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Bling Ring ed Universitari la parola ai registi

Attualità

24/09/2013

Fra i film che usciranno questa settimana, uno dei più attesi è senz'altro "Bling Ring" della regista Sofia Coppola, presentato allo scorso Festival di Cannes. Da poco passata per Roma per presentare la pellicola la giovane e brava filmaker ha parlato della vera storia di questi ragazzi ossessionati dalle marche, dalla ricchezza e dai vip descrivendoli: "Il disagio dei giovani è un argomento che la letteratura e il cinema hanno sempre affrontato, in diverse epoche: in questo caso volevo raccontare la vicenda di questi ragazzi ossessionati dal mondo delle celebrities, ossessione figlia di una cultura pop forse alla deriva. Ora vivo tra New York e Parigi, ma l’idea del film mi venne appena tornata in America dopo un lungo periodo vissuto in Francia. Probabilmente perché l’esplosione di questo fenomeno mi aveva solamente sfiorata e quindi ancora possedevo quel giusto distacco per poterlo raccontare“. Ha poi dichiarato come abbia deciso di mantenere i nomi originali dei protagonisti dei furti: "per due ragioni: da una parte per non renderli più famosi di quanto già non siano diventati, dall’altra perché volevamo comunque fare un film, non un documentario“ - e ancora - "legati tra loro non da una vera intimità ma semplicemente dal desiderio di possedere gli abiti o gli accessori delle star idolatrate. Allo stesso modo auspico che lo spettatore non entri in intimità con loro."

Un altro film pronto ad invadere le sale con più di trecentocinquanta copie è sempre una storia di ragazzi, di altro genere e di altre forme, esce "Universitari - Molto più che amici" di Federico Moccia, presentato alla stampa venerdì scorso. Il regista ha raccontato come sia nata l'idea e lo sviluppo, nonché la voglia, di esplorare il mondo universitario: "Mi divertiva raccontare un passaggio successivo di età rispetto a quello di cui mi ero occupato. Sono personaggi che nascono da una ricerca dettagliata, sono diversi da quelli di "Tre metri sopra il cielo" e non assomigliano ai quarantenni di "Scusa se ti chiamo amore" e "Scusa se ti voglio sposare". Non racconto una generazione, racconto una storia, che non appartiene alla Roma bene. Sono ragazzi che abitano in periferia, e di certo non sono agiati. Si può definire come una continuazione degli altri miei film, soffermandosi su uno step successivo a quello che accade dopo il primo grande amore, dopo il liceo e la maturità. La nostra città è cambiata, somiglia molto alle grandi metropoli che prima si vedevano solo all’estero. Quello che volevo arrivasse al pubblico e che mi piaceva rappresentare era tramutare la solitudine di questi sei ragazzi in un’isola felice costituita da una nuova famiglia creata dalla loro amicizia, accogliente e sicura."

Scritto da Sonia Serafini
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