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Boxoffice Usa: Piccoli brividi meglio di Ponte delle Spie

Attualità, Box Office

18/10/2015

Sono ancora i più piccoli a far pesare dalla loro parte la bilancia del boxoffice: dopo i grandi successi dei cartoni adesso il nuovo family della Sony Piccoli brividi (Goosebumps) scala la vetta degli incassi del week end con 23,5 milioni di dollari, battendo due grossi calibri come Steven Spielberg uscito venerdì con il thriller ambientato nel periodo della Guerra Fredda Il ponte delle spie e Guillermo del Toro con il suo racconto gotico - romantico Crimson Peak.

Tratto da una celebre collana di libri per ragazzi e interpretato da Jack Black Piccoli Brividi (in originale Goosebumps) ha anticipato Halloween con la storia di uno scrittore di romanzi horror interpretato da Jack Black la cui intera galleria di spiriti e fantasmi fugge dai suoi romanzi spargendosi in giro per il mondo. 

Solo il gradino più basso del podio per Il ponte delle spie superato anche da The Martian di Ridley Scott che anche sul pianeta rosso dimostra di avere ottime gambe incassando al terzo week end 21,5 milioni di dollari per un totale di 143,8 milioni per la Fox.

Piccoli Brividi, primo capitolo di un nuvo franchise targato Sony, ha dovuto battere anche il fuoco amico di Hotel Transylvania 2, l'altro titolo family della Sony, ancora vivacissimo sia in termini di mostri che di incassi (12,3 milioni) nonostante sia arrivato alla quarta settimana, con un totale superlativo di 136,4 milioni. 

Apprezzatissimo dalla critica e con un occhio alla prossima Oscar season Il ponte delle spie di Steven Spielberg costato 40 milioni non ha deluso la Disney con un esordio di 15,4 milioni ed una lunga marcia da percorrere. Ispirato alla storia vera dell'avvocato James Donovan, interpretato da Hanks, che divenne celebre per aver accettato la difesa della spia russa Rudolf Abel e che successivamente fu inviato a Berlino per negoziare la liberazione del pilota americano Francis Gary Powers, il cui aereo spia era stato abbattuto in territorio sovietico.

Decisamente al di sotto delle aspettative invece l'esordio di Crimson Peak di Guillermo Del Toro, costato 55 milioni e con un debutto da 12,9 milioni per Universal. Storia di una giovane autrice da poco sposata e trasferita nella dimora del marito che scopre infestata da minacciose entità soprannaturali, nonostante il marito ed il suo fattore cerchino di nasconderle.

Crimson Peak è comunque in buona compagnia visto il risultato catastrofico di Pan della Warner, che dopo un esordio debolissmo, al secondo week end ha perso un ulteriore 63% di spettatori, realizzando in dieci giorni 25,7 milioni. 

Va ancora peggio a The Walk di Robert Zemeckis che in due settimane incassa 9,2 milioni.

Con l'approssimarsi della stagione dei premi molta carne sul fuoco anche nel settore del cinema di qualità, con il biopic Steve Jobs della Universal che dopo l'apertura (record per media per sala) dello scorso week end, ha incassato 1,6 milioni in 60 sale, con una media ancora stellare di 25mila dollari per sala.  Ancora meglio il thriller islandese Room di Lenny Abrahamson, girato interamente in una stanza senza finestre dove sono rinchiusi una madre ed il piccolo figlio, con 120mila dollari in sole quattro sale e con un a media di 30.000. 

Ha scelto di esordire in pochissime sale anche Truth, il film che ha inaugurato la Festa del Cinema di Roma, nonostante il cast stellare composto da Cate Blanchett e Robert Redford e che ricostruisce la vicenda drammatica dell'anchor man della Cbs Dan Rather e della produttrice del suo programma Mary Mapes cacciati dall'emittente televisiva per la controversa inchiesta nei confronti del candidato alla Presidenza George Bush.

Da segnalare infine il risultato modestissimo di Beasts of No Nation, primolungometraggio prodotto da Netflix e presentato al festival di Venezia, che uscito in 27 sale e contemporaneamente offerto in streaming agli abboanti di Netflix ha incassato poco più di 50mila dollari ad una media di 1300 dollari per sala.

Scritto da Piero Cinelli
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