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Bentornato Kechiche, dopo Cous Cous sconvolge con Venus Noir

Attualità, Recensioni

08/09/2010

Abdellatif Kechiche è un'altro di quei cineasti senza compromessi. Dopo Cous Cous in concorso nel 2007, quest'anno Kechiche porta - sempre in competizione - una storia vera quanto straziante e aberrante. Due ore e quaranta minuti dove si narra l'esistenza disumana di Saartjie Baartman, una ragazza sud-africana grassa, con due glutei fuori dal comune e un sesso studiato dalla medicina degli anatomisti dell'800. La Venere Nera del titolo di questo suo quarto lungometraggio è una schiava portata in giro nel 1817 per tutta Europa da un afrikaner che ne fa una freak da mettere in vetrina, dentro una gabbia, e mostrare come un 'essere animalesco' ad un pubblico ignorante che si diverte ad offenderla e, in seguito, ad abusare di lei. Il tutto perché è nera, è la Venere Ottentotta.

Il film inizia a Parigi nel 1817 presso l'Accademia Reale di Medicina. Il cadavere di Saartjie viene esposto ad un gruppo di scienziati che arrivano alla conclusione, dopo avere vivisezionato il suo intero corpo, che "Non hanno mai visto testa umana e vulva più simile a quella della scimmia, in particolare dei babbuini, se ne deduce che i negri sono discentendi da quegli animali". Di fronte al calco del corpo, il famoso anatosmista Georges Cuvier è categorico, non ci sono dubbi sui suoi studi e un parterre di distinti colleghi applaude alla dimostrazione e a una scoperta scientifica, per loro, di inestimabile valore. Sette anni prima, Saartjie lasciava il Sud-Africa con il suo padrone, Caezar, che aveva fatto di lei la sua schiava personale, per andare ad offrire il suo corpo in pasto al pubblico londinese delle fiere e degli zoo umani. Donna 'libera' e obbligata a fare tutto quello che gli chiede Caezar allo stesso tempo, La Venere Ottentotta' era l'icona dei bassifondi, promessa al miraggio di una ascesa dorata...

 Ma le cose non andranno in questo modo. Alcolizzata per potere sopportare un simile trattamento la donna finirà in seguito a Parigi in un bordello dove diventerà una delle prostitute più sfruttate e violentate, fino alla sua morte.

"Gli esseri umani sono come sono. - ci dice Kechiche - Sono capaci delle cose peggiori come delle migliori. E' vero che gli uomini hanno oppresso molto le donne nel corso della storia... Ma una donna nera è diversa, sintetizza in sé tutti i motivi di oppressione. In realtà nel mio film non ho cercato di accusare gli uomini. Mi sono concentrato sui fatti, sulle immagini, nel senso che ho mostrato quello che mi è stato riferito trattandosi di una storia vera, per cercare di capire come una tale bruttura potesse essere stata concepita".

Kechiche è senz'altro uno dei cineasti più significativi del cinema europeo conpemporaneo. A partire da Tutta colpa di Voltaire (che vinse come migliore opera prima qui a Venezia nel 2000), La schivata fino a Cous Cous. E' un regista che racconta la terra di mezzo dei nuovi cittadini che arrivano da altri Continenti nella fortezza Europa. Quelli che, come lui - di origine algerina ma cresciuto in Francia - dall'Africa Settentrionale sono stati condotti nel vecchio Continente nel bel mezzo dell'infanzia, perdendo le radici e guadagnando uno sguardo stereoscopico sulla realtà. Uno sguardo capace di illuminare le zone d'ombra d'Europa e con esse l'umanità nelle sue manifestazioni più pervicaci.

Come in Cous Cous, che molti avevano dato come Leone d'Oro nel 2007, che è un fulgido poema della resistenza umana nella stratificata a e spietata comunità marsigliese. E ora Saartjie, la sua venere, è l'emblema del razzismo occidentale, ed è diventata una icona anti-apartheid.

 

Venus Noir è stato acquistato dalla Lucky Red.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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