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Ben Foster e Stephen Frears presentano The Program a Roma

Attualità, Conferenze stampa

29/09/2015

The Program è la storia del grande campione Lance Armstrong, il ciclista vincitore di sette Tour de France, protagonista del più grande imbroglio sportivo dei nostri tempi. Diretto dal regista inglese Stephen Frears che ha firmato successi come The Queen e Philomena, questo film sarà nelle sale italiane dal 1° Ottobre per la distribuzione VIDEA con Ben Foster nei panni del protagonista. Ho cercato di contattare direttamente Armstrong per raccogliere più informazioni possibili sulla sua storia, ma lui non è ha voluto sapere di parlare con me. Abbiamo avuto sei settimane per prepararci a questo film, ho dovuto imparare anche ad andare in bicicletta, gli aspetti legati alla nutrizione e tutti i particolari per assomigliare a lui. Inoltre ho seguito veramente un programma di doping sotto stretto controllo medico per capire meglio il mondo che dovevo rappresentareha spiegato lattore in conferenza stampa, aggiungendo alcuni dettagli su questo suo esperimento azzardato: Posso dire che il doping funziona. Ha cambiato il mio corpo molto rapidamente e insieme ad un programma di allenamento ti permette di andare oltre e più velocemente. Edifficile poi fermarsi e smettere di prendere quelle sostanze ed è necessario un controllo medico più attento

Lance Armstrong per tutti era un eroe, un esempio per il mondo, prima di essere scoperto come un grande truffatore. Dopo aver sconfitto il cancro ai testicoli, Armstrong torna in bicicletta e vince addirittura sette Tour de France, diventando il più grande ambasciatore del suo sport e un simbolo di rinascita. Con la revoca di tutti i titoli e la condanna per doping il mito viene distrutto. Nel cast anche Chris O'Dowd, nel ruolo del giornalista del Sunday Times David Walsh, Guillaume Canet, nel ruolo del dottor Michele Ferrari, e con Dustin Hoffman. Tratto dall'omonimo libro di David Walsh pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer, The Program descrive il sistema adottato dal team di Armstrong per eludere i controlli antidoping, mettendo in luce tutte le sfaccettature di un personaggio controverso ossessionato dalla vittoria, pronto a mentire e tradire pur di conquistarla. Sfortunatamente leggo i giornali quindi tutto lo imparo da quello. Ho letto il libro di Tyler Hamilton che era in squadra con Armstrong e si è dopato con lui. Lidea di una persona che per sette anni ha rubato il titolo del Tour De France mi sembrava interessante”  ha dichiarato il regista, aggiungendo: Non ho provato a sentire direttamente Armstrong perché intanto è uno che dice bugie. Da quello che so di lui tende molto a controllare le cose e le persone quindi sicuramente non avrebbe gradito che il film in questo modo

Lintento di Frears era realizzare una crime story e non un biopic e ha confessato di aver imparato dal cinema italiano a fare film di questo genere, sulla corruzione e affari loschi: Ero a Zurigo la notte scorsa e ho letto questa straordinaria storia della Volkswagen, una corruzione megagalattica che sembra quasi un romanzo ma è la realtà e se ti soffermi a pensare al livello di questo reato è una cosa tremenda. Gli italiani li facevano i film sulla corruzione a questi livelli come Le mani sulla città di  Francesco Rosi o quelli di Salvatore Giuliano. Ho imparato dagli italiani a fare questo tipo di film. Armstrong era intelligente e nello stesso molto stupido, era sopravvissuto al cancro e faceva molta beneficienza ma dallaltra parte faceva il resto, era un santo e diavolo insiemeha sottolineato parlando del protagonista al centro del suo film. Ma Ben Foster non se la sente di giudicare così fermamente: Tutti mentivano intorno a lui, di 18 corridori magari solo uno era pulito. Tutti personaggi oscuri e per lui ho sentimenti contrastanti, ha raccolto molti fondi per la ricerca contro il tumore e credo lo abbia fatto con la parte sincera del suo cuore. Non ha fatto solo cose negative, ma nel film Frears ha cercato di fare un atto di accuso non contro un uomo ma contro una culturaNoi abbiamo creato Lance Armstrong.

Scritto da Letizia Rogolino
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