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Brotherhood – l’amore al tempo del neo-nazismo

Attualità, Interviste

21/06/2010

Nicolo Donato. Segnatevi il nome. Forse molti di voi lo conoscono già dato che con il suo film di esordio Brotherhood – Fratellanza ha vinto il Marco Aurelio d’Oro come Miglior Film all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma. La pellicola verrà proiettata domani sera, 22 giugno, all’Auditorium della Capitale alla presenza del regista alle ore 21.00 e uscirà nelle sale il 2 luglio per Lucky Red. Un film fortissimo, importante, una grande storia d’amore struggente e impossibile fra due persone, due esseri umani. Due uomini, appartenti ad un gruppo neo-nazista di una cittadina della Danimarca. Brotherhood è la storia di un amore pericoloso e della ricerca della propria identità. Deluso da un mancato avanzamento di carriera, Lars decide di lasciare l’esercito. Si scoprirà attratto dal movimento neo-nazista e da un membro del gruppo, Jimmy. I due uomini daranno inizio ad una relazione segreta, ma il loro amore proibito dovrà scontare la punizione del gruppo di destra di cui fanno parte. Tuttavia, l’amore e l’attrazione sessuale tra i due sono così forti e puri che, pur dovendo infrangere ogni regola, Lars e Jimmy non riusciranno a mettere fine alla loro relazione... La forza del film consiste in un cast di attori diretti in maniera sublime, una storia particolare e i contrasti sulla quale si fonda. La crudezza dei pestaggi e dei discorsi dei neo-nazisti che si scontrano con la poesia delle scene di seduzione e di dolcezza tra i due protagonisti, girate da Nicolo Donato (un italo-danese, con più di dieci anni di esperienza come fotografo di moda e un corso presso la Zentropa di Lars von Trier) con un’eleganza e una aggraziata sensualità che non scade mai nel ridicolo. Anzi è degna dei suoi maestri: Gus van Sant e lo stesso von Trier. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il regista.

Come nasce questo progetto e quanto è stato difficile realizzarlo? Avete avuto pressioni dai gruppi neo-nazisti danesi? “A dire il vero - ci dice Donato – non abbiamo avuto nessun problema mentre giravamo il film e neppure ora, speriamo nemmeno in futuro. Certo, mentre giravamo io ero piuttosto teso, preoccupato, nervoso perché abbiamo realizzato tutto in location dove i neo-nazisti danesi si riuniscono veramente e quindi avevamo bisogno di gente che sorvegliasse la produzione, che non accadessero incidenti. Abbiamo avuto anche il sostegno dei racconti di persone che hanno fatto parte di questi gruppi e poi se ne sono allontanati. Senza le loro testimonianze sarebbe stato impossibile realizzare questa storia. Un’altra fonte di ispirazione fondamentale per il film è stata la visione del documentario di Rosa von Praunheim, Men, Heroes, Gay Nazis che è un magnifico lavoro su questo argomento. Però ci tengo moltissimo a ribadire che per me Brotherhood è una grande storia d’amore fra due esseri umani. Non è un film sul nazismo e nemmeno un film gay. Tanto che non ci siamo documentati più di tanto né sulla storia del Terzo Reich e nemmeno su storie omosessuali proprio perché il fulcro del film è un altro. E’ il sentimento, l’amore di cui tutti abbiamo bisogno, a prescindere da chi siamo. Lungi da me dare umanità ai gruppi neo-nazisti ma anche loro sono esseri umani e ognuno è diverso. Come il mio protagonista Lars. Io non penso che nasciamo cattivi, sono l’educazione che riceviamo, l’amore che riceviamo, il contesto in cui cresciamo che fanno di ognuno di noi la persona che diventiamo. Quindi Brotherhood è un film sull’uguaglianza dei sentimenti, calato in un contesto e in una situazione di violenza, ignoranza, alienazione e completa mancanza di amore. Mi auguro che la visione del film possa servire ad aprire gli occhi su questi problemi”. Durante la proiezione ha fatto sorridere a molti il fatto che questi neo-nazisti siano ambientalisti, attenti al biologico e al cibo sano... eppure è un aspetto che fa parte della loro disciplina? “Assolutamente sì. E nemmeno io lo sapevo. Il tutto è nato da un articolo che ho letto una volta su un giornale dove uno di questi ragazzi si professava ‘organic-nazi’ e questo mi ha fatto molto sorridere. Ho pensato: “Ma come andate in giro a massacrare la gente, non avete rispetto per nessuno e vi preoccupate della raccolta differenziata o del cibo biologico?”. Eppure è così, quindi ci siamo documentati e l’abbiamo inserito nel film perché è un tema molto importante”.

Perché Lars che è un ragazzo intelligente, colto, con una personalità spiccata si va a mescolare con quel branco di assassini? “Per quello che avete detto – ci risponde Donato – proprio perché tutte le sue doti non sono riconosciute da nessuno se non da questo gruppo di neo-nazisti. La sua famiglia non lo considera. Il padre è completamente assente e la madre decide per lui quello che lui non vuole. L’esercito lo rifiuta. Lars si sente abbandonato, non capito, non è rispettato da nessuno. E tutti al mondo vogliamo essere rispettati. Così trova in questo gruppo una appartenenza, qualcuno che lo riconosce, che capisce le sue qualità, per poi capire, in seguito, che è lui che non appartiene a loro. Per questo li provoca raccontando l’episodio di Ernst Röhm, uno dei migliori amici di Hitler, omosessuale dichiarato che fu fatto uccidere dal Führer, proprio perché aveva osato rivelare una parte importante della sua identità”. Ora a cosa sta lavorando? “Ad August che è un film sulla depressione. L’ho praticamente già scritto e lo girerò l’anno prossimo con tutta la stessa ‘famiglia’ di maestranze che ha fatto Brotherhood. Per me fare cinema è stare in famiglia, con i miei amici. August è un altro progetto molto pesante, in molti mi hanno detto che lo script è troppo forte ma io non cambierò nulla perché conosco l’argomento e voglio raccontare ciò che conosco. La storia di un padre che perde una figlia per cancro e di un dolore immenso che lo invade e di come riuscirà a ritrovare i motivi per tornare a vivere. In fondo si tratta di un’altra estrema storia d’amore, perché davvero penso che All You Need Is Love!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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