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At any price con Dennis Quaid e Zac Efron: It’s Badlands!

Attualità, Interviste, Personaggi

31/08/2012

 (Venezia) Non è un autore nuovo a Venezia Ramin Bahrani, ma questa volta è in concorso con At any price (Ad ogni costo). Il regista di origini iraniane ma nato negli Usa è stato definito da Roger Ebert: “The Director of the Decade”. E dobbiamo dire che questa sua pellicola riesce a restituirci perfettamente quello spirito americano legato alla famiglia, al rimanere uniti, al fare squadra, qualsiasi cosa possa accadere. Una sensazione tanto forte quanto disgustosa e soffocante che mette ai protagonisti del film una maschera che indossano, ogni giorno, per nascondere il marcio che c’è in loro, in tutti noi, in questa società.

Siamo in Iowa, nell’America rurale e Henry Whipple – uno straordinario Dennis Quaid – possiede alcuni acri di terra dove si coltiva mais. E’ un’eredità di suo nonno che lui vorrebbe lasciare ai suoi figli Grant e Dean, ovvero Zac Efron. Ma Grant, che non vedremo mai nel film se non per le cartoline che invia dall’Argentina, è scappato di casa appena raggiunta la maggiore età. E Dean è il ribelle che corre in macchina, in gare da professionista e non ha nessuna intenzione di fare l’agricoltore. Almeno fino a quando non dovrà nascondere un terribile segreto che, con la complicità della famiglia, lo farà andare avanti ma rinunciare alle corse e prendere il posto che – forse – gli era da sempre destinato…

At any price inizia con immagini di un'America contadina, di inizio secolo, che John Ford e il suo Furore hanno raccontato al meglio. Per poi passare ai giorni nostri, dove il fulcro di quella parte degli States Repubblicana, quella che sicuramente voterà per Mitt Romney, è costituita da ricche famiglie che coltivano mais, cercano di rubarsi la terra a vicenda, si sorridono ma in realtà si odiano. Vogliono solo fare soldi e raggiungere 'il sogno americano'.

Se non sei un vincente non hai motivo di vivere. Ecco perché ‘ad ogni modo’ devi raggiungere i tuoi obiettivi. Ma quando si passano i limiti, Dio sa, vede, e anche loro, e anche noi e, a quel punto, il sorriso del buon americano che deve essere sempre ottimista comincia a sbriciolarsi...

Mister Bahrani che cosa le interessava maggiormente mettere a fuoco con questa storia? "Volevo parlare della crisi economica, sociale e morale che ci sta devastando e derubando delle nostre esistenze e di che cosa siamo in grado di fare pur di rimanere a galla. Ma io pongo delle domande nel film, non giudico. Mi chiedo però dove stiamo andando, dove va il mondo? Abbiamo creato una storia che riflette quello che sta succedendo e che si augura faccia nascere delle domande e delle riflessioni nello spettatore".

Zac Efron scegliere di realizzare un film con Ramin Bahrani cosa ha significato per lei e che svolta vuole dare alla sua carriera? "Lavorare con Ramin è stata un'esperienza che non mi era mai capitata nella vita. Lui fa film non per soldi ma per raccontarti una storia e farti riflettere su quello che hai visto. Il mio personaggio Dean, è un figlio molto protetto, ma anche assillato da quello che il padre gli ha inculcato fin da piccolo: o sei il numero uno o non sarai nessuno. Ma è davvero così? Ma esiste ancora il sogno americano? Questo vale anche per la mia carriera. E' un buon momento per me. Posso decidere di fare film per soldi oppure stare in un campo per due settimane con Ramin. Il mio cuore mi spinge verso questa direzione, vedremo. Mi auguro di avere molte altre esperienze e opportunità profonde come è stata quella di At any price. Ho fame di futuro".

Mister Barahni nel film tutti i giovani vogliono fuggire da quel posto, da quella terra, è questa per lei la risposta all'esistenza che hanno davanti? "E' vero che in molti vogliono fuggire ma non vi so dire se questa è una soluzione, una risposta per trovare il nostro posto nel mondo e non farci soffocare da una società malata, profondamente malata. Io sono iraniano, anche se sono nato in America, ho studiato a New York e appena mi è stato possibile sono andato a vivere per tre anni in Iran. Posso dire che questa esperienza, il mix di culture con cui sono cresciuto mi hanno insegnato più di ogni altra cosa nella vita, mi hanno insegnato a guardare il mondo con occhi diversi".

Non è qui a Venezia ma ci può parlare di Dennis Quaid e di questa sua sublime interpretazione? “Dennis per molti versi è una icona – afferma Bahrani – e io che solitamente lavoro con attori non professionisti ne ero inizialmente intimidito. Poi abbiamo passato tre giornate ad Austin insieme e ho capito che era entrato in pieno nel suo personaggio. Ho imparato moltissimo stando insieme a lui. Sono d'accordo con voi è una delle sue migliori performance, ma è merito suo. E' un attore che ha pensato a tutti i dettagli prima di iniziare, ha provato a vedere come doveva camminare, come toccarsi la fronte, come sorridere, come parlare… è una interpretazione calibrata al millimetro, perfetta, incredibile.

Il suo film è di tutt’altro genere ma parlando di attaccamento morboso ad una terra che è una terra che fa piangere i suoi figli, ha visto Via col vento prima di girare? “Io sono un idiota con molti preconcetti e non avevo mai visto Via col vento liquidandolo come un polpettone troppo commerciale. Poi, la sceneggiatrice del film, mi ha suggerito di guardarlo ed è un capolavoro assoluto e, aggiungo anche, che mi è servito moltissimo averlo visto per realizzare At any price. Proprio per capire meglio che cosa significhi possedere un terreno, avere una proprietà, terra, conquistata con il sudore e da difendere ad ogni costo, per una certa America. Poi certo sono passati molti anni, e non c’è Rossella O’Hara nel mio film, ci sono persone che sono dei businessman e pensano ai soldi. Il lato romantico non gli interessa proprio, in questo momento interessano i dollari”.

At any price è stato definito da buona parte della critica americana una delle più impressionanti reazioni all’attuale crisi economica che sia stata raccontata al cinema recentemente.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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