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Baciami ancora - Recensione

Attualità, Recensioni

28/01/2010

Melò in salsa romana, con attori strepitosi e molto nevrotici. Muccino, che non è Almodovar, ma che pratica come lui una visione molto carnale dell'esistenza, recupera con piglio virile i suoi ex trentenni di ultimo bacio, che a distanza di dieci anni sembrano aver perduto ancora una volta il treno. Se è vero, come scrisse quel grande uomo di Francois Truffault, che ogni film esprime un’idea della vita - e magari del cinema - Muccino in questi anni ha maturato una visione ancora più drammatica, quella che condanna i suoi alter ego, sebbene abbiano avuto tantissimo dalla vita, all'infelicità.

Il suo nervoso, pensoso, talvolta sorridente, Baciami ancora, ritratto aperto e impietoso di una generazione di quarantenni, la sua, coglie le ansie di un'età di scelte irrevocabili, di identità e maturità traballanti, di sogni perduti di vite simbiotiche, di universi paralleli che non si sono mai incontrati. La vita borghese dei quattro/cinque amici de L'ultimo bacio: Carlo, Marco, Paolo, Adriano, Alberto non è stata una passeggiata, ed i segni ci sono tutti. Resta la speranza, soprattutto quella dei figli. Perché le unioni non hanno retto, ma i figli non hanno colpa.

Muccino è molto bravo. Forse pecca in generosità. Dovrebbe adottare un atteggiamento più zen nei confronti della sua idea di cinema. Sa muovere la macchina con grazia, ma poi si scatena con la Mdp. Sa dirigere gli attori con energia ("Ti sfinisce, vuole emozioni estreme" ha dichiarato la Puccini), ma li spinge spesso sopra le righe. Il risultato talvolta è stridente.

Stefano Accorsi è perfetto, ben affiancato da Vittoria Puccini che non fa rimpiangere la Mezzogiorno. E sono bravissimi anche tutti gli altri, a cominciare da Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Marco Cocci. Ma tutti una linea sopra le righe, mentre in molte situazioni una dose minore di enfasi avrebbe abbassato la tensione nervosa senza ridurre quella drammaturgica.

Scritto da Piero Cinelli
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