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Benvenuti alla ‘Notte del Giudizio’

Interviste

30/07/2013

Intervista al regista e sceneggiatore James DeMonaco

La Notte del Giudizio - The Purge è una sorta di moderno Arancia Meccanica, che parte da un presupposto pseudopolitico e fantascientifico per esplorare il comportamento umano in situazioni a dir poco "estreme".

In un’America travolta dalla criminalità e con le prigioni stracolme di malviventi, il governo ha deciso di instaurare un giorno all’anno in cui per 12 ore ogni tipo di crimine, incluso l’omicidio, diventa legale. Non è possibile chiamare la polizia. Gli ospedali sono chiusi. E’ una notte nella quale i cittadini si autogestiscono senza il pericolo di essere puniti per le loro azioni. Il risultato è stato che il tasso di criminalità è sceso a "zero" e che gli Stati Uniti sono molto più felici rispetto a prima. Quando arriva, però, la notte in cui tutto può accadere una famiglia si trova alle prese con una situazione drammatica. Poco prima del coprifuoco annuale qualcuno si introduce nel comprensorio blindato di James Sandin (Ethan Hawke), una serie di eventi drammatici porteranno la sua famiglia sull’orlo del baratro. Superare la notte senza diventare quei mostri che loro stessi fuggono sarà la dura prova che dovranno affrontare James, sua moglie Mary e i loro bambini. Una notte dove tutto può accadere e dove le circostanze portano tutti senza eccezione a dare il peggio (o il meglio...a seconda dei punti di vista) di sé.

Ad avere scritto e diretto il film è James DeMonaco, autore della sceneggiatura dello straordinario The Negotiator con Kevin Spacey e Samuel L. Jackson e di altri film che con La Notte del Giudizio trova l'alibi perfetto per un film sociale dal forte impatto politico.

Come le è venuta l’idea per questa storia?

Sono stati due elementi a portarmi a scrivere il soggetto di quello che poi è diventato La Notte del Giudizio - The Purge: mi trovavo a Parigi per un po' di tempo e mi sono accorto di come i media francesi, a differenza di quelli Americani trattino la violenza con uno sguardo differente. Mi sono reso conto di come il mio paese, l'America sia sopraffatto da una costante rabbia che viene enfatizzata dalla televisione e dai giornali presentando la vita in maniera più estrema e ansiosa di come stanno realmente le cose. Qualche tempo dopo stavo facendo un viaggio in macchina in Canada con mia moglie e l'autista di un Tir ci ha quasi ucciso e mia mogli ha avuto uno scatto di rabbia, giustificato, ma che comunque mi ha sorpreso. Così è nata la storia del film: da un'idea atavica connaturata a tutti noi rispetto alla giustizia privata e a quello che saremmo disponibili a sacrificare pur di essere apparentemente felici. 

Inoltre, la narrazione è stata facilitata dal fatto che gli Americani hanno un rapporto abbastanza unico con il mondo delle armi e delle pistole. 

Il film è puro intrattenimento...eppure non si può fare a meno di notare come alcune idee e tematiche sociali affiorino in maniera prepotente, quasi a volere suscitare un dibattito...

Il film è pensato per divertire il pubblico, ma è anche il mio commento all'America di oggi e alla sua sete di violenza e di vendetta. Non mi piace un mondo dove guardare ciò che accade agli altri ci fa sentire più sicuri...tanto basta 'che non suiccede a noi'. A me piace pensare ad un mondo più solidale, dove la gente si fa avanti per i diritti degli altri e non solo per i propri. E' una critica all'egoismo portato al paradosso. Quando c'è stato l'uragano Kathrina e gli aiuti sono arrivati con grande ritardo mi sono sentito molto male. Mi sembrava assurdo che noi ci crogiolassimo nel nostro egoismo e delle persone stavo morendo in diretta Tv.

Come ha distillato tutte queste emozioni nella narrazione?

Sicuramente il senso del film era quello di lavorare sull'idea che non vi fossero degli eroi. Stanley Kubrick ha avuto una grande influenza su di me e sulla mia vita. Pur non volendo fare paragoni, il mondo de La Notte del Giudizio - The Purge è un po' parente di quello di Arancia Meccanica. Per me fare cinema significa 'contrabbandare' delle idee all'interno di storie che possono essere comprese da tutti e che, però, rimandano a qualcosa di più profondo rispetto a quanto accade sulla scena. Malcolm McDowell mi ha terrorizzato con la sua interpretazione così elegante, pulita e - al tempo stesso - terribile. Quel film è rimasto con me e così sono voluto partire da presupposti analoghi per esplorare una notte dove tutto è permesso. Anche se solo per poche ore. Il mio film è ovviamente molto diverso, ma quello che certamente ho coscientemente 'copiato' da Kubrick è stato quel sentimento di violenza che era presente nel suo lavoro.  

Perché?

Perché in America la violenza sta diventato al tempo stesso sia una nuova religione che un'epidemia da cui sembra difficile potersi proteggere. 

La Notte del Giudizio è un film drammatico, ma basterebbe spostare di poco il tono per farlo diventare una sorta di commedia macabra...

Insieme ad Ethan Hawke era quello che abbiamo sempre desiderato fare: volevamo andare in direzione di una commedia e di una satira dove lo humour più assurdo potesse emergere dall'eleganza e dall'educazione dei protagonisti. Per me era come un film con protagonista una sorta di 'Tom Cruise impazzito'.  Anche se il tono resta drammatico c'è qualcosa di profondamente esilarante e drammaticamente divertente nel cuore di questa storia. Questo perché abbiamo voluto evitare i cliches del genere e liberarsi della 'facciata' di perbenismo che spesso affligge anche certi film di genere. Qui c'è una frattura profonda nella famiglia con un padre impegnato anche a fermare lo sviluppo di una relazione sessuale tra sua figlia e uno sconosciuto.  

Hollywood non produce più film così estremi come accadeva, ad esempio, negli anni Settanta...come avete fatto a sfuggire alla trappola del politicamente corretto?

Nel sistema hollywoodiano tu devi separare chiaramente i buoni e i cattivi: noi volevamo la libertà di dare vita ad un racconto morale di grande intrattenimento e anche divertente. Siamo riusciti ad ottenere questa libertà di movimento girando un film da tre milioni di dollari che, poi, alla fine è stato distriubito in tutto il mondo. Siamo riusciti a fare breccia nel sistema come dei contrabbandieri che portano le loro idee con piccole imbarcazioni che sfuggono ai controlli. Se fosse costato di più non saremmo riusciti a produrlo. Un film che costa così poco garantisce al regista di essere lasciato in pace e di potere raccontaree la storia che vuole in maniera un po' sovversiva e politica.

Si parla già di un sequel...

E' vero, non c'è nulla ancora di definito, ma io sto lavorando su un sequel attraverso cui desidero esplorare il concetto di razza e di classe... 

 

Scritto da Marco Spagnoli
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