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Carlo Verdone al Bifest 2011: In Italia manca l’indignazione (…ed è anche colpa della commedia.

Attualità, Interviste, Personaggi

25/01/2011

(Bari) - “La nostra realtà non è per niente bella: tutto è fondato sull’individualismo e sono venuti a mancare i soggetti collettivi come la famiglia, i lavoratori, la società. Le prime pagine dei giornali sono sempre incentrate su un personaggio, mai sulle idee, su quello che ci unisce e sui valori". E’ un Carlo Verdone “filosofo”, quello che ha incontrato il pubblico del Bifest 2011 durante la Master Class volta a celebrare l’assegnazione del Premio Fellini Otto e Mezzo, consegnatogli dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Circondato dal calore di oltre cinquecento persone, il regista ha ripercorso la sua carriera su un piano personale ed emotivo che ha conquistato la platea da cui sono arrivate domande, richieste di consigli e, in un certo senso, un ‘appello’ a quello che è e resta un grande maestro del cinema italiano, ma anche di vita. “Il mio lavoro è guardare con ironia a quello che ci circonda, portando ad una riflessione su un determinato tema. Come nel caso del mio prossimo film Posti in piedi in Paradiso storia di tre padri separati che devono dare tutto il loro sostegno alla propria famiglia e devono accontentarsi, dunque, di pochi spiccioli per sopravvivere. Un tema molto significativo e importante". Spiega Verdone. A chi gli chiede quale sia il segreto del suo successo che lo porta ad avere un pubblico composto da diverse generazioni di spettatori, l’attore risponde “Non lo so. Forse l’essere stato onesto e l’avere una connessione su uno sguardo ironico condiviso dal pubblico. I miei film non sono tutti uguali. Qualcuno è venuto meglio, qualcun altro peggio. Gli spettatori, però, in una maniera o nell’altra li hanno sempre trovati interessanti. E’ tutto misterioso…io non so perché la gente ride. E’ una magia che nasce dalla sala cinematografica e arriva dal grande schermo. Il bello del cinema sono proprio i suoi meccanismi misteriosi". Parlando della capacità di dare vita ad un cinema lungimirante, Verdone riflette: “Quando ho fatto Viaggi di Nozze Lietta Tornabuoni aveva scritto che il concerto di cellulari era un po’ ‘troppo’. Ed ecco come siamo finiti. In Perdiamoci di vista avevo fatto una critica alla Tv del dolore, e l’altra sera ho visto il mio amico Francesco Nuti...questo se lo potevano davvero risparmiare! In questo momento Francesco non poteva essere un interlocutore. Oggi sono saltati i paletti etici ed è tale situazione che fa diventare dei personaggi negativi, protagonisti delle prime serate".

Verdone spiega perché non ha mai voluto fare della pubblicità: “Una volta mi ha chiamato a casa Gianni Agnelli. Io pensavo si trattasse di uno scherzo. Mi aveva offerto un sacco di soldi per fare la pubblicità di una sua auto. Ci ho pensato su per tre ore e ho rinunciato. Poi mi chiama Troisi per sapere se mi aveva chiamato Agnelli, perché aveva telefonato anche a lui. “Io ho detto no subito!” ha esclamato Massimo. Io ci avevo messo un po’ di più per rinunciare a dei soldi che ci avrebbero permesso di stare molto bene. Non ho nulla contro chi fa la pubblicità: ci sono tanti attori bravi (pochi), ma io, finché posso preferisco andare avanti solo con il mio lavoro". Il regista racconta qual è la qualità principale che un attore deve avere: “Il rigore, comportandosi nel migliore dei modi, perché tutti abbiamo qualche scheletro nell’armadio, ma l’importante è che si tratti di peccati veniali. Ci vuole una grande disciplina nel lavoro e bisogna seguire lo stile di vita. Io sono come sono e questo perché la mia famiglia mi ha trasmesso una serie di valori importanti di cui ho fatto sempre tesoro. Mio padre e mia madre mi hanno inculcato un senso di grande dignità". Quanto conta l’immettere dei messaggi in commedie che con il sorriso possono insegnare qualsiasi lezione? Carlo Verdone spiega: “Un film è qualcosa di ‘liquido’: è necessario mandare un messaggio, perché altrimenti ‘scivola’ via, non rimane nulla. Cosa manca oggi? L’indignazione. Il risultato della commedia all’italiana qual è stato? Alberto Sordi non è riuscito a fare indignare nessuno, anzi Sordi è stato imitato. Ovviamente lui stesso non se ne rendeva conto, ma la sua maschera era talmente perfetta e divertente da arrivare a creare un vero e proprio modo di fare. Per quanto abbia cercato di fare la satira, è stato, invece, imitato. Le commedie che dovevano fare una critica sociale sono riuscite nel loro intento? A mio avviso, no. Abbiamo riso e basta… L’abuso di satira, come un antibiotico, ha reso il batterio più resistente. Oggi bisogna trovare un’altra arma. La satira è una di queste, ma va usata in maniera delicata". L’attore parla del grande successo di Checco Zalone e del suo Che bella giornata “Il film è carino e ha un personaggio nuovo. Il carino mette d’accordo tutti. Quando un film è molto, molto bello mica fa questo tipo di incasso. Appartiene una nicchia e ad un pubblico più ristretto. Oggi gli spettatori hanno bisogno di qualcosa come questa. Di personaggi nuovi che nascono dalla televisione con molto buon senso, che, improvvisamente, hanno trovato la loro chiave. Che bella giornata, è un film che, alla fine, mette d’accordo tutti e con gli spettatori che per un’ora e mezza vanno a prendere la loro pillola antidepressiva. Se Checco saprà, nel corso del tempo, modificare qualcosa senza tradire la sua ironia un po’ surreale, un po’ grottesca, arriverà a fare cose diverse".

Carlo Verdone è ottimista? Il regista conclude “Devo esserlo, ma soprattutto confido nelle nuove generazioni e nel loro senso di indignazione e di volere cambiare qualcosa. Non apprezzo chi rimpiange il passato, maledice il presente e diffida del futuro. Bisogna accettare la verità e la realtà, provando a raccontarle dal proprio punto di vista".

Scritto da Marco Spagnoli
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