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Brandon Routh

18/07/2006
Il ritorno di Superman
Intervista a Brandon Routh


Dopo due capitoli della saga degli X men, il regista de I soliti sospetti e de L'allievo Bryan Singer torna a dirigere un film legato alle avventure dei Supereroi.

Soltanto che – questa volta – l'oggetto delle sue cure è uno dei personaggi più amati dei fumetti: un'icona che ha superato più o meno indenne sessanta anni di storia, diventando l'emblema e la quintessenza dell'essere un supereroe. Un compito non facile che aveva visto 'fallire' per motivi differenti registi importanti e 'navigati' come Tim Burton e Kevin Smith e aveva quasi fatto indossare il mitico costume con la S stilizzata 'giallorossa' ad attori del calibro di Nicolas Cage, Paul Walker e Jude Law. Con la lungimiranza e il coraggio che contraddistinguono il talento di Singer, il regista americano ha dato vita ad un film fedele all'originale in cui incontriamo tutti i personaggi più amati del fumetto (Lois Lane, Lex Luther, Jimmy Olsen…), ma – al tempo stesso – coraggioso e pronto a dare vita ad una sensibile cesura con il passato.  Un passaggio 'epocale' necessario soprattutto dopo che colleghi come Sam Raimi con Spiderman e Christopher Nolan con Batman Begins hanno fortemente alzato il livello dei film legati al mondo degli eroi da fumetti, dando vita ad una sorta di 'genere a parte' in cui il cinema d'autore e quello di effetti speciali si incontrano in un territorio perlopiù inesplorato e pronto a grandi sorprese sia sotto il profilo artistico che in termini di incassi.  Questo perché il pubblico per questo tipo di cinema non è composto solo da adolescenti, ma – soprattutto - da trentenni e quarantenni cresciuti con i fumetti e – oggi – diventati avidi consumatori dei film legati agli eroi della loro infanzia da vedere e rivedere con fidanzate, mogli e figli. Ma c'è anche qualcosa in più: dopo le fortunate serie televisive di Smallville e Le avventure di Lois & Clark il pubblico ha dimostrato di amare ancora Superman e di avere bisogno che un altro attore – dopo Christopher Reeve – indossasse il suo costume. In un certo senso è un po' il gioco che il regista Bryan Singer propone al pubblico quando – in Superman Returns - fa scrivere un articolo a Lois Lane in cui si spiega: "Perché il mondo non ha bisogno di Superman…" . Cinematograficamente, invece, il vuoto lasciato dall'attore Christopher Reeve e dalla sua storia umana travagliata e dolorosa poteva e, forse, doveva essere colmato quanto prima. Scegliendo un altro interprete, il giovanissimo Brandon Routh, Singer ha sorprendentemente – nonostante tutto – voluto dare vita ad una sorta di sequel ideale dei due capitoli di venti e passa anni fa, in cui Superman ritorna sulla Terra dopo cinque lunghi anni di assenza, per essere andato alla ricerca delle proprie origini su Krypton, il pianeta abbandonato su un razzo quando era ancora in fasce. Kal El, questo il nome extraterrestre di Clark Kent / Superman, però, adesso non c'è più. O meglio: non c'è più l'extraterrestre che vive un'esistenza carica di dubbi riguardo ala propria identità e al proprio ruolo nei confronti degli esseri umani. Bryan Singer propone al pubblico un eroe che ha guardato negli occhi l'abisso e – a differenza di Spiderman, Batman e Hulk – non è affatto o perlomeno non è più un eroe tormentato, bensì pacificato, perché ha capito qual è il senso delle sue radici, qual è il suo ruolo e qual è il senso della sua esistenza.

Scritto da ADMIN
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