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Cannes: Takashi Miike, Valeria Bruni Tedeschi e James Franco!

Attualità, Eventi

20/05/2013

Altra giornata pienissima alla 66° edizione del Festival di Cannes, dopo essere passato ieri, in concorso il film di Joel e Ethan Coen, Inside Llewyn Davis, con protagonisti Oscar Isaac, Carey Mulligan, Justin Timberlake e T Bone Burnett, che ha conquistato – divertendo – pubblico e critica oggi è il giorno di Takashi Miike e di Valeria Bruni Tedeschi. Mentre nella sezione Un certain regard passerà il film da regista e interprete di James Franco.

Partiamo dal concorso, dopo AI to Makoto, un romantico, musicale e sanguinolento progetto che Takashi Miike ha portato nelle proiezioni di mezzanotte nel 2012, ora torna al Festival di Cannes, in concorso con un film che il regista ha definito “un thriller di sopravvivenza” dal titolo: Wara no Tate (Shield of Straw). Ispirato dal romanzo di Kazuhiro Kiuchi, Wara no Tate narra della spettacolare quanto allucinante storia di Kunihide Kiyomaru, un uomo sospettato di avere assassinato la figlia più piccola di uno dei più importanti uomini politici del Giappone, il miliardario Ninagawa. Dopo che su di lui viene posta una taglia con tanto di annuncio sui tre più letti e prestigiosi giornali del Paese, Kunihide Kiyomaru, si convince che la cosa migliore per lui è costituirsi presso la polizia di Fukuoka. Ma la straordinaria ricompensa che Ninagawa ha promesso a chi glielo consegnerà non faciliterà la sua trasferta in un posto sicuro nemmeno presso la polizia. E, così, Kunihide Kiyomaru e la scorta che gli viene messa a disposizione di cinque poliziotti dovranno affrontare tutti i pericoli che lo dividono, per 1200 km, che li separano da Tokyo.

Valeria Bruni Tedeschi attrice e regista, nonché sorella dell’ex première dame di Francia Carla Bruni, continua a raccontare con vena autobiografica e intimista la storia della sua famiglia. Dopo Actrices, presentato nella sezione Un Certain Regard nel 2007, questa volta Valeria fa un salto in avanti e arriva in competizione con Un Château en Italie. Storia di una famiglia che si sta disgregando, di un amore che sta nascendo e di un fratello malato.

Federica, Marcelline, Louise, queste sono le tre eroine descritte da Valeria Bruni Tedeschi e nessuna delle tre è lontana da lei. Giovane donna troppo ricca in Il est plus facile pour un chameau (2003), interprete che ha raggiunto i 40anni e senza figli in Actrices (2007) e innamorata di un uomo molto più giovane di lei in quest’ultimo Un Château en Italie (2013). Tre film, tre ritratti di lei, anche se l’attrice/regista ci tiene sempre a ribadire che c’è anche molto delle sue co-sceneggiatrici, Noémie Lvosky e Agnès de Sacy, nelle storie che racconta. Ma il cast rinforza l’opinione che ci sia molto di lei visto che in quest’ultimo film sua madre è interpretata dalla sua vera madre ovvero Marisa Borini e il suo giovane amore è il suo fidanzato – anche nella vita - da vari anni Louis Garrel.

Dans Un Château en Italie, Valeria Bruni Tedeschi racconta però per la prima volta anche un’altra storia vera che ha colpito la sua famiglia, la morte del fratello per AIDS. In una piccola stanza di ospedale, tra quattro mura, lei mette in scena il matrimonio di lui con la giovane fidanzata (Céline Salette). E in questa scena, che le è stata suggerita dall’attore italiano Filippo Timi, che interpreta il suo giovane fratello, lei fa danzare madre e figlio. Una scena che ha detto Valeria Bruni Tedeschi: “Si è rivelata immediatamente potentissima e straordinaria”.

Nella sezione Un Certain Regard passa il film da regista e interprete del super-prolifico attore, regista, romanziere, video-artista, James Franco con As I Lay Dying che segna però la prima volta dell’americano Franco a Cannes. “Quando avevo 15 anni – ha affermato James Franco – mio padre mi ha consigliato di leggere il libro di William Faulkner, As I Lay Dying. Ho seguito il suo consiglio e sono stato, immediatamente, conquistato dal mistero che circonda questo romanzo: è come un codice che ti chiede di essere decifrato. Crescendo e avendo imparato molte cose in questi ultimi anni ho sentito il desiderio di adattarlo per il cinema. Ho sempre pensato che la storia che racconta era perfetta per fare un buon film, complesso soprattutto per la struttura psicologica anche se è tutto basato su un intrigo molto semplice: l’epopea di una famiglia che sta trasportando il cadavere della madre nella sua città natale per essere seppellita, come lei aveva richiesto”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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