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Battiston, tra ruoli ed aspettative di un cinema ‘diverso’

Attualità, Interviste, Personaggi

29/10/2013

Una piccola storia ambientata tra i paesaggi del Friuli Venezia Giulia, poco frequentati dal cinema recente. Ruoli ben definiti in fase di scrittura con l'esordiente Matteo Oleotto che confeziona questa commedia stralunata sulla fisicita' inconfondibile di Giuseppe Battiston.

Beppe ci racconti questo tuo personaggio, molto particolare, sospeso tra dura realtà e un lato nascosto, quasi fiabesco...

Paolo Bressan e' una specie di balordo che vive tra le colline Friulane sopra Gorizia, tra espedienti e cantine. Noi lo osserviamo in un periodo della sua vita in cui tra gli espedienti c'è quello di fare l'aiuto cuoco, non si sa bene come e perché. Un giorno gli capita di scoprire di avere un nipote in Slovenia di cui non saprebbe come e soprattutto non vuole occuparsi assolutamente, salvo scoprire grazie alla sua pochezza umana un lato 'potenzialmente redditizio' che lo rende appetibile ai suoi occhi... In mezzo a questo c'è che il suo cinismo dissacrante ha delle crepe che Zoran riesce a penetrare, innestando un percorso osmotico dai risultati sorprendenti. Uno sguardo al lato sconosciuto della sua personalità per il quale sono d'accordo con te, si può scomodare il concetto di 'esplorazione del diverso da se'.

Tra te e Zoran c'è una sintonia, in progressiva escalation, come la avete costruita tra di voi per poi rappresentata in maniera tanto credibile?

Intanto si tratta di un ragazzo meraviglioso, Rok Prensnika, che dopo un casting di piu' di 400 ragazzini e' arrivato sul set che parlava solo inglese. All'inizio è stato un trauma perché il mio inglese e' scolastico, molto molto scolastico... Lui però aveva imparato a memoria tutte le sue battute in italiano, perfetto, salvo che quando è capitato che io ho improvvisato un po' lui mi ha guardato sempre con occhi sgranati e poi via così, tra silenzi e sorrisi. La nostra comunicazione e' stata molto divertente per noi, forse questo e' il segreto per farla essere divertente per il pubblico.

Qual'e il segreto del successo di Zoran, fin dalla prima proiezione a Venezia e nel tour che vi ha portato ad anteprime affollatissime in giro per l'Italia?

Credo che il vero segreto di questo piccolo film che abbiamo fatto con un lavoro di cinque lunghi anni sia la scrittura. La sceneggiatura e' curatissima, come dovrebbe essere sempre in ogni film. Negli ultimi quattro anni io ho seguito Matteo Oleotto nella fase preparatoria e realizzativa di Zoran. Il fatto che sia una co produzione italo slovena lo ha reso possibile quando ormai temevamo fosse diventato complicato realizzarlo. Un'opera prima ha la vita difficile, più che all'estero. Non si tratta solo dei tagli ai fondi che aiutano la realizzazione di film, purtroppo si registra anche un drastico calo nelle vendite dei biglietti e inoltre un primo film si trova ad arrivare in sale già affollate da centinaia di copie di altri film, insomma un bel casino. 

Qual'e' il tuo feeling rispetto all'accoglienza in sala? Quali i tuoi auspici? 

Per un film del genere, che come dicevi da Venezia in poi ci ha già dato tante soddisfazioni, e' fondamentale il passaparola, per questo sono stato contento di accompagnarlo in tour con sale piene e divertite. Poi logicamente e' fondamentale la prima settimana per permettere al pubblico di accorgersi di noi. Spero che giovedì piova!

Giuseppe Battiston sempre più protagonista, in ruoli sempre molto caratterizzati. Come li scegli i tuoi film oggi?

Decisamente e' la scrittura ad essere fondamentale. Il dialogo con gli sceneggiatori va incrementato, non solo in film come questo che è stato praticamente scritto da Matteo sul mio personaggio. Noi volevamo raccontare i nostri territori, il Friuli Venezia Giulia, ma ne volevamo raccontare l'essenza, la verità, a volte l'asprezza, ma sempre partendo dal vero. Come la peste abbiamo fuggito la 'macchietta da osteria'. Il pericolo era in agguato ma credo proprio che partendo da un film gia' ben scritto, in fase realizzativa abbiamo potuto precisare bene certe sfumature dei caratteri che ne fanno un film speciale. È anche un film con delle lentezze, che sono colmate da una fotografia eccellente che restituisce un paesaggio con le sue nubi, con i suoi rilievi, che fanno di quella terra qualcosa di veramente unico, che influisce sul carattere dei suoi abitanti. 

Le tue scelte poi sono premiate dal tuo pubblico, come con 'La prima neve' di Segre, che ha avuto una bella accoglienza in sala. Si tratta di una factory, di progetti comuni o di cosa?

Si tratta di voler raccontare storie che ci piacciono; questo il cinema che io ho voglia di fare. Sono contento del successo del film di Andrea e spero che anche Zoran arrivi bene al pubblico, perché come diceva il nostro grande amico Orson Welles: "Questa e' la cosa da fare".

Titta Di Girolamo

Scritto da Piero Cinelli
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