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Aspettando Shutter Island di Martin Scorsese

Attualità

28/01/2010

L’8 febbraio Martin Scorsese arriverà a Roma insieme al suo attore Leonardo DiCaprio per presentare Shutter Island, nei cinema dal 5 marzo distribuito da Medusa. Inutile dire che c’è una grande attesa per questa nuova pellicola del maestro. I pochi critici americani che sono riusciti a vederla, negli Usa esce il 19 febbraio, hanno elogiato l’opera paragonando l’atmosfera e la messa in scena ad alcuni film di Alfred Hitchcock e Orson Welles. Shutter Island è adattato dal romanzo di Dennis Lehane (l’autore di Mystic River e Gone Baby Gone) e vede Leonardo DiCaprio e Mark Ruffalo nei panni di due detective che vanno nell’isola del Massachusetts - che dà il titolo al film - per vedere se è lì che si è nascosta un’assassina (interpretata da Emily Mortimer) fuggita dall’ospedale psichiatrico in cui era stata rinchiusa. “Più che un giallo - ha affermato Scorsese - è uno studio caratteriale e il racconto di un periodo fondamentale nella psichiatria. Il film è ambientato negli anni ’50 perché in quegli anni, almeno in America, avvenne lo scisma tra due scuole di psichiatria diametralmente opposte. Una faceva perno sull’aggressiva medicalizzazione del disturbo psichico, inclusi l’elettroschock e la lobotomia: a New York c’era perfino un laboratorio ambulante per eseguire lobotomie seduta stante. L’altra scuola, quella progressista rappresentata nel film dallo psichiatra interpretato da Ben Kingsley, si opponeva a questi metodi barbarici e all’utilizzo di droghe pesanti, considerati l’equivalente di un ‘suicidio dell’anima’. L’approccio scientifico di questa scuola ha trasformato la psichiatria da quella sorta di tortura medievale che era prima, a una vera e propria terapia che umanizzava la cura dei ‘matti’. Insomma, per me questo film aspira ad essere un dramma umano con suspence, ma a sfondo scientifico”. Un dramma umano anche perché il personaggio di Leonardo DiCaprio si porta dietro un fardello pesantissimo. Sua moglie è stata uccisa anni prima da un piromane, arsa viva, che si trova rinchiuso proprio a Shutter Island. E dopo Gangs of New York, The Aviator, The Departed, DiCaprio diventa il nuovo De Niro per Scorsese dato che tornerà a lavorare con lui anche in un prossimo progetto di Scorsese The Rise of  Theodore Roosevelt, uno sguardo agli anni formativi del 26° Presidente degli Stati Uniti d’America. “Io e Bob (De Niro) - continua Scorsese - non avevamo mai avuto l’intenzione di fare tanti film insieme, è successo nel tempo. Abbiamo la stessa età, pochi mesi di differenza, abbiamo gli stessi ricordi di certi periodi della nostra vita: da giovani sentivamo la stessa musica, e abbiamo scoperto presto un legame che ci univa anche a livello umano. Lui è cresciuto nello stesso quartiere in cui sono cresciuto io, e nonostante la sua famiglia fosse di artisti mentre i miei erano della classe operaia, ci siamo sentiti subito vicini. E’ lo stesso legame che ho poi ritrovato con Leonardo DiCaprio. Curiosamente era stato proprio Bob a farmelo incontrare, mi parlava di questo meraviglioso giovane attore che aveva recitato con lui in Voglia di ricominciare. Mentre lavoravamo a Gangs of New York ho scoperto che io e Leo abbiamo gusti simili nella musica e nel cinema, ma soprattutto ho sentito una affinità con lui nel modo di fare: sembrava parlassimo la stessa lingua, il che è incredibile. Io ho 32 anni più di lui, eppure lui veniva sul set e ascoltava la musica per esempio di Django Reinhart, e io ero cresciuto con quella musica, avevo tutti i suoi album a 78 giri. Gli ho chiesto: Chi te lo ha fatto conoscere? E lui mi ha risposto: Mio padre. Esattamente come era successo a me, è stato mio padre a farmi conoscere Django. Leo non ha paura di fare film in cui i personaggi sono dark, non ha paura di scavare a fondo. Basta guardare il viaggio che ha fatto con Howard Hughes in The Aviator e ora vedrete che viaggio psicologico ha fatto per Shutter Island”.

Non solo De Niro e DiCaprio sono due fedelissimi di Scorsese. Shutter Island è la settima collaborazione con lo scenografo italiano Dante Ferretti: un felice connubio artistico iniziato nel 1993 con L’età dell’innocenza. “Shutter Island - afferma Ferretti - è stata una produzione molto impegnativa per me e per mia moglie e collaboratrice Francesca Lo Schiavo. Soprattutto per via della ricostruzione del manicomio criminale in cui si svolge gran parte del film. Abbiamo usato i locali di un vecchio ospedale, per poi ricostruire un intero padiglione, varie stanze e corridoi, giardini e cimiteri. Un lavoro enorme, preceduto da una laboriosa ricerca: alcune scene dovevano evocare il lager di Dachau, dato che il film è ambientato negli anni cinquanta era ancora fresca la memoria dei campi di concentramento, che in Shutter Island, rivediamo in numerosi flashback”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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