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Barney Panofsky: il migliore ‘eroe’ creato da Mordecai Richler

Attualità, Interviste, Personaggi

10/01/2011

C’è anche molta Italia in questo La versione di Barney, tratto dal capolavoro letterario del canadese/ebreo Modercai Richler (che ci ha lasciati nel 2001). I motivi sono legati alla produzione che ha deciso di spostare parte della storia da Parigi (come è nel romanzo) a Roma. A questo punto è entrato in scena Domenico Procacci che ha co-prodotto Barney’s Version con la sua Fandango. Procacci ha conosciuto anni fa Robert Lantos, produttore del film e amico di Richler – che avrebbe dovuto scrivere la sceneggiatura del film se non se andava prima – e quando hanno preso la decisione definitiva di spostare parte del set in Italia hanno immediatamente contattato la Fandango. Il film esce venerdì 14 gennaio 2011 distribuito da Medusa.

Diretto da Richard J. Lewis, La versione di Barney, deve molto della sua riuscita a quel grande attore che è Paul Giamatti, ideale per il ruolo di un uomo che vorresti abbracciare ma anche picchiare. Per un romantico frustrato, uno che sa essere estremamente gentile, dolce, quanto profondamente bastardo. Del cast segnaliamo anche l’ottimo Scott Speedman nei panni di Boogie come pure l’italiano Thomas Trabacchi nel ruolo di Leo, ovvero i due migliori amici di Barney. La ex-vampira Victoria di Twilight, Rachelle Lefevre è la prima moglie, Minnie Driver la seconda e Rosamund Pike la terza e l’unica di cui Barney si innamora veramente e molto seriamente. Dustin Hoffman è Izzy il padre del protagonista.

Paul Giamatti come si è avvicinato a Barney e quanta paura aveva data la popolarità del personaggio? “Avevo molta paura – ci dice Giamatti – quando ho accettato la parte, prima di iniziare le riprese. Perché con un romanzo così eccellente e così amato ti sale una pressione che ti viene voglia di farti un goccetto anche a te. A dire il vero Barney è alcolizzato, io ho solo sbevacchiato un po’ per darmi coraggio. Però devo dire che anche io sono un tipaccio amabile quindi mentre leggevo il libro entravo sempre di più in confidenza con quest’uomo. Lo abbiamo addolcito molto nel film, nel romanzo Barney è assolutamente più irascibile. Ma non ho seguito un metodo, o pensato a un modo particolare per come interpretare Panofsky perché vi assicuro che raramente ho letto una sceneggiatura così perfetta”.

Giamatti quale pensa che sia la chiave del successo di questo romanzo. A lei personalmente ma, anche pensando ai milioni di persone che lo hanno letto, cosa colpisce il lettore da affezionarsi, da amare Barney e seguirlo durante tutta la sua esistenza? “E’ un po’ difficile rispondervi – ci dice Paul Giamatti – perché la materia è troppo ampia e complessa. Ho chiaramente una mia opinione e quello che a me è piaciuto di più del romanzo è che non c’è alcuna lezione da imparare dalla vita di Barney Panofsky. Non è un racconto moralista e certamente non pretende di insegnare a vivere, perché quello che ti vuole fare capire è che non ci sono regole per vivere la vita. E’ piuttosto un libro che ti fa riflettere sulla gioia e sulla compassione per le nostre esistenze. Quella di Barney è stata una esistenza ordinaria vissuta in circostanze straordinarie. Se invece estendiamo la vostra domanda al film: per prima cosa mi auguro che tutti quanti siamo riusciti a trasportare quello che vi ho appena detto dell’esistenza del personaggio creato da Richler sul grande schermo. Inoltre trovo che la scelta di Lewis di soffermarsi molto sulla storia d’amore tra Barney e Miriam, la sua terza moglie, l’unica donna che lui ha mai amato in vita sua è stata una decisione molto saggia. Perché è durante quel periodo, quando lui è già un adulto, con varie esperienze alle spalle che noi comprendiamo la fragilità di Barney. Miriam è una donna con una dignità sovrumana. E questo mette Barney in ridicolo. Ma lui la ama talmente tanto che riesce ad apprendere da lei, a provare anche autocommiserazione per se stesso. Avere nella vita un rapporto con la persona che ami di questo tipo, nonostante tutte le difficoltà che anche loro affrontano, è un bel regalo che il destino ti può fare. Tutti siamo alla ricerca della ‘persona giusta’, ma un uomo o una donna con la dignità del personaggio descritto da Richler attraverso la creazione di Miriam è davvero un dono speciale per tutta l’umanità. Perché una persona così non può che rendere il mondo migliore”.

Com’è stato lavorare con Dustin Hoffman? “Che posso dirvi – ride Giamatti – oramai va in automatico, è talmente bravo che sa fare tutto. Posso, invece, raccontarvi di Dustin come uomo. E’ molto, molto divertente. Io non ho capito se lui pensi che sia un suo dovere tenere alto l’umore delle persone mentre si lavora ma sembra più preoccupato di questo che di recitare. Racconta in continuazione barzellette sporche, e ride, si diverte proprio a farlo… Quando non gli riesce una scena, cosa rara, diventa come un quadro cubista di Pablo Picasso, va in centrifuga. Non si capisce più cosa sta facendo, poi improvvisamente tutto torna al suo posto. E, infine, è un uomo davvero generoso, sotto tutti i punti di vista. Adesso per chi non ha visto il film è difficile da capire questo aneddoto che voglio dirvi, però serve a capire Dustin. C’è una scena nel film dove siamo io e lui, seduti al tavolo di un bar, e io gli devo comunicare che voglio divorziare dalla mia seconda moglie. Dico la mia battuta: “Papà, ho deciso di divorziare”. E lui mi risponde: “Non ti credo”. Ma questa non era la battuta che c’era scritta nella sceneggiatura… quindi io rimango un po’ perplesso e poi gli dico: “Cosa vuoi dire?”. E lui di nuovo: “Che non ti credo”. Insomma il tutto lo ha fatto per fare in modo che io arrivassi a dire, ciò che non era previsto in sceneggiatura, ovvero che quello che gli dovevo comunicare non era che divorziavo ma che mi ero innamorato di un’altra donna. Ecco come lavora Dustin… ti mette in difficoltà ma alla fine, se capisci il gioco, il risultato è migliore”.

In La versione di Barney partiamo che il protagonista è un giovane di 28anni e arriviamo che ne ha una sessantina circa ed è afflitto da perdita della memoria a breve… quale parte di questo excursus temporale è stato più difficile da affrontare per lei? “Guardate, indubbiamente la prima parte del film, quando sono giovane. – Ride di gusto Giamatti – No, ma rido per non piangere perché il motivo è banalissimo, ovvero che io veramente non sono più giovane. Non mi ricordo più cosa vuole dire avere 28anni e quindi è stato molto più semplice essere Barney quando avanza con l’età. Pensate che quando interpreto il protagonista da giovane mi hanno messo una parrucca in testa con il doppio di ricci dei capelli veri che avevo io a quell’età. In un primo momento mi sono sentito a disagio, ridicolo, poi mi sono rilassato e ho continuato il mio viaggio con quell’adorabile schizzato di Barney Panofsky”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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