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Avatar e Hurt Locker: Hollywood dice (ancora una volta) no alla guerra

Attualità, Eventi

08/03/2010

La notte degli Oscar, oltre a celebrare la vittoria della prima regista donna della storia del cinema, ha evidenziato il forte legame che c’è tra i due film dell’anno: Avatar e The Hurt Locker.

Oltre all’elemento biografico - personale, ovvero al rapporto tra i due ex coniugi James CameronKathryn Bigelow e all’evidente comune sensibilità di fondo tra le due produzioni, entrambi i film hanno evidenziato come l’incubo della guerra sia radicalmente entrato nell’immaginario collettivo americano e come il pianeta Pandora e l’Iraq siano due luoghi di illusioni infrante e, in un certo senso, di dolore.

A notarlo, come sempre, primo tra tutti è stato il regista e documentarista Michael Moore che dal suo blog ha evidenziato come la destra americana abbia ovviamente osteggiato entrambi i film “The Hurt Locker è un film politico". Nota Moore “Dice che la guerra è stupida, insensibile e folle. Ci fa pensare perché dobbiamo avere un esercito dove la gente si offre volontaria per fare certe cose. Ecco perché l’estrema destra ha attaccato il film. Non sono mica stupidi e hanno capito quali sono le intenzioni di Kathryn Bigelow. Nessuno vedendo The Hurt Locker dirà: “Che bello! Facciamo la guerra per altri sette anni.!”. Michael Moore insiste “Avatar è un’allegoria dell’America di oggi. Una terra sottratta agli indigeni che sono stati massacrati e una nazione che consente alle Corporation di governare tutto e permette di privatizzare le Guerre per controllare le risorse energetiche incuranti dell’ambiente. Cameron è un cineasta coraggioso e intraprendente. Uno che ha lasciato il college per diventare camionista e che ha deciso, un giorno, di fare del cinema. Avatar è un’idea che ha avuto sin da quando era adolescente. In qualche maniera, i suoi sogni e la sua creatività non sono stati soffocati dalla ‘macchina’. Grazie a Dio!”

La notte degli Oscar, quindi, una volta ancora oltre ai tappeti rossi e alle celebrazioni di moda ha messo in luce le contraddizioni di un grande paese, attraverso un cinema che anche quando fugge dalla realtà come nel caso di Avatar o la racconta a distanza ravvicinata come in quello di The Hurt Locker, riesce a cogliere da vicino sentimenti che fanno appello ad un’intera nazione e non soltanto all’individualità geniale di qualche cineasta di grande talento.

Un qualcosa che è accaduto in passato anche con altri grandi cineasti e altre guerre e che oggi ritorna prepotentemente alla ribalta in un momento storico di grande crisi non soltanto economica.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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