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Bernardo Bertolucci e i predatori del Sacro GRA

Attualità

09/09/2013

Il verdetto del Festival di Venezia apre scenari molto importanti per il cinema italiano.

La decisione della Giuria guidata dal Presidente Bernardo Bertolucci va, di fatto, a sancire due tendenze interessanti, rispetto a quanto è accaduto in Italia negli ultimi cinque anni.

I documentari in particolare e il cosiddetto ‘cinema del reale’ più in generale non sono generi minori, ma campi importanti di sperimentazione in cui si sono formati alcuni dei principali talenti del cinema italiano contemporaneo capaci anche di fare lungometraggi di fiction assai rilevanti: una lista esaustiva sarebbe troppo lunga, quindi ci limitiamo a segnalare alcuni tra i nomi principali come quelli dello stesso Gianfranco Rosi, di Costanza Quatriglio, Daniele Vicari, Giorgio Diritti, Vincenzo Marra, Alessandro Rossetto, Andrea Segre, etc., etc.

Un cinema nuovo, importante, riconosciuto in Europa e nel resto del mondo che in Italia ha avuto scarsa cittadinanza nelle sale cinematografiche per non parlare di quanto poco accade rispetto ad altre nazioni in televisione.

L’altra tendenza è quella delle opere prime. La vittoria della protagonista femminile del film d’esordio di Emma Dante, il successo internazionale di Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia e de L’intervallo di Leonardo Di Costanzo, l'apprezzamento mondiale di Miele di Valeria Golino o di Nina di Elisa Fuksas evidenziano come le Opere Prime rappresentino il cinema più libero e ambizioso prodotto nel nostro paese.

La scelta di Bertolucci non può, quindi, essere presa alla leggera, perché il David di Donatello, l’equivalente dell’Oscar italiano presenta, ad esempio, solo un premio per il documentario e l’opera prima, proponendo decine di categorie, invece, per il cinema maggiore che, a livello internazionale, forse anche per motivazioni produttive complesse, sembra dimostrare un maggiore affanno rispetto ad opere economicamente più agili e quindi sulle quasi si può rischiare di più.

Del resto, senza dubbio, tra le opere prime e i documentari troviamo alcune delle proposte più importanti del cinema italiano degli ultimi anni e dei vari talenti.

Sacro GRA, con un titolo dal sapore iniziatico, ironia della sorte quasi all’Indiana Jones rappresenta, quindi, un caso importante da cui partire e riflettere.

Bertolucci, iconoclasta da sempre, ha, infatti, violato il Sancta Sanctorum del cinema di finzione, proponendo un modello unico di cinema che non tenga conto di stilemi appartenenti al passato.

La vittoria della realtà sulla finzione è il segnale di un’epoca, di un cinema innovativo in cerca di sbocchi da un lato e di una produzione italiana più tradizionale, bisognosa di rinnovamento che si deve rinnovare in termini narrativi e di ambizione, ma soprattutto nel ristabilire un patto nuovo con il pubblico, così come è accaduto oltre un decennio fa all'alba del rinnovamento della produzione nazionale in termini d autori e produttori.

Un cambiamento importante che, senza dubbio, non potrà fare altro che del bene e che diventa una sorta di schiaffo da cui ripartire con maggiore ottimismo e convinzione. Per i produttori, certo, ma anche per distributori, esercenti e broadcaster televisivi che - con poco - possono iniziare ad ampliare la loro offerta verso il pubblico.

Scritto da Marco Spagnoli
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