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Babadook, cosa ne pensa la stampa internazionale dell’horror australiano

Attualità

14/07/2015

Il 15 Luglio le sale italiane vengono avvolte nell’oscurità dell’uomo nero con Babadook, l’horror australiano opera prima di Jennifer Kent. Essie Davis è Amelia, una vedova madre di un bambino di sei anni, Samuel, che dopo alcuni anni dalla scomparsa del padre comincia a comportarsi in modo strano. I suoi sogni sono tormentati da un mostro che crede sia venuto per ucciderli entrambi e quando esce fuori un inquietante libro di fiabe intitolato Babadook, Samuel si convince che è lo stesso mostro che lo tormenta nel sonno. Le sue allucinazioni diventano incontrollabili e il bambino sempre più imprevedibile e violento. Amelia, seriamente spaventata dal comportamento del figlio, è costretta a fargli assumere dei farmaci. Ma quando Amelia comincia a percepire una presenza sinistra intorno a lei, inizia ad insinuarsi nella sua mente il dubbio che la creatura su cui Samuel l’ha messa in guardia possa essere reale. 

Presentato in anteprima alla scorsa edizione del Torino Film Festival, finalmente Babadook arriva in sala distribuito da Koch Media. “Babadook crea tensione senza salti di spavento o inseguimenti, ma con un lento bruciare di suspense che fa ansimare a voce alta, nascondere gli occhi, e piangere almeno due volte” ha scritto la rivista Slate, particolarmente colpita da questo horror anti-convenzionale che fa leva sulle paure infantili che molte persone si portano dietro fino all’età adulta. “Uno dei più forti ed efficaci film horror degli ultimi anni, con una magnifica interpretazione di Essie Davis, e un nuovo mostro brillantemente progettato, che potrebbe diventare il fantasma break-out archetipo del decennio” ha aggiunto Empire, confermando la riuscita di questo film inquietante ed intrigante, che tiene lo spettatore attaccato allo schermo. Gli Stati Uniti avevano già provato a confezionare un horror intorno alla figura dell’uomo nero, con Boogeyman del 2005 diretto da Stephen Kay, ma non hanno ottenuto un risultato convincente, bensì alquanto mediocre. 

Jennifer Kent e Simon Njoo mostrano la maturità e la fiducia nel loro progetto, costruendo sapientemente la tensione attraverso la modulazione insidiosa dal naturalismo disfunzionale al dramma familiare a tutto campo con il terrore dell’uomo nero” ha scritto The Hollywood Reporter“Il debutto della scrittrice-regista Jennifer Kent non è solo profondamente inquietante, ma anche una storia splendidamente raccontata di una madre e un figlio, arricchito con strati di contraddizione e ambiguità” ha sottolineato il Washington Post, mentre il Boston Globe ha scritto: “Babadook rimane un viaggio potente attraverso le paure e le ansie represse della maternità. Il finale, notevolmente, viene ad avere entrambe le cose, ci ricorda che alcuni dei mostri più spaventosi sono quelli con cui impariamo a convivere”. Il cast è senza dubbio di alto livello e il piccolo Noah Wiseman si conferma una spalla perfetta per la Davis, creando questo legame madre-figlio molto forte e tormentato che diventa il motore del film. La sceneggiatura puntuale e capillare, trascina i personaggi in una storia coinvolgente ed emotivamente disturbante, sottolineando però il talento della giovane regista che viene finalmente allo scoperto. “In un'epoca in cui i film horror sono in gran parte diventati pigri e senza mordente, ecco uno con ambizione e morso” ha notato Entertainment Weekly, ma come sottolinea indieWIREBabadook non è un film dell'orrore trascendentale. Ma la sua capacità di gestire e manipolare i tropi convenzionali è evidente e soddisfacente”. “Il film è molto bravo a spingere i suoi personaggi e il suo pubblico a livello mentale, nonché emotivo, come in un tritacarne. Molte volte lungo la strada, si teme di sapere dove si andrà a finire. Ma Kent è intelligente nella scelta di luoghi inaspettati per tirare il tappeto da sotto i piedi dello spettatore” ha aggiunto il Los Angeles Times.

La critica internazionale sembra quindi prepararci ad un film spaventoso ed impegnativo, per stomaci forti e personalità tranquille, e come ha avvertito anche Variety: Questa opera prima meticolosamente progettata e diretta dalla regista e sceneggiatrice Jennifer Kent riesce a fornire reali scosse mentre tocca i temi più seri della perdita, del dolore e di altri demoni che non possono essere così facilmente sconfitti”.

Scritto da Letizia Rogolino
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