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Bardem: Io, il nemico più pericoloso di 007

Attualità, Eventi, Interviste

29/10/2012

“Quando l’ho incontrato per la prima volta Sam Mendes mi ha detto una cosa che ho trovato illuminante: i film di James Bond sono a metà tra la finzione e la realtà. Soprattutto quando interpreti un cattivo che, di fatto, è di per sé stesso quasi ‘un genere’ cinematografico. Hai più libertà di creare qualcosa che è comunque saldamente ancora al terreno, ma al tempo stesso puoi volare più in alto di tutti, perché interpreti un ruolo iconico.” Javier Bardem è giustamente entusiasta del lavoro svolto per Skyfall in cui interpreta il nemico più letale di tutti i film di 007 in quanto egli stesso un ex agente segreto che in un tempo remoto sarebbe potuto diventare come Bond. Una figura interessante e pericolosa, che fa della sua imprevedibilità l’arma più distruttiva a sua disposizione. "In un film che esce nell’occasione del Cinquantesimo anniversario dal primo 007 il mio personaggio doveva avere qualcosa di speciale. Lo considero un mio omaggio personale.”

Quale è il film di James Bond che ha amato di più?

Goldfinger: l’ho visto al cinema quando avevo undici o dodici anni è l’ho adorato. Mi facevano impazzire quel mondo e – in particolare – i cattivi che spesso non erano veramente tali come lo Squalo di Moonraker che nonostante la grande faccia e il suo mestiere di assassino era soprattutto una brava persona.

A proposito di cattivi non è la prima volta che lei interpreta uno di questi. Anzi, l’Oscar ricevuto per Chigur di Non è un paese per vecchi dei Fratelli Coen lascia pensare che a lei divertano molto questi ruoli…

E’ vero, ma va detto che quel personaggio era più una presenza simbolica: un’incarnazione dell’ineluttabilità della violenza e del fato. Chiunque si metteva sulla sua strada rimaneva distrutto da questo incontro. Nella mia interpretazione sono rimasto molto fedele al libro e all’idea che se crei violenza, quest’ultima un giorno si presenterà da te per chiederti il conto. Più che un personaggio era una sorta di simbolo, di idea. In questo caso, invece, porto sullo schermo un uomo che ha un passato e degli obiettivi ben precisi.

Lui è una versione negativa di James Bond…

E’ il mix di tanti fattori ed elementi diversi ed è stata questa contaminazione ad attirarmi in particolare verso di lui. Avevo dinanzi a me la possibilità concreta di portare colori diversi a questo ruolo. Una sfida interessante declinata su toni e stili interpretativi basati sulle emozioni, sul fisico, ma anche sulla mente. Personalmente non ho avvertito nessuna pressione e grazie ad un regista in gamba come Sam Mendes ho potuto sperimentare come se mi trovassi sul set di un film indipendente. Sono stato molto creativo e sinceramente non me lo sarei mai aspettato di potere avere questa possibilità.

La spaventano cattivi del genere?

Mi terrorizza la situazione del mio paese dove la disoccupazione ha raggiunto il 15% tra i ragazzi con meno di trenta anni e soffro al pensare di tutti i talenti che stiamo perdendo. Scienziati, artisti, dottori senza un futuro degno di questo nome. Movimenti politici dicono di lasciare il paese come all’epoca di Francisco Franco e della sua dittatura…una situazione del genere, questa sì, mi fa davvero paura.

Qual è il suo approccio al lavoro?

Sono stato molto fortunato nella mia vita: continuo a lavorare facendo quello che ho sempre fatto, sbagliando, di tanto in tanto, ma questo fa parte dell’ordine delle cose. Provo ad andare sempre nella giusta direzione, ammesso che ne esista davvero una. Non ho mai sofferto d’ansia e questo perché sono abituato a vivere nel presente: faccio questo e lo faccio oggi. Domani si vedrà e credo che sia l’unica maniera per affrontare l’impegno di un lavoro di attore senza rimanere schiacciato dalle sciocchezze e le paure che, in genere, circondano le nostre vite.

Scritto da Marco Spagnoli
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