in catalogo nel moderno centro dei congressi, in sei sale di un multiplex oltre che nel teatro vanta un record mondiale:  l’ingresso gratuito per tutti durante tutta la durata del Festival che si concluderá mercoledí 29 con la presenza del regista spagnolo Alex de la Iglesia col film “La chispa de la vida”. “Cine colombiano 100%”, conta su 13 largometraggi dell’ultimo anno”. Una retrospettiva dei film di Claire Denis, e una sezione folta di film vincitori della Concha de oro di San Sebastián degli ultimi anni tra le curiositá del Festival. Sei i film in concorso visti finora.
 Tra questi, il delicato film brasiliano “Historias que so existem quando lembradas”  (Storie che esistono solo quando vengono ricordate) di Julia Murat, passato nella sezione autori di Venezia. L’incalzante film cileno “El año del tigre” (L’anno della tigre) di Sebastian Lelio in programma a Locarno, e una produzione di Argentina, Colombia, Francia, Spagna e Uruguay, “Porfirio” di Alejandro Landes, visto in molti Festival. Meno visti, il film spagnolo “Iceberg” di Gabriel Velázquez, in anteprima al Festival di Gijón in novembre e l’argentino “El estudiante” (Lo studente), opera prima di Santiago Mitre in concorso a Locarno.
  Per chi non sapesse niente di questi film va detto che gravitano in un’atmosfera grama, di solitudine e di emarginazione. Fa eccezione il personaggio misero, ma indómito e ribaldo, di “Porfirio”, e la dialettica di “Lo studente”, film di formazione su un giovane di provincia sbarcato nella capitale per frequentare l’universitá e coinvolto nella política. Del protagonista (l’attore Esteban Lamothe), il regista descrive l’iniziazione sessuale e il progressivo interessamento alla partecipazione politica avallato da un’insegnante con la quale ha una relazione. Dapprima attento e ossequioso verso gente di potere che lo adopera per per i propri fini, il giovane apprende la lezione e in dirittura di arrivo si rivolta e li contrasta. Dura 110 minuti. E’ folto di dialoghi, mostra  scontri dialettici tra studenti e professori e accenna a pagine della storia argentina.

Scritto da Renzo Fegatelli
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