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Ben Stiller: “Il mio Mitty ci dice, non smettete di sognare”

Anteprime, Interviste, Personaggi

13/12/2013

Ben Stiller, produttore, regista ed interprete de 'I sogni segreti di Walter Mitty', ci trasporta in una commedia elegante che affronta il mondo di pura fantasia di Walter, un uomo mite con un lavoro ordinario che spesso fugge dalla frustrante realtà sognando ad occhi aperti un mondo fantastico, reso elettrizzante da audaci eroismi, appassionate storie d’amore e intrepide avventure.

Ben il viaggio di Mitty assomiglia al tuo? Dove volevi arrivare con questa tua quinta regia?
Ogni volta che fai un film scegli da situazioni che stai vivendo nella vita personale. Anche stavolta e' stato così. Oggi tutto ciò che penso e sento nella mia vita l'ho messo nel film. Questo lavoro mi ha dato la possibilità di fare cose mai fatte prima come regista e come attore; credo che questa sia la sola cosa che ti fa crescere nella vita.

Ben Stiller tra Il senso della vita e Aki Kaurismaki...
Wow... non saprei... Sono dei bellissimi accostamenti. Quello che posso dire e' che la sceneggiatura mi ha convinto perché questa storia non può essere classificata; infatti c’è la commedia, il dramma, è una storia di avventura, è reale ma è fantasticamente iper-reale.
La cosa che amo di più di questo progetto e' che al centro c’è un personaggio nel quale credo tutti possano ritrovarsi, qualcuno che sembra stia semplicemente vivendo la vita attuale ma che in realtà ne sta vivendo una completamente diversa nella sua testa. Per me, lui incarna tutte quelle cose che immaginiamo su noi stessi e il mondo, ma che non diciamo mai a nessuno per paura...

Insomma qual'e' il tuo stile?
Sicuramente la sceneggiatura ha dettato lo stile del film. La storia di Walter mi piaceva perché è piena di immagini. E lui resta bloccato, forse per paura di sbagliare ma non per incapacità di fare. Il tono e lo stile visivo del film si adattano a questo. Si tratta di un film meno cinico degli altri, più aperto ai sentimenti, sentivo che la storia mi obbligava a raccontare questo. Non ho fatto il calcolo sul numero di risate che avrei strappato, mi piaceva raccontare un tono particolarmente emozionante, qualcosa che mi ha fatto paura mentre la realizzavo ma che alla fine mi ha coinvolto al cento per cento.


Una bella commedia esistenziale insomma, molto più profonda di quanto appaia ad un primo approccio?
Per me uno dei temi e' quello di cercare una connessione, un contatto con se stessi. Sognare ad occhi aperti permette a Walter di superare la routine. D'altra parte lo blocca nel contatto con gli altri. Credo che oggi siamo troppi distratti dal mondo digitale, mentre bisogna concentrarsi nel confronto con gli altri per non diventare dei solitari, degli asociali. Guarda cosa succede nel metro', tutti attaccati al telefono, nessuno che si parla più. Spero che le nuove generazioni ci pensino.

Nel tuo film un giornale chiude, per far spazio alla sua versione digitale, una nuova allegoria?
E' una mia riflessione personale, certo. La mia generazione ha vissuto la trasformazione dall'analogico al digitale. Il primo pc, il primo cellulare, il primo videogame 'pong'.
Quando in questo film prevedo che la rivista 'Life' possa scomparire per far largo al digitale lo faccio perché temo che il fatto di perdere il contatto con la carta sia un male. Leggendo solo su uno schermo non hai la stessa emozione di poter leggere un numero di Life del 1945. Li' avevi un pezzo di storia, il pc e' un pezzo di plastica. Certamente sono immerso anche io nella tecnologia, Walter però vive in un mondo fatto di pellicola, anche a me piace girare su pellicola e infatti l'ho fortemente voluto girare in pellicola questo film.

Cosa consiglieresti a tutti i Walter Mitty, inguaribili sognatori, romantici e naive, che vivono nel mondo di oggi?
Non saprei bene cosa consigliare, non credo di poter dire nulla di preciso a nessuno. Credo che però Walter possa insegnare qualcosa con il suo sognare. Lui ci insegna che chiunque può cercare dentro di se la spinta giusta per agire. Che sia un sogno ad occhi aperti o altro poco importa. Io consiglio di cercare la propria ispirazione nella propria immaginazione, per sempre.


C'è anche tanta azione e tantissimo sport 'estremo' nel film. Quanto di tuo e quanto di effetti speciali?
Sono cresciuto con lo 'skate', ci vado da quando avevo nove anni, naturalmente non ho fatto tutto quello che vedrete, però mi piace e mi piacerà sempre. Quest'estate ho cominciato ad insegnare a mia figlia ad andarci, ho passato il testimone.

Scritto da Titta Digironimo
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