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Blues Brothers: trenta anni dopo

Attualità

22/08/2011

Intervista a John Landis

Tre grandi classici del cinema di John Landis escono in questi giorni in Blu-ray con una nuova serie di extra appositamente realizzati e pensati dal regista americano. Uno dei primi ad occuparsi in prima persona della pubblicazione in Dvd prima e oggi nel nuovo formato ad alta definizione dei suoi film. The Blues Brothers, The Blues Brothers – il Mito continua e Animal House vengono riproposti al pubblico con la loro carica di insolenza e divertimento che rende questi film di culto capaci di farsi amare da generazioni differenti.  “Questo tipo di cinema sarebbe impossibile da realizzare oggi.” Spiega Landis “Hollywood è dominata da Corporations come Sony e Time Warner il cui orizzonte principale è quello del profitto. Film che, almeno sulla carta, non danno alcuna garanzia di successo, sono impensabili al giorno d’oggi.”

Qual è il nemico peggiore di questo tipo di cinema?

Sicuramente la burocrazia molto conservatrice che popola gli Studios. Quel tipo di libertà che avevamo negli anni Settanta e Ottanta è veramente molto difficile da immaginare al giorno d’oggi. Hollywood è sicuramente pronta per I Pirati dei Caraibi 4 o a qualsiasi numero siano arrivati, piuttosto che per film con storie originali e un po’ visionarie. Del resto quel tipo di pellicole, oggi, fanno tantissimi soldi, quindi come possiamo dare loro torto dal loro punto di vista?

Qual è la differenza da tra il cinema dei Blues Brothers e quello di oggi?

Noi facevamo i film e portavamo sullo schermo le storie in cui credevamo che, poi, dimostravano di avere un grandissimo pubblico. Oggi il cinema dei Pirati e dei Transformers viene pensato perché possa funzionare nei Multiplex di Barcellona, Roma, Shanghai, Kiev e del New Jersey. E’ un approccio produttivo da “minimo denominatore comune”.  Del resto per una Major è molto complicato prendersi dei rischi. E’ una situazione triste che si riflette nei prodotti che vengono realizzati, sebbene, bisogna riconoscerlo, serie come quella di Harry Potter sono state in grado di mantenere sempre la loro qualità.  Detto questo per noi cineasti tutto è diventato complicatissimo, perché ci troviamo dinanzi ad un mondo degli Studios estremamente conservatore e contrario a qualsiasi forma di ‘rischio’. In più molto di quanto sta accadendo ha a che fare con il marketing e con la tecnologia. Quando è uscito l’Iphone la prima cosa da vedere sul tuo telefono messa in vendita è stato il video che ho diretto io di Michael Jackson, Thriller. Mi si è spezzato il cuore, perché la prima volta che tanti ragazzi hanno visto quel piccolo film è stato come se stessero guardando dei francobolli. La maniera migliore per vedere dei film è e resta il cinema: insieme ad altre persone su grandi schermi e con un ottimo suono. E’ la sala cinematografica a rendere al meglio l’esperienza di vedere un film che se divertente è ancora più divertente, se spaventoso, fa ancora più paura. Non c’è niente di meglio che vedere un film insieme ad altre persone, mentre oggi la maggior parte del pubblico guarda i film da soli sul computer. E’ un momento molto particolare e io non sono sicuro dove andremo a finire, anche se non ho dubbi che nessuna tecnologia, mai, potrà sostituire l’esperienza di un film sul grande schermo.

Quindi?

La fortuna è che esiste ancora un cinema indipendente che dà grandi soddisfazioni. Hollywood non avrebbe mai prodotto Il Discorso del Re, ma – al tempo stesso – è anche vero che un film meraviglioso come The Social Network è stato fatto proprio da un grande Studio. Questa è la prova che bisogna restare ottimisti: di tanto in tanto, infatti, un film eccellente riesce a scivolare attraverso le maglie del sistema.

Come guarda alla sua carriera, oggi?

Ci sono alcuni film che mi sono molto divertito a fare e altri che hanno avuto più successo. Non ho un film preferito. E’ impossibile pensare al mio lavoro in questi termini. Non credo di avere mai girato “un grande film”. Penso di avere prodotto delle pellicole in grado di influenzare il pubblico.

Girando quali filme si è divertito di più?

Animal House e I tre amigos. Walter Hill una volta mi ha detto: “Se sapessero quanto ci si diverte a fare un western, gli studios non ci darebbero i soldi.” Personalmente ho girato come attore e come comparsa un sacco di Spaghetti Western prodotti dall’Italia, dalla Francia e dalla Germania in Spagna e mi sono sempre divertito da morire, perché è come giocare a fare i cowboys da grande. E ti pagano pure…

Un lupo mannaro americano a Londra?

Molto divertente, perché era un film indipendente e ci siamo presi tutta la calma del mondo nel girarlo. Io stesso firmavo gli assegni in prima persona e quindi non c’era nessun tipo di pressione esterna.

The Blues Brothers?

Era meraviglioso lavorare con quegli straordinari musicisti: da Cab Calloway a Aretha Franklyn, da Ray Charles a James Brown. Sono stato molto fortunato, anche se era difficile avere a che fare con John Beloushi per i suoi problemi con la droga.

Che ricordo ha di John Beloushi?

Era straordinario. Penso ad Animal House in cui Bluto è un personaggio del tutto secondario e grazie al suo carisma è assurto ad un ruolo di primo piano. La sua grande forza stava in una grande dolcezza di fondo. Se guardate a 1941 Allarme A Hollywood vi accorgerete del grande errore che ha commesso Steven Spielberg. Steven ha, infatti, totalmente frainteso il ruolo di John in Animal House. Beloushi era vorace, sboccato, distruttivo e sopra le righe. Ma era anche molto dolce, come poteva essere il “fantasma formaggino” o il mostro che trovi nei biscotti. Spielberg lo ha trasformato in un mostro. Blues Brothers è stato ispirato dalla passione di John e Dan dalla musica Blues.

Cosa significa per un cineasta essere “fortunato”?

Non dovere lavorare più se non si vuole. Ho avuto successo e va bene così. Per vivere non mi serve fare i film che non voglio fare.

Scritto da Marco Spagnoli
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