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Auguri e figli maschi<p>Intervista a Vincenzo Salemme

Interviste

03/10/2008

Era questo il sottotitolo, scelto in un primo momento, da Vincenzo Salemme per la sua nuova commedia, No Problem, che arriva sugli schermi il 10 ottobre distribuita da Medusa. Per questo suo film, l'attore/regista e sceneggiatore  napoletano ha dato vita ad un grande divertimento popolare alla maniera di quanto avviene nelle commedie che porta a teatro. Qui al centro della vicenda c'è un bambino che scambia un attore che interpreta un padre in una fiction televisiva per il suo vero padre. Moderna e attuale metafora di quanto realtà e finzione abbiano confini piuttosto sfumati nella nostra società.

 

Vincenzo Salemme, ottava regia, quasi un appuntamento annuale oramai... Ci racconti come è andata per questo film?

? andata molto bene, a me stare dietro la macchina da presa piace e questo film secondo me è un gran passo avanti dal punto di vista registico. Mi sembra di essere migliorato molto, mi vergogno a dirlo - non vorrei sembrare presuntuoso - ma quei pochi che l'hanno visto mi dicono che ho fatto un salto qualitativo notevole dal punto di vista cinematografico. Molto del merito va alla sceneggiatura, scritta, come per il film dell'anno scorso, insieme ad Ugo Chiti. Avere uno sceneggiatore come lui al tuo fianco, con la sua esperienza, è veramente un grande aiuto. Una buona sceneggiatura equivale a fondamenta solide per una casa, altrimenti crollerebbe.

 

Regista, attore, sceneggiatore: come riesce a tenere tutti questi ruoli sotto controllo?

Per me è come se fosse un tutt'uno. Recito e mentre recito mi faccio la regia. Sono tre fasi della stessa voglia espressiva. Mi esprimo bene se posso anche interpretare quello che ho scritto e vedere come esce a livello di immagini. Mi piace molto anche fare solo l'attore, è così che nasco, e sicuramente è ancora l'attività che mi riesce meglio. Però per fare l'attore e raccontare le cose che voglio dire, me le scrivo e ci faccio la regia. Diventa tutto più semplice.

Salemme ci racconti dei tempi comici che è riuscito ad instaurare con Panariello, con il quale avete una affinità da lungo tempo, e con una new entry nel suo staff come Sergio Rubini?

Con Rubini ci siamo scoperti. Non avevo mai pensato che avrebbe fatto un film con me, né tantomeno che si sarebbe lasciato andare facendo emergere una verve comica sorprendente. I tempi comici sono unici. O ce li hai oppure sei fregato, quindi, o sono giusti o sono sbagliati. Non esistono tempi comici inglesi, pugliesi etc_ Il tempo comico è quello che fa ridere e non si può spiegare, non c'è un metronomo. ? un orecchio, è un intuito che tu sai: lì casca la battuta e chiudi la battuta o la scena e devi saperlo fare con la giusta intonazione.

 

Prima ci ha parlato dell'importanza di una buona sceneggiatura per un film. Quanto vi siete attenuti allo script e quanto avete improvvisato?
Nei duetti con Rubini o Panariello, abbiamo provato e riprovato e chiaramente sono nate sul momento delle battute che poi abbiamo lasciato. Ma diciamo che in generale ci siamo attenuti alla sceneggiatura. Nel cinema funziona così devi girare e quindi andare, mentre a teatro può capitare di improvvisare molto di più.

Devo ammettere però che ci siamo divertiti molto girando il film e, in particolare, con Rubini sono saltate fuori tante battutine davvero esilaranti che non me la sono sentita di tagliare.

Scritto da ADMIN
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