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Cannes la ribelle

Attualità, Eventi, Personaggi

13/05/2010

Sui titoli 'contro' di questa edizione del Festival di Cannes se n'è parlato e se ne parlerà ancora molto. Non solo per Draquila, che anzi in un quadro complessivo di racconti di personaggi ribelli, di diseredati, di vittime della guerra, di ricchi imbroglioni, etc. non appare nemmeno tanto deflagrante. E adesso sembra molto più chiara la scelta di aprire la rassegna con il kolossal di Ridley Scott. "Il Festival di Cannes veste i panni di Robin Hood" ha detto Fremaux, perché la storia di come un fedele soldato diventa un ribelle, interpretata con energia e convinzione da Russell Crowe rispecchia perfettamente lo spirito di una edizione "dalla parte delle vittime della crisi, dei conflitti sociali e religiosi, delle guerre che insanguinano il pianeta".

"Il nostro copione - ha dichiarato a Cannes Russell Crowe (che parla già di un probabile sehuito) - finisce laddove, rifugiandosi con il popolo e donne e bambini, nella foresta di Sherwood, poi inizieranno la vera battaglia e la totale presa di coscienza di Robin per il popolo anglosassone, che viveva una depressione economica aggravata da tasse e soprusi non dissimile da quella di oggi"."Noi - continua l'attore australiano che sabato sarà ospite a Che Tempo che Fa di Fabio Fazio - abbiamo voluto privilegiare l’uomo, che avrà sempre una attualità nella Storia con valori via via contemporanei adattati a nuove battaglie civili e morali".

Nella stessa giornata di ieri è passato fuori concorso anche Wall Street 2 - Il denaro non dorme mai, opera seconda del regista Oliver Stone sui fatti e misfatti dell'alta finanza americana. Un tema molto attuale a causa della crisi finanziaria che ha colpito i mercati, oltre al lavoro di milioni di persone. Michael Douglas, protagonista anche di questo secondo episodio nel ruolo di Gekko, ex squalo di Wall Street appena uscito di prigione dopo una serie di condanne per truffa e insider trading, si trova di fronte uno scenario speculativo completamente cambiato. In peggio. Lo conferma l'attore nella conferenza stampa, lanciando un allarme: “Il film, nel finale aperto, lascia un dubbio: gli uomini possono perdere i loro vizi in una società e in una economia spregiudicate, che badano solo al profitto e dove gli eccessi dell’avidità ormai coinvolgono banche e poteri corrotti quanto corruttibili?” La pellicola mette fortemente in discussione la american way of life, soprattutto il mondo dei rampanti broker yankees corrotti che hanno portato sull’orlo della crisi l’intero paese: “Ci sono una serie di domande su ciò che eravamo quando i tempi erano migliori, su ciò che siamo diventati in tempi in cui il Male serpeggia ovunque e su ciò che dobbiamo insegnare ai figli“.

E' solo l'inizio. Nei prossimi giorni si attende una dose importante ed autorevole di titoli 'non allineati'. A cominciare dalla nuova pellicola di Ken Loach: Route Irish, cooptato all'ultimo momento in concorso, un denuncia della guerra in Iraq attraverso la storia di due contractors britannici. Ancora più politico Fair Game di Doug Liman, interpretato da Sean Penn e Naomi Watts, unico titolo Usa in concorso dove si ricostruisce la vera storia di Valeria Plame, agenne sotto copertura della Cia scaricata dall'Agenzia e messa in pericolo di vita a causa della sua opposizione all'intervento militare in Iraq. Un homme qui crie, una pellicola del regista del Ciad Mahamat-Saleh Haroun, vincitore a Venezia 2006 con Daratt, parla delle guerre dimenticate dell'Africa. Due inoltre i film francesi in odore di polemiche: Hors la Loi dell'algerino Rachid Bouchareb (premiato nel 2006 per Indigène), una denuncia del massacro compiuto a Setif, in Algeria, nel 1945 dai coloni francesi. Ed inoltre Des hommes et des Dieux di Xavier Beauvois, anche questo ambientato in Algeria, che racconta l'eccidio di alcuni frati trappisti da parte di un gruppo islamista nel 1996.

 

Scritto da Piero Cinelli
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