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Beat Takeshi in concorso a Venezia con Outrage Beyond

Attualità, Interviste, Personaggi

03/09/2012

(Venezia) Takeshi Kitano è un autore amatissimo in Europa, amatissimo ai Festival da Cannes a Venezia. Alla Mostra dove ha portato tanti splendidi film da Dolls, a Zatoichi, ad Achille e la tartaruga, vinse proprio il Leone d’Oro con uno dei suoi primi lavori: Hana-Bi era il 1997. In Giappone è un personaggio famosissimo soprattutto per il lavoro che ha svolto e svolge in televisione, ed è stato soprannominato Beat Takeshi, il suo cinema è decisamente molto meno amato che da noi, dove, invece, pullulano fan club a lui dedicati.

Ora è tornato, in concorso a Venezia 69, con Outrage Beyond, sequel di Outrage del 2010 che andò a Cannes e dove ci veniva presentato il personaggio di Otomo, interpretato da Kitano, un membro di un clan della yakuza, la mafia giapponese.

Outrage Beyond è un film dall’impianto classico, molto parlato, dove i vari clan yakuza vengono presentati come se fossimo in un dramma shakespeariano. La yakuza prevede molti cerimoniali, attenersi a ferree regole, tradizioni, che però con il passare del tempo sono state molto contaminate dalle nuove generazioni molto più inclini ai compromessi e alla corruzione. Siamo nel mondo della malavita, di gente spietata, ma siamo in Giappone e i cerimoniali, la forma, il modo di parlare e il rispetto, sono altrettanto importanti del potere e del denaro. Il film inizia che Otomo è in carcere, tradito da alcuni suoi compagni, e come dice Kitano ‘l’idea del film è molto semplice, volevo che lui uscisse di galera e regolasse i conti con chi lo ha tradito”.

Ma, come dicevamo, il mondo è molto cambiato nei dieci anni che Otomo ha trascorso in prigione, e l'onestà, il rigore, la disciplina, la devozione alle regole della yakuza sono state calpestate dai nuovi arrivati. Ma Otomo è un fuoriclasse e anche se si presenta come un pensionato in ciabatte, attenzione è un uomo estremamente pericoloso...

Takeshi Kitano, Outrage Beyond, è un film molto parlato, ma anche con scene ad alta tensione visto che è di una violenza inaudita, a tratti perfino comica, come ha lavorato al film? “Credo che i film che parlano di mafia – dice Kitano – siano tutti molto simili. Voi in Italia avete la mafia e avete fatto dei capolavori con personaggi che fanno parte di quel mondo. Certo il Giappone è un Paese molto diverso dall’Italia quindi la yakuza ha come differenza sostanziale, rispetto ad altri ambiti malavitosi, la forma. Le iniziazioni, le cerimonie, il modo di parlare a seconda del grado che ricopri nel clan, il modo di morire seguono tutti delle tradizioni molto antiche e, ancora molto, rispettate nonostante l’arrivo di generazioni più giovani e più invasate e violente”.

La connessione yakuza e polizia è effettivamente così forte come lei racconta nel film? “Assolutamente sì. La yakuza e la polizia lavorano insieme ma credo che questo avvenga in ogni parte del mondo. Non è una prerogativa giapponese. Ho fatto un film molto tragico e comico in alcuni momenti ma, estremamente, realistico. Il mondo della yakuza lo conosco bene, sono informato su quello che avviene e vi assicuro che quello che vi ho raccontato fa parte della realtà di Osaka, mi sono molto documentato sull’argomento”.

Questo è il primo sequel della sua vita? Finisce qui la storia di Otomo o ci sarà un terzo capitolo? “Dovete sapere – afferma Kitano – che io non sono un regista molto apprezzato in Giappone, trovo un’accoglienza molto più calorosa nei confronti dei miei film all’estero. Per questo motivo ho scelto di fare un film meno artistico, meno intimista rispetto a quelli del passato proprio perché, in questa fase della mia vita, vorrei arrivare al più vasto numero di pubblico possibile. Io la storia per un terzo Outrage l’ho già scritta. Questo non vuole dire che lo farò e nemmeno che la mia intenzione è quella da ora in poi di fare solo film sulla yakuza. No, tornerò a fare film meno di intrattenimento e più artistici. Ma questo, sono sincero, non dipende solo da me. Io avrei tante idee, anche molto estreme che vorrei portare sul grande schermo, ma sono anche molto limitato da quello che mi dicono i miei produttori. Quindi vedremo cosa succederà in futuro”.

Il film è molto violento, visto l’argomento, ci sono due o tre morti atroci ma che hanno strappato delle risate, non si sa se per isteria o per la genialità delle trovate… come l’uomo legato in un campo di baseball e ucciso da una macchina meccanica che gli getta in faccia le palle da baseball fino a massacrargli il viso… “Io vengo dalla televisione – continua Kitano – dove ho sempre condotto programmi comici. La comicità fa parte di me, e credo che in Outrage Beyond, ci sia più di un momento che fa ridere. Inoltre i miei personaggi parlano in un modo molto innaturale, carico di pathos, più sono importanti i loro ruoli più la loro voce si alza e diventa quasi un ruggito (questo ovviamente per chi lo potrà vedere in giapponese con i sottotitoli come è avvenuto qui al Festival), e anche questo li rende comici. Altro fattore, all’interno della tragedia c’è sempre il comico, questo fa parte proprio della struttura classica della narrazione”.

Gli attori, perché ci sono solo uomini, sono bravissimi. Come li ha guidati? “Io pretendo che gli attori seguano molto precisamente la sceneggiatura. Dato che la scrivo io, la conosco e mi interessa che quella risulti nella storia. Poi ovviamente essendo tutti attori professionisti di lunga data ognuno di loro ha un suo modo di interpretare e queste caratteristiche non si toccano”.

In questo film si sente una rabbia potentissima, che hanno tutti i protagonisti, ma soprattutto Otomo. E’ questa che lo spinge a tornare in azione? “In tutti i miei film – dice Kitano – la rabbia è sempre stato un elemento fondamentale perché a me interessa fare film per capire come gli esseri umani reagiscono davanti alle emozioni: rabbia e violenza, in questo caso. Ma anche nelle mie prime opere la rabbia è sempre stata presente solo che era intima, interna, mentre in questo film ho deciso di esternarla. Mi piace scioccare la gente, sconvolgerla e vedere come reagisce”.

Il film arriverà in Italia? “Non lo so. Ora dopo Venezia andiamo al Festival di Toronto e lì i miei produttori inizieranno a capire come si muovono le vendite internazionali. Mi auguro proprio di sì, visto quanto bene mi volete”.

La yakuza l’ha mai minacciata o, al contrario, fatto sapere qualcosa sui film che fa su di loro? “Molto tempo fa conoscevo molte persone che facevano parte di vari clan yakuza e mi arrivavano notizie su come avevano preso il tal film o l’altro. Poi è stata fatta una legge in Giappone che impedisce ai cittadini di avere alcun tipo di contatto con membri della yakuza e quindi sono anni che non ho loro notizie”.

Farebbe un film in 3D? “Io detesto il 3D non serve a nulla. A meno che uno non voglia fare un film pornografico, allora è un sistema di riprese molto adatto”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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