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Ballata gotica per il ritorno di John Landis Extra:  Burke & Hare – Ladri di Cadaveri

Attualità, Recensioni

30/10/2010

Dopo una serie di film non interessanti e tanta televisione “minore”, il regista di alcuni grandi capolavori della storia del cinema come Animal House, Un lupo mannaro americano a Londra, The Blues Brothers e Tutto in una Notte torna con un divertissment al tempo stesso macabro e ironico.

Ispirato ad una storia realmente accaduta nell’Edimburgo del diciannovesimo secolo, Burke & Hare – Ladri di Cadaveri ha come protagonista un cast tutto britannico con le due Star Simon Pegg e Andy Serkis nel ruolo di due piccoli lestofanti scozzesi che una serie di circostanze legate alla locale scuola di medicina portano prima a diventare dei cercatori di cadaveri eppoi dei veri e propri assassini.

Sulle loro avventure tragicomiche John Landis costruisce una commedia gotica dove con ironia e stile, viene raccontata la vicenda che coinvolge un gruppo di figure eccentriche  e, francamente, sopra le righe. Come la moglie del Hare inerpretato personaggio di Serkis, un po’ alcolizzata, un po’assatanata, o come l’ex prostituta di cui si invaghisce Burke che sogna di diventare attrice interpretando una versione di Macbeth con un cast tutto femminile, sovvenzionato, inconsapevolmente dai soldi ottenuti attraverso il traffico (e la produzione) di cadaveri.

Molti gli attori noti presenti nel film: Isla Fisher, moglie del comico Sasha Baron Coen e vista recentemente in I Love Shopping è l’oggetto del desiderio per Simon Pegg, attore molto popolare in Gran Bretagna, ma non particolarmente noto in Italia dove – a parte lo Star Trek di J.J. Abrams – nessuno dei suoi film anche come regista ha goduto di un particolare successo. Come sempre piacevole la presenza di Tom Wilkinson e gradevoli i cameo del redivivo Tim Curry e della leggenda vivente Christopher Lee.

Girato in maniera elegante da Landis, Burke & Hare è una pellicola che pur restando molto distante dal periodo d’oro dell’ispirazione del grande regista americano, conquista lo spettatore con la sua ironia e con la sua raffinatezza enfatizzata dal gioco di rimandi tra la messinscena di Macbeth e quanto accade nella storia dei due protagonisti fino ad arrivare all’incontro (forzato, perché avevano già interrotto la loro collaborazione vent’anni prima dei fatti narrati…) con i due padri del romanticismo Woodsworth and Coleridge e con il grande Charles Darwin.

Brillante e dal buon ritmo il film resta, però, un divertissment a causa dell’inconsistenza di uno sviluppo prevedibile e mai portato alle massime conseguenze delle sue premesse insolite e originali.

In ogni caso, un film in cui l’ispirazione sembra essere tornata a John Landis dopo molti anni di incertezza.

Scritto da Marco Spagnoli
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