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Automata, la singolarità tecnologica al cinema

Attualità, Featurette, Personaggi

24/02/2015

Il 26 Febbraio arriva nelle sale italiane Automata, il nuovo film scritto e diretto da Gabe Ibanez e distribuito dalla Eagle Pictures. Antonio Banderas è Jacq Vaucan, un agente assicurativo che deve svolgere una serie di controlli sui modelli difettosi di androidi, che vivono a stretto contatto con gli esseri umani nella Terra del 2044. La tecnologia cerca di contrastare la decadenza e l’incertezza della razza umana, progettando l’Automata Pilgrim 7000, che però rivela segreti e sentimenti curiosi e minacciosi. I sospetti di Jacq si rivelano fondati e la verità risulta più scomoda ed inquietante di qualunque robot.

Il confronto uomo-robot e uomo-macchina è stato affrontato spesso al cinema, fin dai tempi del cinema muto con Metropolis, per arrivare poi ai recenti A.I. Intelligenza Artificiale, Terminator o Io, Robot. Seppur il tema di fondo non sia del tutto originale, Automata mantiene un suo stile e costruisce una storia coinvolgente e interessante intorno alla teoria della singolarità tecnologica elaborata dagli scienziati negli anni ’50. Quando il progresso tecnologico umano accelera oltre la stessa capacità di comprendere e prevedere, dando vita ad un’intelligenza superiore a quella umana, si assiste ad un punto di rottura, una trasformazione del mondo che può rivelarsi progresso e regressione. “Non è il tipico sci-fi hollywoodiano”, ha detto Banderas quando ha letto la sceneggiatura. “Questo film è più filosofico, più umano se vogliamo. Una storia grandiosa, intrisa di sapori e reminiscenze dei noir degli anni ’40 e ’50, con una trama imponente”.

Per questo egli non ha accettato di partecipare solo come attore, ma anche come produttore e le riprese sono state realizzate in Bulgaria, nei dintorni di Sofia, location perfetta per la presenza di numerose miniere e un paesaggio adatto a rendere quella desolazione di un mondo in declino. “La cosa bella di questo film, sia dal punto di vista della fotografia sia dal punto di vista dei costumi, è l’uso particolare della luce”, spiega Ibáñez. “Abbiamo deciso di non modificare l’illuminazione passando da un set all’altro. La luce fa parte del set, e se vogliamo del punto di vista attraverso cui la storia viene raccontata. Può darsi che non sia tutto perfetto o perfettamente levigato, ma in fondo credo che sia molto più realistico così. Per raccontare una storia come questa, il Direttore della Fotografia e la produzione devono lavorare fianco a fianco sempre, per definire di volta in volta in che modo la luce può essere utilizzata per dare un tocco naturale e realistico.

La protagonista al fianco di Banderas è un robot donna di nome Cleo, che rappresenta il filo di congiunzione tra le due specie, apparendo molto vicina alla razza umana, anche grazie all’intervento della make-up artist Elena Zhekova  che ha cercato di plasmare le espressioni facciali per donare un senso di umanità e vita ad un essere artificiale. Nonostante sia un film di fantascienza, con una vena fortemente noir, Automata non è ricco di effetti speciali. La sfida della realizzazione dei robot presenti nel film di Ibanez è stata affrontata da un team di esperti che ha fatto attenzione a creare delle creature dapprima meccaniche e asettiche e poi più emotive e proiettate alle relazioni. “La loro meccanicità e precisione comincia a sbiadire nel momento in cui l’emozione e il sentimento evolvono in un barlume di personalità” ha spiegato Wes Gaefer. La ricchezza di Automata è infatti il rapporto che il regista riesce a creare tra uomo e macchina, mettendo in secondo piano la loro composizione e la loro appartenenza a due mondi diversi.

Scritto da Letizia Rogolino
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